Pubblico Impiego: sarà il caso di rialzare la testa?

L’ultimo contratto nazionale Enti Locali e Autonomie Regionali ha permesso un recupero ridicolo del potere d’acquisto (l’effettivo aumento retributivo medio netto in busta paga, ma solo a partire dall’1 febbraio 2007, si aggira intorno a 50 euro al mese, cioè 91 euro medi lordi. I 13 mesi precedenti sono stati liquidati con l’I.V.C., cioè con 6/7 euro al mese. Insomma, sono passati in fanteria)

Con questo rinnovo contrattuale, che fa passare la durata del contratto da biennale a triennale, salta la verifica finora biennale della parte economica: quindi, avremo un’altra fregatura.

Sulle questioni normative e della mobilità del personale, della formazione e della valorizzazione della professionalità, degli incentivi e degli organici, alle Amministrazioni è lasciato il più ampio potere di decidere ciò che vogliono: basta che si degnino di comunicare le loro decisioni a partita già finita.

In questo modo, il contratto nazionale non solo risulta svuotato di molte delle sue prerogative, ma rinuncia definitivamente anche a tutelare il potere di acquisto delle retribuzioni (che, negli ultimi 20 anni, in Italia hanno perso 500 euro al mese, di cui 250 negli ultimi 6 anni) e a salvaguardare lo stesso potere di contrattazione.

Con il prossimo contratto le progressioni orizzontali saranno possibili solo ogni due anni, malgrado l’incremento per la fascia B o C sia di pochi euro al mese.

Come se non bastasse, ecco arrivare all’orizzonte un nuovo tipo di rappresentanza sindacale, che ridurrà i pochi spazi di democrazia decisionale oggi esistenti.

E pensare che i contratti, dal momento della elaborazione delle piattaforme rivendicative fino al momento della firma, dovrebbero essere sottoposti al parere vincolante dei lavoratori. Sennò, dove sta la democrazia?

Nel frattempo il ministro della funzione Pubblica, Brunetta, e tutto il Governo (in sintonia col PD, capeggiato in questa materia dal professor Ichino, diventato senatore per i suoi meriti nell’attacco ai diritti dei lavoratori) hanno lanciato la campagna contro i “fannulloni”, facendo finta di dimenticare che in questi anni la produttività dei dipendenti è decisamente cresciuta, così come le mansioni loro richieste.

Al contrario dei salari, degli organici e dei mezzi a loro disposizione, che diminuiscono sempre più. In questi anni, in compenso, sono cresciute le consulenze esterne e gli stipendi dei dirigenti.

E non finisce qua, perché il Governo mira a ridurre ulteriormente il potere d’acquisto delle retribuzioni, legandone parti significative alla valutazione dei dirigenti.

Questa non è la riorganizzazione della Pubblica Amministrazione che si attendono i cittadini, ma è una manovra per peggiorare i servizi pubblici, ridurre gli organici, accelerare nuovi processi di privatizzazione, condannare al precariato a vita migliaia e migliaia di lavoratori.

Fino a quando gli permetteremo tutto questo, invece di tutelare davvero il nostro lavoro e, insieme, la nostra dignità; recuperare potere di acquisto e conquistare quello per una vera contrattazione; difendere il lavoro pubblico con un forte aumento dei salari e la reinternalizzazione dei servizi?

Facciamo appello ai lavoratori alle lavoratrici, ai\lle delegati rsu di mobilitarsi e di prendere coscienza che dalle nostre azioni dipenderà la difesa del nostro lavoro e della nostra stessa dignità

 

COBAS PUBBLICO IMPIEGO

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