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Salari sempre più in
basso
In un anno l'inflazione
ha impoverito di un altro 0,5% i lavoratori
dipendenti
Roberto Tesi
Prosegue la rincorsa
senza speranza dei salari all'aumento dei
prezzi: in aprile - secondo l'Istat - le
retribuzioni contrattuali sono aumentate
dello 0,1% su marzo e del 2,8% sull'aprile
dello scorso anno. Nello stesso mese
l'inflazione risultava mezzo punto più alta,
al 3,3%. I dati sulle retribuzioni indicano
un'emergenza salariale, sostiene la Uil. Che
chiede un taglio delle tasse e «il rinnovo
immediato dei contratti scaduti». Dello
stesso tenore le dichiarazioni di Marigia
Maulucci, segretaria Cgil: «occorre una
massiccia redistribuzione a favore del
lavoro dipendente attraverso il fisco». Ma
serve anche, aggiunge la Maulucci un
«controllo di prezzi e tariffe». Di più: per
la segretaria confederale Cgil, il nuovo
governo ha perso una buona occasione
sprecando risorse per la cancellazione dell'Ici
sulla prima casa e la detassazione degli
straordinari, anziché concentrare gli sforzi
su un recupero del potere d'acquisto.
I dati dell'Istat confermano un imponente trasferimento di risorse negli ultimi anni dal lavoro dipendente verso il lavoro autonomo, che ha prodotto un'erosione significativa e progressiva del potere d'acquisto dei salari con conseguente stagnazione dei consumi interni. E la causa principale del mancato adeguamento del potere d'acquisto è nel ritardo del rinnovo dei contratti nazionali. D'altra parte, come sottolinea l'Istat, a fine aprile i contratti in vigore per la parte economica riguardavano il 42,2% dei dipendenti, corrispondente al 42% del monte retributivo osservato. Questo significa che tutti gli altri (sono in attesa del rinnovo. Una percentuale in crescita rispetto sia all'aprile 2007 (55,5%) che al marzo (54,1%) di quest'anno. Sono pochissimi i settori produttivi (quelli nei quali il rinnovo contrattuale è più recente) a presentare in aprile un tasso di incremento dei salari superiore al tasso di inflazione. E tra i «privilegiati» spiccano i militari e la difesa il cui indice retributivo dal 2000 è salito del 32,4% e del 5,5% negli ultimi 12 mesi. Mentre in coda i peggio messi sono i lavoratori dell'agricoltura che dall'aprile 2007 non hanno goduto di alcun aumento, al pari dei dipendenti delle regioni e autonomie locali e di quelli del Servizio sanitario per i quali, però, in aprile è stata siglata l'ipotesi di rinnovo economico biennale. Va male anche ai dipendenti del commercio (+0,4% negli ultimi 12 mesi) in attesa di rinnovo contrattuale da fine 2006 e non va meglio agli edili. Complessivamente ad aprile i mesi di attesa per il rinnovo contrattuale - per chi ha il contratto scaduto - sono diventati poco meno di otto. Ma la media, come accennato nasconde realtà molto diverse. L'Istat ieri ha anche comunicato che nei primi due mesi dell'anno le ore non lavorate per conflitti di lavoro sono state appena 702, un dato addirittura inferiore a quello del primo bimestre 2007. Una dimostrazione, ammesso che ce ne fosse stato bisogno, che la pace sindacale purtroppo non paga. |