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Sacconi colpisce
duro, Epifani ribatte il colpo, Sacconi colpisce
durissimo (e sotto la cintola): questa la sequenza. Il
duello tra governo e Cgil è cominciato, in vista del
primo incontro sulla riforma della contrattazione che si
tiene il 10 giugno nel pomeriggio (ore 18) a Roma,
presso la Foresteria di Confindustria. Il ministro del
Welfare ha esposto il suo programma sabato scorso alla
platea dei giovani industriali (riuniti a Santa
Margherita Ligure), incentrato su una forte
deregolamentazione e liberalizzazione del mercato del
lavoro. Epifani ha espresso il proprio “dissenso
radicale”, l’ex ministro Damiano ha parlato di
“controriforma”. Sacconi ha ribattuto che così la Cgil
si isola, rischiando “di fare la fine della sinistra
radicale”. Per partire, insomma, si è partiti maluccio.
Il piano di Sacconi si articola in sette punti: rapporti
di lavoro più semplici e trasparenti; abrogazione delle
norme che regolano le dimissioni volontarie;
cancellazione del libro matricola e del libro paga;
revisione del testo unico sulla sicurezza; riforma
dell’orario di lavoro e del part-time (che sarà
riportato alla contrattazione tra le parti); emissione
di voucher o buoni prepagati da impiegare contro il
lavoro sommerso nei confronti del lavoro badanti, colf e
stagionali agricoli. Una “poderosa operazione di
deregolamentazione, non un'operazione certosina”, così
l’ha definita lo stesso ministro, che ha poi mandato un
preciso avvertimento a Epifani: “La Cgil rischia di
seguire la stessa disfatta della sinistra radicale in
Parlamento se non riflette su se stessa, se non ritrova
una strada riformista che nella sua storia ha più volte
praticato”.
Un programma che la Cgil respinge in toto, avvertendo
tutti che con queste basi la trattativa sarà lunga e
difficile. “Provocazioni e paradossi nemmeno tanto
moderni”, così Epifani definisce le proposte avanzate da
Sacconi, ricordando che “per allargare in basso non è
necessario stringere in alto. Sono per un buon contratto
nazionale e un secondo livello più ampio di quello
odierno, che consenta di far crescere il potere
d'acquisto dei salari”. Il leader della Cgil si dice
preoccupato “per l’unanimità di vedute che si va
profilando tra lo schieramento di centro destra e
settori imprenditoriali, tendente in qualche misura a
far avanzare un’impostazione della contrattazione di
tipo individuale piuttosto che collettivo”. Riguardo
l’avvio della trattativa, per Epifani quello di domani
“è un incontro preliminare che non va caricato di
eccessiva enfasi. Ci sono cose altrettanto importanti,
se non di più. Penso alla riduzione del fisco per
pensionati e lavoratori, alla lotta contro il
caro-prezzi e il caro-tariffe”. Un concetto ripreso
anche dalla segretaria confederale Morena Piccinini: “Il
percorso inizia ora, sarà una trattativa lunga, davanti
a noi abbiamo molti mesi, non è una cosa che si può
chiudere in pochi giorni”. La Cgil non avrà
pregiudiziali, ha poi aggiunto, “andremo al tavolo con
la piattaforma unitaria, per noi non ci sono problemi,
Certo, il governo dovrebbe cercare di agevolarla invece
di dividere le organizzazioni”.
Gli altri convitati per ora stanno un po’ a guardare.
“Auspichiamo pragmatismo e concretezza. Vogliamo
lasciarci alle spalle il conflitto sociale, chiediamo
che si superino gli arroccamenti e che si negozi non
sull'ideologia ma sugli interessi dei lavoratori e delle
imprese” dice la presidente di Confindustria Emma
Marcegaglia: “Ma non faremo un accordo a tutti i costi,
la riforma del modello contrattuale deve essere un mezzo
per creare più ricchezza non un fine. Non cerchiamo
un'intesa purché sia, un'intesa di facciata”.
Al segretario della Cisl la bocciatura da parte della
Cgil delle intenzioni di Sacconi non è piaciuta.
“Epifani ha detto di non esser d'accordo su niente e si
è alzato un polverone proprio in un momento molto
delicato di inizio discussione tra noi, la Confindustria
e il governo” ha precisato Raffaele Bonanni: “Tutte le
opzioni sono adatte per fare un accordo, nessuno abbia
pregiudizi prima di iniziare a discutere”. Smorza i toni
anche la Uil: “Andiamo al tavolo senza pregiudiziali –
commenta il segretario confederale Paolo Pirani –
abbiamo una posizione definita in un documento comune e
da lì ci confronteremo con Confindustria. Ma l'esecutivo
abbia un atteggiamento che favorisca l'accordo sui
contratti”. |