Modelli contrattuali: Secondo incontro

Come previsto il 24 giugno si è tenuto il secondo incontro Confindustria sindacati sui nuovi modelli sindacali. I dettagli dell'incontro non sono noti se non per quel poco che hanno diramato le agenzie di stampa, ma a guardare le argomentazioni riportate c'è poco da stare allegri.

 

Tutti (Cgil Cisl Uil) si lamentano dell'inflazione programmata indicata dal Governo all'1,7% ma nessuno per questo ha intenzione di sospendere la trattativa con Confindustria. Lo sa anche un bambino che se non si scardina un vincolo che programma i costi contrattuali (per di più abbondantemente al di sotto dell'inflazione reale) non c'è trattativa sui modelli contrattuali che tenga.

La Cgil manifesta il suo malcontento (ma continua a trattare). Cisl e Uil ripetono che vogliono un accordo a qualsiasi costo e quindi (ovviamente) spingono per una conclusione veloce della trattativa.

 

La cosa assurda è che, per quanto riguarda l'incremento dei salari, la revisione del modello contrattuale non porta ad alcuna soluzione. Cgil Cisl Uil e Confindustria si aspettano un aumento salariale esclusivamente da una detassazione del premio di risultato da chiedere al Governo. Quindi nulla a carico delle imprese.

Angeletti non ne è soo convinto ma ne è addirittura entusiasta. Infatti afferma ..."Per la prima volta il sindacato ha chiesto un abbattimento delle tasse sul lavoro dipendente e non l’ha accompagnato con il consueto contraltare di rivendicazione sul mantenimento dei livelli di welfare” ... quindi tagliate pure i servizi sociali ed assistenziali ma dateci qualcosa per far bella figura con i lavoratori ... infatti sempre Angeletti dice poi che .. altrimenti ... " prima o poi qualcuno ci contesterà il fatto che l’Italia ha il sindacato più forte d’Europa e le busta paga più basse”.

Nel suo candore Angeletti riesce a farci capire la "bufala" di questa trattativa. Presentata ai lavoratori come una vertenza per aumentare i salari altro non è invece che una manovra su cui fondare il nuovo patto sindacati-confindustria che ha al centro la liquidazione del contratto nazionale e la riduzione del salario a paga di rendimento. Quel poco di aumento che i sindacati si aspettano non lo stanno chiedendo alle imprese ma al Governo, anche se ciò comporterà un taglio di quote importanti di ciò che viene comunemente inteso come salario sociale (come ci ha appena spiegato Angeletti).

 

Il prossimo incontro è oggi 26 giugno, proprio sul rapporto salari-inflazione

Come si vede ..... nonostante si faccia ogni giorno più chiara l'assurdità di questa trattativa ... la trattativa continua.

26-06-2008                             Coordinamento Rsu

 

CONTRATTI, EPIFANI: LA TRATTATIVA È DIFFICILE

Quella sulla riforma del modello contrattuale è una 'trattativa difficile e i margini sono stretti'. Ad affermarlo è il leader della Cgil, Guglielmo Epifani. 'E' difficile, perché - spiega Epifani-, l'inflazione sale, c'è una spinta dei lavoratori a chiedere più salari e c'è da parte delle imprese il problema della competizione. I margini sono stretti anche in ragione di questi fatti'. Il leader della Cgil ha aggiunto: 'Il governo non ha aiutato: aiuterebbe se diminuisse il carico fiscale sui lavoratori e i pensionati'.

25/06/2008  10.58

 

