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Autoconvocati a difesa
del contratto
In centinaia a Torino per
denunciare la piattaforma Cgil, Cisl e Uil.
E' la prima mobilitazione in Italia in vista
del confronto con le controparti
Gianluca Gobbi
Torino
«Tutta la sinistra
sindacale della Cgil è presente: lo
considero un fatto positivo e
straordinario». Così Giovanni Prezioso,
coordinatore piemontese di Lavoro e società,
si rivolge ai delegati che gremiscono il
salone Atc di corso Dante. Si presentano (in
orario extra permesso sindacale) molti dei
400 firmatari dell'appello intitolato «Un
altro modello contrattuale è possibile» per
animare un'assemblea che si propone di
diventare quello che Claudio Stacchini ha
definito «iniziativa permanente di
discussione e confronto». Fiom, Lavoro e
Società, Rete 28 aprile. Metalmeccanici,
appartenenti al pubblico impiego, sanità,
istruzione e altri settori: le anime che si
sono date appuntamento mostrano di avere
molti argomenti in comune, a cominciare
dall'obiettivo, sintetizzato dal leader
torinese della Fiom Giorgio Airaudo:
«Reggere l'urto congiunto del governo di
centrodestra, che si prepara a deludere le
aspettative dei lavoratori, e di una
Confindustria mai sazia». A suo parere è a
rischio il cuore del modello sindacale di
questo paese, dal momento che «mirano a
rendere marginale e ad espellere la
rappresentanza sui luoghi di lavoro».
Diventa fondamentale capire se nelle prossime settimane «ci sarà data la possibilità di rispondere a quest'offensiva». Anche perché molti delegati lamentano le difficoltà nell'organizzare le assemblee, circostanza confermata da Marco Prina, che opera nel comparto sanitario e si chiede per quale ragione un tema così delicato come il futuro della contrattazione sia deciso in altre sedi «e ci caschi sulla testa, prendere o lasciare». Preoccupazione condivisa da Ugo Bolognesi, che lavora al Montaggio alle Carrozzerie di Mirafiori e si prende il primo applauso dei partecipanti all'assemblea, quando esordisce liquidando la piattaforma dei sindacati confederali come «sbagliata e inaccettabile». Nell'appello in cui si riconoscono i presenti, il documento di Cgil-Cisl-Uil è sotto accusa perché «rischia di divedere ulteriormente il mondo del lavoro tra forti e deboli», «riduce il ruolo del contratto nazionale al solo recupero dell'inflazione e limita la contrattazione aziendale al solo salario variabile legato alla produttività e ai bilanci d'impresa». Per Bolognesi, tra gli operai il tema della perdita del potere d'acquisto «è sentito, ma per molti non è chiaro il collegamento tra la nuova forma di contrattazione e il peggioramento dei salari». In apertura dei lavori Giovanni Prezioso aveva sottolineato che in Italia in un anno si lavora in media per 1800 ore, a fronte di una media europea di 1600 e di un dato tedesco di 1400. Ciò significa che «nel nostro paese si è affrontato l'aumento di produttività in modo obsoleto, aumentando l'orario e trasferendo quote dai salari alle rendite, mentre altrove si è aumentato il livello di tecnologia». L'intento di governo e Confindustria è di abbandonare il modello contrattuale di tipo «rivendicativo» passando a una «dazione» unilaterale». Infatti si parla di detassazione non solo degli straordinari ma anche del cosiddetto salario unilaterale, ossia dell'aumento ad personam, che secondo Airaudo «è la precondizione dei contratti individuali: non c'è ancora la struttura ma si crea la domanda». Guardando al futuro «non possiamo rassegnarci a non contestare i disegni di Confindustria e le politiche di questo governo», tanto più che negli ultimi anni i metalmeccanici della Cgil hanno difeso il contratto lottando ogni volta insieme, e ora «scoprire che la Cgil sceglie di affidare il recupero e la valorizzazione dei salari recuperando solo l'inflazione è una beffa, perché comunque la si calcoli non consente di difendere il potere d'acquisto». |