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I tre obiettivi
Riprogettare il paese, questo il primo compito evidenziato
da Epifani. “Un paese più avanzato, moderno, coeso, che non
ha paura di misurarsi con il rinnovamento ma non crede a chi
prova a innovare attraverso la paura e la divisione”. Ed
ecco l’elenco delle priorità: un fisco equo e “amico” del
lavoro, un federalismo “davvero” solidale, redditi e
pensioni più sostanziosi, servizi pubblici funzionanti,,
scuola e sanità di livello più elevato, nuove e più estese
infrastrutture. Tutte cose da realizzare attraverso una
politica industriale “un po’ più aperta alla concorrenza e
meno protezionista”.
La seconda sfida è riassunta in “contrattare di più e
meglio”, che per il leader della Cgil è “il compito
fondamentale del sindacato”. La contrattazione è sotto
attacco: riaffiora un certo “paternalismo ottocentesco”, si
punta a deregolamentare i rapporti di lavoro (anche sulla
spinta di recenti sentenze della Corte di Giustizia del
Lussemburgo), “globalizzazione senza regole” e “caduta delle
protezioni statuali” restringono sempre più spazi e poteri
dell’azione contrattuale. “Dobbiamo ritornare a sporcarci le
mani” invita Epifani dal palco, perché è nella
contrattazione, sia nazionale sia di secondo livello, “che
si difende la dignità delle persone, si allarga la scelta
dello stare assieme e di farsi sindacato”. Un particolare
invito lo lancia a favore della contrattazione nel
territorio e sociale (dal confronto sui bilanci comunali
agli accordi sulla fiscalità locale), ricordando che “c’è
troppa distanza ancora tra le possibilità che abbiamo e
quello che concretamente facciamo”.
“Il sindacato del fare, del saper fare e del voler fare”,
questa la terza scelta di fondo. Epifani rivendica “il
nostro essere rete di servizi e rete di solidarietà e
cittadinanza attiva”, la capacità della Cgil di fornire
tutele e sostegno operando in condizioni di concorrenza
(“anche se questo viene sempre, chissà perché,
dimenticato”). La Cgil è insieme “un grande avamposto e un
presidio nel territorio” (soprattutto nel Mezzogiorno, in
particolare sulla questione della legalità), un luogo
possibile “di incontro e di aggregazione”, uno spazio
“pubblico e civile”, che va rafforzato e spinto ancora più
in alto, soprattutto sui versanti dell’efficienza e della
formazione.
I recenti provvedimenti del governo
L’introduzione del reato di immigrazione clandestina trova
Epifani in profondo disaccordo, che lo spinge ad annunciare
una “campagna specifica” della Cgil. Un reato “contrario a
tutte le norme europee e alla nostra Costituzione”, che
“offende il buon senso perché rende reato una condizione,
qualche volta neanche scelta liberamente”. Una misura,
aggiunge, di fatto inapplicabile, che renderebbe
“ingestibili gli effetti” del rispetto delle norme e le
conseguenze che ne deriverebbero. Sulla sicurezza, infine,
Epifani giudica “incomprensibile” la mancata attenzione al
tema dei ricongiungimenti familiari.
Sull’abolizione dell’Ici sospende il giudizio, non mancando
però di rilevarne limiti e incongruenze. “Il provvedimento –
dice il leader della Cgil – sgrava di più le famiglie al
crescere di valore della casa di proprietà; non affronta la
condizione di chi vive in affitto; apre un problema, non
risolto in modo chiaro, con le entrate dei Comuni;
contraddice il programma del federalismo fiscale”. Non manca
di rimarcare, inoltre, che il provvedimento (come anche la
detassazione degli straordinari) viene coperto “sottraendo
risorse a spese e investimenti importanti”, come le
infrastrutture di collegamento di Sicilia e Calabria.
Ma è, appunto, sulla detassazione di straordinari e premi
variabili che si riversano le maggiori critiche. “Una scelta
che divide i lavoratori, le donne dagli uomini, il nord dal
sud, il lavoro pubblico da quello privato; che rischia di
far saltare gli accordi di flessibilità, penalizza chi
lavora i turni, chi fa le notti, il sabato, la domenica,
quegli accordi in cui si è scelto di avere più occupazione”,
spiega Epifani. Un provvedimento che, soprattutto in questa
fase di debole congiuntura economica, “si muove contro
l’occupazione dei giovani e dei precari”. La detassazione,
infine (e al contrario di quanto propugna Confindustria),
“non aumenta neanche la produttività oraria, forse la
scoraggia, e non si muove nel senso di dare forza alla
contrattazione”.
