di Umberto Franchi – Resp. Dip. Piccole Imprese ed Artigianato CGIL Prov. Lucca

 

QUALE  RIFORMA SULLA CONTRATTAZIONE?

 Nel leggere la proposta (unitaria CGIL CISL UIL ) sulla riforma della contrattazione, emergono molte perplessità   per le seguenti motivazioni:   

1)      attualmente molte Categorie nel contratto Nazionale , altre a chiedere la copertura dell’inflazione richiedono anche una quota di produttività. Ad esempio nei metalmeccanici secondo la Federmeccanica la categoria avrebbe dovuto accontentarsi di un rinnovo con 64 euro (la copertura inflazione programmata) anziché i 127 euro ottenuti.

Ora nella proposta di riforma si parla di “copertura dell’inflazione realisticamente prevedibile”… credo che la differenza sia d “lana caprina” in quanto anche il governo quando programma l’inflazione lo fa in base a quella “realisticamente prevedibile… e comunque è chiaro che nella proposta di riforma ci sta una richiesta che sarebbe sicuramente inferiore a quella ottenuta ultimamente dai metalmeccanici (o altre Categorie) perché non ci sarebbe più la quota di produttività nel CCNL;

2)      c’è un allungamento della durata del CCNL da 2 a 3 anni, con una realistica conseguenza, che anche se con la trattativa si parte 6 mesi prima, si prevede comunque un allungamento di un anno con un evidente recupero più basso del salario nazionale;

3)      rispetto alla contrattazione di secondo livello, (aziendale e Regionale per l’artigianato). Vorrei ricordare che l’Accordo Confederale del 1993 ed i Contratti Nazionali, prevedono di già la possibilità di contrattazione, legata ai parametri di produttività qualità, redditività (manca il parametro di efficacia ed efficienza) ed anche di produttività nel CCNL.

  Ora tutti i sindacalisti dovrebbero sapere , che attualmente la contrattazione la sviluppiamo in media nel 25% delle imprese. nella mia esperienza di Segretario Generale della FIOM svolta per 8 anni a Lucca, sono arrivato ad effettuarla almeno nel 60% delle imprese industriali, mentre la realtà è molto diversa  e molto più debole nell’artigianato, dove esiste la contrattazione Regionale di secondo livello, ma i rapporti di forza sono deboli ed anche i risultati. Complessivamente comunque anche a Lucca non è superiore al 30%.

Quindi le due  domande che ci dobbiamo fare sono le  seguenti:

   E’ possibile ipotizzare una riforma  dove chiediamo la sola copertura dell’inflazione “realisticamente prevedibile” rinunciando di fatto ad un contratto nazionale che ridistribuisce anche produttività, per avere successivamente un rafforzamento della contrattazione aziendale legata alla crescita produttiva ?

Il modello economico tutto fondato su una miriade di piccole imprese , di aziende conto terzi, in appalto, subappalto e su un mercato del lavoro sempre più precario, ci permetterà di sviluppare e migliorare , rispetto all’attuale situazione, la contrattazione aziendale o nel territorio ?

i dati sulla situazione produttiva e di precariato esistente in Provincia di Lucca … Non credo che siano diverse rispetto alle altre province d’Italia !

 A partire dalla lunga  mia esperienza di sindacalista , tutto mi fa pensare che la contrattazione si continuerà a fare in base ai rapporti di forza . Nelle piccole aziende , a livello di sito, di filiera, di territorio (oltre il 70% dove non si fa contrattazione) e dove i lavoratori spesso, non sono nemmeno organizzati sindacalmente,  credo che non ci sarà nessun padrone che dirà ai propri dipendenti: “venite a chiedermi i soldi” legati ai parametri di produttività, redditività, qualità, efficienza, efficacia.

Certo dovremo farlo noi come sindacalisti che operano nelle categorie e nel territorio… ma dovevamo e potevamo già farlo anche senza la futura riforma della contrattazione, se non è stato fatto nel 70% delle aziende, non credo che ciò sia dovuto ad una carenza  dei gruppi dirigenti, le difficoltà sono ben altre e stanno proprio nel fatto che nelle piccole aziende non esistono rapporti di forza adeguati !

 Ora se  è vero come è vero, che comunque anche  la futura  contrattazione decentrata  la svilupperemo in base ai rapporti di forza esistenti nelle aziende e nel territorio, io non vedo nel merito delle richieste che verranno avanzate alla controparte, strumenti che ci permetteranno di esigere incrementi salariali a favore di tutti  lavoratori ed in tutte le aziende.

 Quale sarà allora la conseguenza?

Credo che  nelle controparti  padronali,  quando parlano di incrementi salariali legati alla crescita all’interno delle aziende, facciano   una grande mistificazione… in realtà essi sanno che la contrattazione si farà soltanto in una minoranza di aziende, dove sostanzialmente già la facciamo, ma che a differenza di quello che avviene ora, dopo dovremmo anche recuperare quella quota di produttività che non avremo più nel CCNL. La contrattazione a livello Regionale non sarà molto diversa da quella che già avviene e come sappiamo e ben poca cosa, mentre a livello territoriale  (se la proposta dovesse essere accolta dalle controparti) si farà sempre comunque in base ai rapporti di forza esistenti nel territorio, che come ben sappiamo, ci sono realtà dove siamo deboli .

 E’ in questo quadro che io credo, che  la conseguenza, in prospettiva , sia quella non di una crescita generalizzata dei salari, ma un ulteriore impoverimento dei medesimi a causa di una minore copertura del CCNL Solidale.

  Certo occorre continuare a cercare di organizzare sindacalmente nuove aziende e sviluppare la contrattazione ed è quello che sto facendo . Negli ultimi 3 anni ho organizzato 56 nuove piccole aziende con oltre 700 iscritti… certo è necessario che molti sindacalisti escono dalle loro sedi autoreferenziali e facciano come il sottoscritto (in media 3/4  assemblee di fabbrica al giorno…

Ma ci rendiamo conto della realtà? Chi sostiene la proposta di riforma… come fa a non capire che i bassi salari oggi esistenti soprattutto nelle piccole aziende, possono essere incrementati solo con un salario nazionale solidale. Io credo che non sarebbe certamente velleitario oggi, chiedere un incremento nel CCNL di 200 euro mensili. Credo che  non sarebbe solo un fatto di giustizia redistributiva rispetto ai profitti che negli ultimi 20 anni sono andate alle imprese… non sarebbe solo un fatto di giustizia sociale… sarebbe anche funzionale alla ripresa economica del nostro Paese e quindi alla crescita ...

Ma quello che invece si paventa e una prospettiva di ulteriore riduzione dei salari, con la necessità di dover allungare gli orari (detassando gli straordinari) e per poter sopravvivere chi lavora dovrà farlo per 10 ore giornaliere tornando indietro di  anni e continuando a morire per gli “omicidi bianchi”  causate anche dall’aggravio del lavoro.

 

     Umberto Franchi - Responsabile Dipartimento Piccole Imprese ed Artigianato CGIL Prov. di Lucca