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«Il recente decreto legge 147/2008 del
governo Berlusconi, dal titolo “Liberalizzazioni sul mercato
del lavoro”, ha in realtà un solo filo conduttore: la
liberalizzazione del lavoro nero e la crescita della
precarietà». È quanto afferma in una nota la Cgil di Modena,
sottolineando che con il provvedimento «da una parte si
riduce notevolmente la possibilità di controlli da parte
degli Enti preposti, eliminando tra l’altro lo strumento dei
libri matricola e paga. Dall’altro si ripristinano strumenti
spesso succedanei del lavoro nero, come il lavoro a
chiamata». Come al solito, prosegue il comunicato, «i
settori del commercio e del turismo sono all’avanguardia
nell’utilizzo del peggio messo a disposizione dalla
legislazione. In queste ore sono stati licenziati i
lavoratori di un ristorante modenese a seguito della loro
indisponibilità a trasformare un normale rapporto di lavoro
nel ripristinato contratto a chiamata. Ai lavoratori veniva
verbalmente assicurato lo stesso orario a tempo pieno svolto
in precedenza, ma sarebbero risultati assunti per sole 4/8
ore settimanali. Il resto sarebbe stato pagato in nero. I
lavoratori si sono rifiutati, e quindi è scattato un
licenziamento, nascosto dietro la formula della “riduzione
di attività”». Conclude la nota: «È un piccolissimo esempio
di ciò che ci attende in un futuro nel quale il sindacato
dovrà mobilitarsi al massimo per opporsi a un disegno
inaccettabile» |