Meno tasse su salari e pensioni
“Occorre un intervento fiscale redistributivo su tutti i
redditi da lavoro dipendente e da pensione, che dovrebbe
avere il valore di 400 euro a testa, in grado di sostenere
la domanda in una fase di difficoltà crescente del potere
d’acquisto”, questo il primo orizzonte indicato da Epifani.
Una richiesta che per la Cgil (insieme a Cisl e Uil, si
sottolinea) va fatta ora, perché ora il governo si accinge a
definire la legge di bilancio e il Dpef. Scendendo più in
dettaglio, Epifani ricorda che l’attuale situazione italiana
impone interventi fiscali dell’ordine di 5-6 miliardi di
euro, con un rafforzamento e una rimodulazione delle
detrazioni: “prevedere una parte fissa della detrazione
facilita la strutturazione di un sistema che può, di anno in
anno, essere implementato, recuperando così l’effetto
discorsivo e penalizzante del fiscal drag”. Riguardo i
pensionati, Epifani pensa a “unificare la no-tax area e a
linearizzare le detrazioni”, giungendo quindi a un analogo
vantaggio di 400 euro (come per i lavoratori dipendenti).
Infine, il pacchetto proposto si completa con “gli
interventi fiscali di riduzione sul salario di produttività,
riprendendo il meccanismo individuato nel protocollo del 23
luglio, ossia il 23 per cento fino a 400 euro, oppure
individuando due o tre cedolari secondo la fascia di
reddito”.
La riforma del modello contrattuale
“Una proposta alta, ambiziosa, una mediazione di grande
valore”, così Epifani definisce la riforma unitaria scritta
con Cisl e Uil. Una riforma centrata sul contratto nazionale
“che mantiene e qualifica le sue funzioni, a partire da
quelle salariali, con indicatori nuovi e più sensibili al
costo della vita, indispensabili in un fase di ricrescita
dell’inflazione”. E che si accompagna all’estensione del
secondo livello, che andrà “potenziato a livello aziendale,
di sito, di filiera e di territorio per le piccole aziende
che non hanno la contrattazione”, con un salario aziendale
“che andrà correlato a una serie di indicatori, non a uno
solo”.
Altri punti importanti sono, da un lato, la riduzione dei
tempi dei rinnovi e le decorrenze lineari tra vecchi e nuovi
contratti, “due aspetti che, assieme alla mancata
restituzione del drenaggio fiscale, hanno penalizzato la
crescita reale delle retribuzioni e del potere d’acquisto”;
dall’altro, la scelta contenuta nel documento “per la
democrazia e la trasparenza della rappresentatività
sindacale”. Punto, questo relativo alla democrazia, di cui
Epifani sottolinea il valore in termini di “unità” con le
altre confederazioni, “ricostruita tutti assieme nelle
categorie e nei territori”. Una riforma, ha concluso il
leader della Cgil, che parla di un “sindacato confederale
che verifica se stesso, si apre, si rinnova”, e che può
chiedere oggi a chi rappresenta gli interessi dell’impresa
“di accettare la stessa sfida, la stessa trasparenza, la
stessa verifica”.
Il rapporto con Confindustria
La trattativa sulla riforma del modello contrattuale sarà
una prova anche per Emma Marcegaglia. Della neopresidente
(“un interlocutore serio e rigoroso”) Epifani ha apprezzato
il “rispetto con cui si è rivolta a tutto il sindacato
italiano, alla sua funzione, alla sua rappresentatività”. Ma
lamenta alcune lacune nei suoi primi discorsi pubblici: la
mancanza di “una valutazione sullo stato e sul livello della
condizione retributiva dei lavoratori” e la parte relativa
“al lavoro dei migranti, ai loro diritti e alle politiche di
accoglienza, che non hanno avuto il riconoscimento che è
giusto dare”.
La questione del pubblico impiego
“Passare dalla propaganda ai fatti”, questa la richiesta che
viene rivolta al governo, invitandolo a discutere la riforma
della pubblica amministrazione a partire dal memorandum
firmato col governo Prodi e dall’assicurare le risorse
necessarie per la tornata contrattuale che si è appena
aperta. Epifani poi si rivolge direttamente al ministro
Brunetta, ricordandogli che il sindacato non è elemento di
conservazione né di tutela del non lavoro: “Anche per noi
chi froda, chi viene meno ai suoi doveri, non può essere
difeso”. Ma bisogna smetterla con la “raffigurazione
caricaturale del lavoro pubblico, con campagne
qualunquistiche che fanno di ogni erba un fascio”. Al
ministro, infine, Epifani dice che “non è possibile tornare
indietro, legiferare tutto, ridurre ruolo e funzione della
contrattazione, superare la privatizzazione del rapporto di
lavoro con la centralizzazione inevitabile di ogni scelta
normativa e di merito”. Anche per questo, spiega Epifani, la
Cgil ha abbandonato il tavolo aperto da Brunetta ieri. Un
tavolo cui il sindacato è disposto a tornare solo se il
ministro accetterà di aprire un confronto sulle parti
normative della contrattazione pubblica, senza pretendere di
cambiare il pubblico impiego solo con provvedimenti di
legge.
