Roma, 24
giugno - Il comitato direttivo della Cgil ritiene sbagliate
ed inadeguate e dunque da modificare profondamente le linee
del piano triennale della finanziaria presentata dal governo
nell’incontro del 18/06 u.s. Anche il metodo è preoccupante,
poiché lo strumento del Decreto Legge, utilizzato per
realizzare gran parte della manovra di Finanza Pubblica
2009-2011, rischia di limitare il ruolo del Parlamento.
Fermo restando l’obiettivo del pareggio di bilancio al 2011,
già previsto dal precedente Governo per il 2010, la manovra
è sbagliata poiché nel merito non affronta le emergenze del
Paese, a partire dal recupero del potere d’acquisto di
salari e pensioni e compromette anche la possibile ripresa
prevista per il prossimo anno.
La manovra,
infatti essendo impostata prevalentemente sui tagli alle
spese, colpisce in modo consistente quantità e qualità dei
servizi sociali, taglia pesantemente in settori fondamentali
come scuola e sanità e rischia di peggiorare la condizione
di tante famiglie. Di converso non fornisce alcun sostegno
alla domanda interna né dà la necessaria risposta alla
riduzione della pressione fiscale sui redditi da lavoro e da
pensione come da noi proposto insieme con Cisl e Uil con la
piattaforma unitaria sul fisco del novembre 2007.
Procedendo in
questa direzione, il Governo non fornisce risposte vere alla
questione sociale oggi più rilevante rappresentata proprio
dalla difficoltà dei redditi di lavoratori e pensionati e
delle loro famiglie. Non rispondono certo a queste
difficoltà né alle condizioni di povertà presenti nel paese
misure “compassionevoli” come la carta per gli anziani che
in primo luogo colpisce e ferisce proprio la dignità della
persona. La quantità di risorse destinata a tale misura
andrebbe invece incrementata e utilizzata per sostenere i
redditi da pensione come indicato dalla Piattaforma Unitaria
del sindacato. La scelta, inoltre,di indicare un tasso di
inflazione programmata per il 2008 dell’1,7% rispetto al
3,6% tendenziale, rappresenta una previsione totalmente
irrealistica e inaccettabile, che -se applicata-
comporterebbe sulla retribuzione media una diminuzione
programmata dei salari di circa 1.000 euro per il biennio
2008-2009, colpendo così salari e pensioni.
I tagli
colpiscono il Mezzogiorno sia in relazione al venir meno dei
2 miliardi di Euro, già previsti per le infrastrutture di
Sicilia e Calabria, che per il quadro di incertezza relativo
agli investimenti delle imprese private oltre che alla
revoca dei fondi programmati. I tagli agiscono inoltre
pesantemente oltre che sulla sicurezza anche sulla scuola
pubblica, con la riduzione di 150.000 lavoratori, che
comporterà una minore copertura delle reti scolastiche sul
territorio e la riduzione di orari e modalità di
funzionamento, e l’università, colpita dalla trasformazione
in fondazioni private con la relativa alienazione del
patrimonio pubblico e per gli enti di ricerca la perdita di
autonomia.
E ancora.
Sono insostenibili i tagli agli Enti Locali e il rinvio
dell’entrata in vigore della “Class Action”, e l’assenza di
una politica industriale.
Si deve e si
può cambiare aumentando le detrazioni fiscali per i
lavoratori e pensionati, rinnovando tutti i contratti ancora
aperti che coinvolgono milioni di lavoratrici e lavoratori,
evitando aumenti di tariffe e ticket che colpiscono
direttamente le tasche dei cittadini più deboli e meno
tutelati. Anche sulla pubblica amministrazione il comitato
direttivo, al fine di contrastare la campagna tesa a
delegittimare il lavoro pubblico, lancia una campagna di
informazione e di ascolto tra i lavoratori pubblici e
privati. In questo ambito il sindacato sulla base delle
proposte avanzate anche dalla categoria, rivendica il ruolo
di soggetto riformatore che mette al centro della sua azione
la battaglia per l’efficacia, l’efficienza, la trasparenza
dei servizi in relazione alle domande di cittadini ed
imprese. Il sindacato rivendica la sua battaglia per
valorizzare il lavoro pubblico, la sua legalità,il merito,la
produttività. Indica come priorità la lotta agli sprechi
negli appalti e nelle consulenze con l’obiettivo di spendere
meno spendendo meglio,e della contrattazione collettiva
come risorsa per governare tutti i processi.
Si tratta di
una linea che è contrastata dai provvedimenti che il Governo
sta emanando che colpiscono pesantemente la macchina
pubblica, riducono l’occupazione, e portano a nuovo
precariato tornando indietro dai processi di
stabilizzazione. Proprio la contrattazione ed il ruolo
riformatore del sindacato è oggetto di un pesante attacco da
parte del Governo che mira anche in questo modo a ridurre il
ruolo del pubblico e ad indebolire la stessa trattativa per
un nuovo unico modello contrattuale. Con la manovra si
produce un arretramento ed un allentamento delle azioni di
contrasto all’evasione ed elusione fiscale e al lavoro nero,
indebolendo, anche per questa via, la possibile crescita
delle entrate.