ANGELETTI, L'ACCORDO SI FARÀ / SOLE 24 ORE

“Non c’è alternativa all’accordo. L’intesa si deve fare, darà ordine a una materia fondamentale per il rilancio dell’economia. È la prima volta che tutti i sindacati parlano di produttività, non era un risultato scontato: non è così automatico che nel bagaglio di un delegato di fabbrica o di un operaio iscritto ci sia l’idea di far crescere la torta dell’economia per poi spartirla”. A dirlo è Luigi Angeletti, segretario generale della Uil, in un’intervista apparsa oggi sul Sole 24 Ore: “I giovani ci chiedono di negoziare più aumenti per le buste paga, questo è il tema dei temi. Per la prima volta il sindacato ha chiesto un abbattimento delle tasse sul lavoro dipendente e non l’ha accompagnato con il consueto contraltare di rivendicazione sul mantenimento dei livelli di welfare”. Angeletti vede quindi un sindacato meno ideologico e più pragmatico: “Siamo in una fase davvero concreta. Abbiamo bisogno di trovare soluzioni ad alcuni nodi, primo tra tutti la tutela e la crescita delle buste paga. Siamo a un bivio: prima o poi qualcuno ci contesterà il fatto che l’Italia ha il sindacato più forte d’Europa e le busta paga più basse”. Al buon esito della trattativa serve, però, un atteggiamento soft della politica: “Mi sembra che anche il governo abbia tratto una lezione dal 2001. Nessuno vuole una riedizione dello scontro sull’articolo 18. Ed è una buona cosa l’apertura che il ministro Sacconi fa verso la proposta avanzata da Bonanni per un nuovo patto fiscale per creare un legame tra aumento del Pil e possibilità di aumentare le detrazioni per lavoratori e pensionati”. Riguardo i temi più attuali, il leader della Uil smonta il pericolo inflazione: “Se siamo così ostaggio dell’inflazione, perché le imprese esportano alla grande? Certo, è intervenuta la ristrutturazione, aumenta la qualità dei prodotti esportati, ma resta il fatto che non c’è un problema inflazione”. Per la programmata (stabilita dal governo all’1,7 per cento), occorre “studiare nuovi indicatori che diano certezze sugli ancoraggi dei salari nel medio periodo: penso a una mix di indici elaborati dai centri studi internazionali, magari abbinati a quelli previsti dalla Banca d’Italia”. Angeletti interviene anche sul “piano Brunetta” per il pubblico impiego: “È molto incisivo e va gestito. Tuttavia molte delle misure vengono percepite come giuste dalla stragrande maggioranza dei dipendenti pubblici che non sono fannulloni e non ne possono più di essere associati a questo stereotipo. Piuttosto toccherà ai dirigenti – e questo è il vero nodo del pubblico impiego – dimostrare di avere il coraggio di applicare le nuove regole”.

25/06/2008  10.41

 

INFLAZIONE, TRATTATIVA SINDACATI-IMPRESE / CORSERA

Due ore di colloqui, atmosfera positiva, ma posizioni ancora distanti. Il terzo incontro tra Confindustria e sindacati sulla riforma del modello contrattuale, secondo quanto riporta il Corriere della Sera, ha però registrato un punto d’accordo: “Abbiamo tutti convenuto - ha detto il segretario della Uil Luigi Angeletti – di non parlare più di inflazione programmata e recuperi di automatismi, due questioni superate dalla storia”. Per sindacati e imprese occorre definire un nuovo indice per calcolare l’inflazione, sul quale aggiornare il primo livello del contratto nazionale; sul tema domani si metterà al lavoro una sorta di commissione, che dovrebbe essere aperta anche a esperti dell’Istat. Cgil, Cisl e Uil puntano a un indice “europeo”, Confindustria vorrebbe riproporre il modello del 1993 (esteso però sull’arco di un triennio): per Epifani la trattativa “non è facile”, ma va individuato un “indicatore dell’inflazione che sia reale”. Il leader della Cisl Raffaele Bonanni si è mostrato ottimista: “Se Confindustria non fosse disponibile a discutere di un nuovo indice si sarebbe appellata a quell’1,7 per cento fissato dal governo. Invece, ha aperto alla possibilità di arrivare a un nuovo sistema, entrando in una logica molto vicino alla nostra”. Nel corso dell’incontro si è anche affrontato un altro tema “caldo”, ossia la richiesta fatta da Marcegaglia di introdurre sanzioni alle sigle sindacali che non rispettano gli accordi sul secondo livello: Cgil, Cisl e Uil hanno risposto di no, dicendosi però disponibili a trovare meccanismi per raffreddare eventuali conflitti. Infine, le parti hanno firmato un avviso comune per una governance duale degli enti previdenziali.

25/06/2008  10.04

 

MARCEGAGLIA, SU I SALARI SOLO SE CRESCE PRODUTTIVITÀ

«Il paese ha bisogno di un sistema di relazioni industriali che garantisca più produttività e competitività alle imprese e, per questa via, solo per questa via, l'aumento dei salari». Lo ha detto la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia tornando a parlare del tavolo aperto con i sindacati sui contratti. «Ci siamo seduti al tavolo con responsabilità e pragmatismo - ha detto parlando all'assemblea di Confindustria Firenze -, è evidente che non faremo un accordo qualunque ma solo un buon accordo che aumenti produttività e benessere dei cittadini». Quanto al problema dell'inflazione programmata fissata dal governo all'1,7 per cento (scelta duramente criticata dai sindacati), «siamo consapevoli che questo dato è più basso dell'inflazione reale, ma il paese - ha proseguito - viene da decenni di inflazione alta e non possiamo rinunciare all'obiettivo di contenimento dell'inflazione. Se l'obiettivo non sarà raggiunto dovrà essere fatta una riflessione, ma non è possibile scaricare i prezzi delle materie prime sulle imprese». Da Marcegaglia, poi, ancora un no deciso alla «spirale prezzi-salari che tanti danni ha fatto nel passato», ma anche «alle indicizzazioni o al ritorno di forme di scala mobile assolutamente deleterie».

25/06/2008  14.56