Sicurezza nel lavoro e sicurezza del territorio
Due sono i primi impegni che Epifani propone a Cisl e Uil,
proprio in nome di quel “lavoro unitario che è, e resta, la
scelta della Cgil, sia per l’oggi sia per il futuro”. Il
primo è la sicurezza nel lavoro, da realizzare “attraverso
un’attività formativa e contrattuale più sistematica e
raccordata”. Il secondo è la ripresa di una mobilitazione
contro la criminalità organizzata e le mafie, “a partire
dalla condizione del Mezzogiorno e di fronte al fiume di
soldi che arriveranno dai fondi europei”. Un’emergenza che
il leader della Cgil oggi sente più urgente perché c’è il
rischio “che il nuovo governo sia più attento a porsi il
problema della piccola criminalità che di quella grande”,
dimenticandosi che spesso “la grande criminalità alimenta la
piccola e si ripara dietro di essa”.
Ma l’obiettivo sicurezza va di pari passo con l’affermazione
del ruolo dello Stato e delle sue prerogative.
Un’affermazione, però, che non vuol dire “chiedere che si
usi sempre e soltanto la forza”, ma vuol dire “prevenire,
avere un giustizia rapida e la certezza della pena”. Epifani
descrive così uno Stato non autoritario ma “autorevole”, che
sappia frenare ogni spirale e accenno di intolleranza, che
sappia dire “basta alle ronde, basta alla caccia al diverso,
basta ai fatti del Pigneto e dell’Università di Roma”.
Il rapporto con il governo
“Patti chiari, amicizia lunga”, questo ripete Epifani
all’esecutivo Berlusconi, invitandolo a una capacità di
ascolto delle richieste del sindacato. A partire da un
intervento serio e articolato su prezzi e tariffe, quello
che la stessa maggioranza di centrodestra non fece nella
precedente esperienza governativa. Un’azione oggi
improcrastinabile, viste le conseguenze che stanno avendo su
redditi e pensioni l’aumento di beni come petrolio e gas, ma
anche come farine e riso, dovute a un mix micidiale di
“crescita della domanda dei paesi che escono dalla povertà”
e di “speculazioni finanziarie che oggi si concentrano sulle
materie prime e sui cambi delle monete”.
Al governo Epifani chiede “obiettivi possibili”, perché solo
così il paese può uscire dai suoi problemi e recuperare il
terreno perduto. Obiettivi possibili come, ad esempio, i
rigassificatori e le fonti rinnovabili, più che la
costruzione di centrali nucleari, che rischieremo di fare
“quando probabilmente esisteranno centrali più sicure e meno
costose”. E chiede anche un modus operandi del tutto opposto
a quello che sta avvenendo per Alitalia: in campagna
elettorale “ogni giorno un annuncio di cordate e di
soluzioni per il rilancio della compagnia”, poi il silenzio
e “l’aggravamento del suo bilancio e del suo futuro” oppure
l’esistenza di “un piano segreto, di una cordata già
definita, che per qualche ragione viene tenuta nascosta al
paese, ai lavoratori, al sindacato, che hanno invece diritto
di sapere”.
L’orizzonte della Cgil: la libertà
“Abbiamo bisogno di una Cgil aperta e democratica, forte e
rappresentativa, meno burocratica, più flessibile e che
aumenti la qualità delle sue radici”, così Epifani in
conclusione del suo discorso. Una Cgil che guarda con forza
all’ausilio della formazione, che dovrà divenire “di massa,
costante e permanente”, che avrà anche l’aiuto della “scuola
di Ariccia che tra poche settimane comincerà a essere
riqualificata e ricostruita”. Una Cgil che trova la sua
identità nella memoria, un patrimonio enorme da mettere a
disposizione dei giovani. Una Cgil, soprattutto, che si
fonda sulla “libertà”, quella che “fonda un’uguaglianza non
subita, che ti dà un senso, una dignità, che il sindacato
nelle sue pagine più alte ha saputo incarnare, dando voce a
chi non l’aveva e liberando molti e molte”. Quella libertà,
ha concluso Epifani tra gli applausi, che abbiamo ritrovato
“nei giorni scorsi in un paese dell’Umbria, nelle parole di
un anziano pensionato che lavora ancora nei campi per
vivere: il sindacato è quello che ci difende”. |