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Fabio Sebastiani
Il dissenso contro la piattaforma Cgil Cisl e Uil sul
rinnovo del modello contrattuale non si ferma al voto del
Comitato direttivo nazionale della Cgil. Il 23 luglio
prossimo a Roma, tutta l'area della sinistra sindacale si è
data appuntamento per ribadire i termini della questione.
Ad annunciare l'iniziativa - un po' per autoironia, un po'
per tenere alta l'attenzione del mondo del lavoro in un
periodo di proverbiali "blitz" - sono stati ieri Gianni
Rinaldini, segretario generale della Fiom, Nicola Nicolosi,
leader dell'area Lavoro Società, e Giorgio Cremaschi, nel
corso della seconda giornata della assemblea nazionale
dell'area programmatica Lavoro Società. Ovviamente, non ci
stanno a farsi definire un po' troppo sbrigativamente "autoconvocati".
Innanzitutto, perché non si tratta di una iniziativa che
nasce sulla spinta dei delegati. E secondo, perché non vuole
costruirsi addosso nessuna effige di "negatività".
«Un dibattito libero, aperto e senza reti - dice Nicolosi -
su salario, precarietà, diritti e modelli contrattuali il
cui obiettivo è quello di creare un ulteriore momento di
confronto all'interno della Cgil».
La lista delle adesioni, a cui si accede solo nominalmente e
non per aree programmatiche o categorie, comprende anche
diversi "esterni" come il professor Massimo Roccella,
docente di diritto del lavoro, e alcuni economisti come
Riccardo Realfonzo e Roberto Pizzuti. Ha dato la sua
adesione anche il professor Luciano Gallino.
Per Gianni Rinaldini la prospettiva aperta dal confronto tra
Confindustria e sindacati non è certo delle migliori. Il
nodo resta quello della riduzione del ruolo del contratto
nazionale, evidenziata ancora di più dal balletto degli
indici sull'inflazione. «Se il contratto nazionale si riduce
a stare tra l'indice dell'inflazione programmata e quello
dell'Istat allora sono per non perdere tempo - dice
Rinaldini -. A quel punto meglio fare la scala mobile».
Ammesso che rimanga il contratto nazionale, il rischio è
quello di trasformarlo in una pura operazione
"ragionieristica" che non lascia più spazio per le
rivendicazioni delle singole categorie».
All'assemblea nazionale di Lavoro Società è intervenuto
anche Giorgio Cremaschi. «Abbiamo un obiettivo preciso per
la nostra azione - ha detto il leader della "Rete 28 aprile"
- che è quello di impedire che la Cgil firmi un testo
esiziale per la storia stessa del sindacato». Cremaschi ha
sostenuto che la piattaforma unitaria contiene sotto mentite
spoglie due elementi appartenenti per intero alla Cisl,
l'idea dell'accordo quadro e il Patto per l'Italia.
«Iniziative come l'assemblea del 23 luglio 2008 non ci sono
mai state in Cgil - ha concluso - e già per questo è un
segnale preciso del dibattito in corso».
L'assemblea nazionale di Lavoro Società ha votato un
"dispositivo conclusivo" a larghissima maggioranza: 265 voti
a favore, 7 contro e 43 astenuti.
Nel documento, si ribadisce «la validità delle
manifestazioni del 4 novembre e del 20 ottobre contro la
precarietà, e del giudizio espresso rispetto all'accordo
welfare ed alla piattforma sulla riforma contrattuale»; e si
torna a mettere al centro dell'attenzione «la critica al
fatto che è stato negato il diritto di proposta a Lavoro
Società disattendendo l'impegno assunto dal segretario
generale». Una situazione anomala che di fatto rende l'area
senza una piena rappresentanza in segreteria nazionale. I
posti concordati, infatti erano due. E l'unica
rappresentante di Lavoro Società, Paola Agnello Modica, ha
espresso più volte una posizione divergente.
Lavoro Società propone, attraverso la costruzione delle
«condizioni migliori», di giungere a uno sciopero generale
contro le stragi sul lavoro, per la difesa e l'applicazione
del Testo unico sulla sicurezza, e per una «decisa lotta
contro la precarietà attraverso la cancellazione della legge
30 e l'estensione dello Statuto dei lavoratori». Sciopero
generale anche contro le «gravi scelte» del Governo
Berlusconi, «e per l'aumento di salari e pensioni». Infine,
«il sostegno ad una mobilitazione europea indetta dalla Ces
contro le scelte della Ue di allungamento dell'orario di
lavoro».
28/06/2008
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