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Salari & profitti
Una nota di Rossano Rossi
Negli ultimi 15 abbiamo avuto uno spostamento costante
della ricchezza dai salari alla rendita e ai profitti,
con una dinamica delle retribuzioni nette inferiore a
quell’inflazionistica senza alcuna ridistribuzione di
produttività e con un crescente impoverimento dei
lavoratori, che in ampie fasce si è tradotto in
impoverimento assoluto. Abbiamo poi avuto una
affermazione disastrosa della precarietà, iniziata con
il famigerato “Pacchetto Treu” e proseguita con la
“Legge 30”, che ha colpito i soggetti più esposti della
società come i giovani, le donne, i migranti e gli
over-50, e che inoltre si è rivelata terreno favorevole
per gli incidenti sul lavoro.
L’accordo del 23 Luglio 1993 sul modello contrattuale
non ha quindi tutelato i salari, l’accordo del 23 Luglio
2007 sulla reiterazione dei contratti a termine è
l’emblema dell’inefficacia della lotta alla precarietà!
Tutto questo in un quadro in cui per le strade
imperversano “fascistelli”vari, i Comunisti sono stati
mandati a casa e un” buonismo” mieloso la fa da padrone.
E per molto buona viene data anche la piattaforma sulla
“ Riforma del modello contrattuale” che rischia di
piacere più della Nutella! Infatti, va bene a tutti,
piace a CISL e UIL, all’UGL, al Governo e
all’opposizione, a Montezemolo ed alla Mercegaglia, che
ovviamente trattandosi di piattaforma in entrata ricorda
che al tavolo Confindustria farà la sua parte.
In realtà la piattaforma sul modello contrattuale
approvata da CGIL CISL e UIL è già di se un cedimento
della CGIL rispetto alla linea che aveva deciso
nell’ultimo Congresso di Rimini, e ciò avviene
abbracciando la filosofia da sempre cara alla CISL.
Infatti, non si persegue l’aumento salariale e il
recupero della produttività nel Contratto Nazionale ma
si depotenzia cercando di spostare le rivendicazioni
salariali nella piattaforma fiscale e nelle varie
contrattazioni di secondo livello, che adesso, è bene
ricordare, esclude oltre il 90% dei lavoratori.
Si continua a legare gli eventuali aumenti di stipendio
al recupero inflazionistico e dopo il fallimento
dell’inflazione programmata del ‘93 questa volta in un
delirio di fantasia si parla di “inflazione
realisticamente prevedibile”, e in un mondo in cui è
oggettivamente impossibile prevedere ciò che avviene nel
giro di poche settimane (basti pensare all’andamento del
costo del petrolio o del grano e dei cereali) si cede
alla triennalizzazione della vigenza contrattuale,
quando in realtà sarebbero più adatti e giusti
adeguamenti annuali dei contratti.
Nella piattaforma si rivaluta la bilateralità tanto cara
a CISL e UIL, che però lasciano sola la CGIL a
contestare la detassazione degli straordinari,
operazione fatta al posto della riduzione delle tasse
sulla busta paga di tutti i lavoratori e soprattutto
sbagliata e ingiusta perché : si privilegiano i
lavoratori che possono lavorare di più, una minoranza, e
si discriminano innanzitutto le donne. Si danneggia
l’occupazione soprattutto dei giovani. S’incentiva il
peggioramento delle condizioni di lavoro con danni certi
alla salute e alla sicurezza di tutti i lavoratori!
La nuova politica sindacale sui modelli contrattuali,
l’indebolimento del Contratto Nazionale, rischia la
trasformazione del sindacato in appendice
paraistituzionale, una scelta che può aggravare
definitivamente una concezione sindacale partecipativa e
rivendicativa, un modello che è l’architrave su cui si
regge la nostra idea di democrazia, basata sul diritto
diseguale che bilancia il dislivello di potere tra
capitale e lavoro.
Ora se non vogliamo che la sconfitta politica diventi la
definitiva sconfitta sociale del paese bisogna che la
CGIL riscopra la sua natura vertenziale e di lotta,
mollando l’alibi del difficile contesto socio-politico,
non ascoltando le sirene del “buonismo”! Nessuno è
cattivo per natura ma quando un povero operaio è
costretto a lavorare 12 ore al giorno, quando comunque
non ha i soldi per arrivare alla fine del mese, quando
viene sfrattato, quando vede i propri figli che con
sacrifici immensi è riuscito a far studiare affogare nel
mare della precarietà, quando ti tolgono vita e dignità,
allora c’è poco da essere buoni e diventa giusto anche
arrabbiarsi e lottare! La CGIL negli anni del governo
Prodi è purtroppo ricaduta nella sindrome del “governo
amico”, ora sarebbe assurdo e paradossale essere
subalterni a “governi ombra amici” che a loro volta sono
troppo amici di un brutto governo vero
Rossano Rossi
segretario Cgil Toscana
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