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La detassazione
varata dal governo viene presentata come un rimedio al
problema dei bassi salari, ma i conti parlano chiaro: la
retribuzione netta di un’ora straordinaria è esattamente il
60% di quella di un’ora di lavoro ordinario. E anche il
costo per l'azienda è minore in proporzione. Perché non si
chiede che vengano almeno pagate nello stesso modo?
E’ tempo di molti interventi a proposito di lavoro
straordinario. Da molte parti viene sollecitata una misura
di detassazione di modo che il povero Cipputi disponibile a
lavorare oltre il normale si trovi un poco di soldini in più
dentro la busta paga di ogni mese. Per taluni questa sarebbe
la soluzione brillante al problema dei bassi salari. Le
risposte di chi è contrario, specie dal fronte sindacale,
sono imbarazzate.
E’ sorprendente che non si tiri fuori un argomento che io
trovo importante e che è la ragione principale per la quale
le imprese sollecitano tale soluzione: il lavoro
straordinario paga meno e costa meno di quello ordinario.
Quindi per le aziende c’è una convenienza doppia: è una
flessibilità in più a minor costo. Più bello di così!
Molti restano stupefatti e scettici rispetto a questa
affermazione perché è molto diffusa l’opinione contraria.
Allora abbiamo fatto un po’ di conti su una situazione-tipo.
Abbiamo preso come esempio il contratto del commercio
assumendo il caso del quarto livello, cioè una figura
centrale quale l’addetto/a alle vendite.
I conti del lavoro ordinario si fanno individuando la
retribuzione annua come segue:
- retribuzione gabellare 9.257,52
- indennità di contingenza 6.290,64
- E.D.R. 24,84
- festività non godute (due) 99,83
- tredicesima mensilità 1.297,75
- quattordicesima mensilità 1.297,75
- trattamento di fine rapporto 1.353,21
- rivalutazione TFR (media 3 anni) 128,06
- fondo sanitario integrativo 120,00
- fondo previdenza complementare 283,16
TOTALE RETRIBUZIONE ANNUA 20.152,76
Diviso 1.639 ore lavorate nell’anno
RETRIBUZIONE DI UN’ORA ORDINARIA 12,34
Su questo importo l’azienda paga oneri sociali Inps e Inail
per un importo di euro 3,81. Quindi un costo orario del
lavoro ordinario pari a euro 16,15.
Il lavoratore, ipotizzando un monoreddito senza carichi
familiari, pagherà un importo Irpef medio di euro 1,72 e
subirà trattenute previdenziali per un importo medio di euro
1,14 , e quindi gli resteranno in tasca NETTI euro 9,48 per
ora ordinaria.
Può non risultare esattissimo il calcolo del TFR perché esso
viene fatto a fine carriera sulla base di parametri soggetti
a variazione.
Come abbiamo calcolato le ore effettivamente lavorate?
Quelle teoriche pari a 2.088, meno quelle mediamente non
lavorate così suddivise:
- ferie 173
- festività 72
- riduzione orario ed ex festività 104
- assemblee e permessi sindacali 12
- malattie, infortuni, maternità (6,5%) 73
- formazione, permessi 626 7
Nel conto della retribuzione annua siamo stati prudenti
perché non abbiamo considerato il premio annuo che sussiste
nelle aziende dove si fa contrattazione decentrata o altre
voci minori quali la mensa.
Il conto sul lavoro straordinario è molto più semplice.
Le tre voci della retribuzione mensile:
- retribuzione gabellare 771,46
- indennità di contingenza 542,22
- E.D.R. 2,07
Totale retribuzione mensile 1.297,75
Questa cifra si fraziona per il divisore convenzionale che è
168. Se ne ricava l’importo 7,72 sul quale va applicata la
maggiorazione per lavoro straordinario del 15% (fino alla
48° ora perché oltre è il 20%).
Se ne ricava che la RETRIBUZIONE DI UN’ORA STRAORDINARIA è
di 8,88 euro.
Su questo l’ azienda paga oneri pari a 2,75. Quindi il costo
orario del lavoro straordinario è pari a euro 11,64.
Il lavoratore a sua volta pagherà all’Inps il 9,49% pari a
1,00 euro e di Irpef l’aliquota marginale del 27% pari a
euro 2,13 ed una addizionale pari a 0,15, per un totale di
Euro 3,28 . Quindi gli resteranno in tasca NETTI euro 5,60
per ora straordinaria.
La retribuzione netta di un’ora straordinaria (euro 5,60) è
esattamente il 60% di quella di un’ora di lavoro ordinario
(euro 9,48).
Quindi anche nel corso degli anni passati la protesta delle
aziende che lamentavano un eccesso di contributi sociali sul
lavoro straordinario non aveva fondamento, in ragione del
suo costo complessivo che era comunque inferiore a quello
ordinario. La loro richiesta è stata comunque accolta e gli
oneri sociali sono stati parificati.
Adesso fanno mostra della loro sensibilità al tema della
retribuzione netta che rimarrebbe comunque inferiore anche
se gli togliamo le tasse. Mi sembra ragionevole porre la
questione che paghino per il lavoro straordinario almeno
quanto il lavoro ordinario. Per i lavoratori sarebbe un
progresso pagare sullo straordinario l’equivalente
dell’aliquota media e questo sarebbe un bel risparmio per lo
Stato alla luce delle proposte che sono adesso in
circolazione.
Perché i sindacati non sollevano la questione? Perché temono
che si toglierebbe qualsiasi freno alla disponibilità dei
lavoratori a lavorare oltre l’orario normale. Però, non ho
mai visto situazioni dove si facciano ore straordinarie se
non ce n’è l’esigenza e la convenienza per l’impresa. Se ne
aumentasse il costo la convenienza sarebbe ridotta.
Differente può essere il discorso per i dipendenti pubblici
per i quali in passato è esistita la consuetudine di
attribuire ai lavoratori quote di straordinario che non
venivano in realtà lavorate come maniera per mascherare
aumenti della retribuzione. Ma ho l’impressione che questo
sistema sia stato superato nella grande parte delle
amministrazioni.
Mi sembra comunque un bene chiarire la realtà dei conti
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