L’insieme di
queste ragioni richiederebbe il rilancio e la conferma di
un’azione vera ed efficace contro l’evasione fiscale e per
l’emersione del lavoro irregolare, al fine di rafforzare il
trend delle entrate e di procedere con percorsi di
regolarizzazione per tante persone che lavorano ancora oggi
senza diritti e senza tutele.
La Cgil
inoltre, come già nettamente evidenziato nel corso
dell’incontro, ribadisce la contrarietà ad interventi di
modifica degli accordi già sottoscritti fra le parti sociali
e con il precedente governo e approvati, come nel caso del
Protocollo sul welfare da milioni di lavoratori, così come
non è accettabile una deregolazione delle norme sugli orari
di lavoro che, abbassando la soglia dei diritti, altera
quanto previsto dalla contrattazione collettiva in materia
oltrechè allargare i rischi in materia di sicurezza sul
lavoro.
Non si può
certo non notare come tutti questi provvedimenti
rappresentano una intrusione nelle relazioni fra le parti
sociali e una volontà di creare difficoltà ai negoziati a
partire dalla riforma del modello contrattuale, con una
visione ideologica importata ad indebolire i soggetti
collettivi a favore di rapporti individuali e a deregolare
il contratto nazionale.
L’accordo del
23 luglio 2007, così come accordi unitari precedenti,
vengono pesantemente manomessi su punti fondamentali. In
particolare sul tema del lavoro si interviene sulle
tipologie di lavoro, a partire dal Tempo Determinato,
riproponendo norme del Governo precedente che avevano già
portato, nelle nuove assunzioni, ad una maggioranza assoluta
di lavoro precario.
Si cancellano
le norme appena entrate in vigore, come la Legge 188, contro
i licenziamenti mascherati da dimissioni e si cancellano
gli indici di congruità, una proposta unitaria per la lotta
al lavoro nero e sommerso che era stata concordata e
introdotta con la Legge Finanziaria 2007. Vengono previste
norme sulla gestione del rapporto di lavoro e del processo
del lavoro esplicitamente indirizzate all’obbiettivo della
deregolazione e minor tutela. Infine si manomette in modo
unilaterale, dopo aver contribuito all’approvazione di una
direttiva europea dichiarata dalla CES inaccettabile, anche
l’orario di lavoro, ed è per questo, che andrebbe
realizzata una manifestazione europea promossa dalla CES.
Tutto ciò rappresenta una unilaterale e inaccettabile
manomissione che deve essere respinta da parte di tutte le
forze sociali che hanno firmato quegli accordi.
Sulla base di
queste valutazioni la Cgil è impegnata a costruire, con Cisl
e Uil, una forte mobilitazione unitaria in difesa dei
risultati raggiunti e a sostegno delle proposte che,
partendo dalla piattaforma sul fisco, obblighino il Governo
ad un cambiamento vero. Per questo è indispensabile
un’azione di informazione e comunicazione capillare con
lavoratori, lavoratrici, pensionati e pensionate.
L’avvio del
confronto tra Confindustria e Cgil, Cisl e Uil, sulle “linee
di riforma” della struttura della contrattazione è iniziato,
e sulla base di quanto previsto nella proposta unitaria da
noi avanzata, così come indicato anche nell’ordine del
giorno conclusivo della Conferenza d’organizzazione, siamo
impegnati a far si che il percorso avviato possa concludersi
con un’intesa e ciò dipenderà solo ed esclusivamente dal
merito della stessa.
Il Comitato
direttivo della Cgil inoltre delibera lo svolgimento della
II Conferenza di Programma per la primavera del 2009.
La Conferenza
che ha lo scopo di mettere il nostro sindacato in grado di
fronteggiare i profondissimi rivolgimenti economici,
sociali, politici ed ambientali, a partire dalla stessa
evoluzione dei processi di globalizzazione, dovrà
caratterizzarsi per una diffusa discussione nel corpo
dell’organizzazione e la sua preparazione si alimenterà
anche da confronto con esperti ricercatori, intellettuali in
grado di offrire un contributo di merito.
A tal fine il
Comitato direttivo dà mandato alla segreteria nazionale di
procedere da subito in questa direzione allo scopo di
presentare un piano di lavoro compiuto al prossimo Comitato
direttivo.
Infine, il
direttivo della Cgil condivide l’allarme lanciato
dall’Associazione nazionale dei magistrati per le norme
introdotte nel Decreto sulla sicurezza che rischiano di
causare la sospensione di ben 100mila processi, creando così
un caos senza precedenti.
72 A FAVORE
15 CONTRARI
NESSUN ASTENUTO