Detassazione degli straordinari:

Il candito stupore in Cgil e le sue timide preoccupazioni.

 

Su rassegna Sindacale del 23 maggio è stato pubblicato un editoriale di Paolo Andruccioli sui provvedimenti del governo in materia di detassazione degli straordinari dal titolo "Ecco come ti aggiro la contrattazione".

Ora, per evitare fraintendimenti, diciamo subito che condividiamo le preoccupazioni sollevate dall'articolo. Solo ci sorge spontanea una domanda ..... Ma non lo sapeva la Cgil che a perorare lo sviluppo del salario variabile anche con interventi di detassazione su tutto ciò che figurava essere collegato all'aumento della produttività si sarebbe finiti a questo punto ?

 

E' così chiaro che stando così le cose le aziende punteranno tutto su quelle forme retributive e su quelle forme della prestazione che riescono ad intercettare gli sgravi fiscali in quanto collegate all'obiettivo comune di aumentare la produttività che lo stupore e le preoccupazioni sollevate oggi dalla Cgil sembrano deboli e risibili.

 

Nel suo articolo Andruccioli si stupisce che le aziende, perorando un maggior ricorso allo straordinario si rifanno a vecchie tendenze ottocentesche che demandavano l'aumento dei profitti all'allungamento della giornata lavorativa e dello sfruttamento. Sembra dire ... ma come .. siamo nel 2000 ... dovremmo già essere su marte ed invece siamo ancora qui a chiedere gli straordinari ???

Si vede che ha girato poco nelle fabbriche (e con lui buona parte dell'apparato del nostro sindacato) se non si è accorto che da anni il nostro Capitalismo (ormai strutturatosi su una base di piccola e media impresa) sta puntando tutto sulla riduzione dei costi (salariali ed occupazionali) e sull'aumento dell'intensità di lavoro.

L'articolo sembra non ricordare che lo stesso sindacato che oggi si stupisce di ciò, è lo stesso che in questi anni ha praticato una linea di moderazione salariale, che ha contrattualizzato la precarietà, che ha accettato le modifiche normative in materia di orario accettando l'introduzione di cicli prluriperiodali, l'aumento dei turni e le deroghe alla verifica sugli straordinari (che prima venivano contrattati preventivamente dai Cdf e che oggi le RSU possono vedere solo a consuntivo).

Da notare che tutto ciò si è realizzato in una situazione di calo degli investimenti, di interventi di innovazione, e quindi con conseguente marginalizzazione del capitalismo nostrano rispetto ai più aggressivi capitalismi stranieri, a cui anche il sindacato ha contribuito accettando la filosofia aziendale dei due tempi (prima i sacrifici e poi, forse, gli investimenti).

 

Cioè, quello che vogliamo dire ..... non cadiamo dalla pianta ... si sapeva già che stiamo tornando all'ottocento.... e da un pezzo .... bastava fare più assemblee nelle fabbriche invece di pensare solo a trattare con Governi e Confindustria su piattaforme che i  lavoratori conoscevano a malapena e solo grazie a giornali e TV.

Ed è sopratutto per questo che non abbiamo capito, e continuiamo a non capire, la scelta sindacale di puntar tutto (e solo) sul salario variabile legato all'aumento della produttività e redditività aziendale.

Un capitalismo in queste condizioni, secondo Voi, cosa può pensare quando pensa all'aumento della produttività se non alla maggiore libertà che può avere nell'utilizzo della forza lavoro ???

Ma sembra che di ciò non ci sia coscienza nel nostro sindacato ..... al massimo stupore.

E questo è il problema.... Lo stupore non basta .. non può bastare ...

 

Ci vorrebbe il coraggio di trasformare lo stupore in comprensione, in coscienza, ma ciò richiede la costruzione di una linea a partire da una vera e maggiore partecipazione dei lavoratori in dinamiche proprie di ciò che dovrebbe essere "il sindacato dei lavoratori" invece di grandi apparati che presumono di saperne molto e di più e che pensano solo a come fare grande, potente ed accreditata la "loro" organizzazione.

 

Fa piacere che alla fine dell'articolo comunque si dica qualcosa di particolarmente vero e cioè ....

 

Ma a queste critiche pure fondate, corrisponderà una risposta saggia dei lavoratori? Detto in altri termini: la misura degli straordinari avrà successo tra i lavoratori? Sarà popolare? Ci sarà una battaglia? Il rischio è che a queste domande si risponda positivamente solo per la prima parte. E che cioè la misura sia una tentazione troppo forte per essere respinta in una situazione di ricatto come quella attuale. La questione salariale è troppo acuta. Le domande di reddito sono altissime.

 

Andruccioli descrive benissimo quella che era la condizione dei lavoratori nell'ottocento, dove i lavoratori venivano portati ad aderire alle pretese padronali di maggiori prestazioni e maggior lavoro proprio grazie a politiche salariali che mantenevano i lavoratori alla fame e, guarda caso, lo fa citando la situazione attuale..

Quindi sa benissimo che il rapporto lavoro-Capitale in questa fase è arretrata a quella che era nell'ottocento .... di che si stupisce allora se i lavoratori accetteranno la chiamata a fare più straordinari visto che oggi i salari sono bassi ed il bisogno di reddito è enorme????

 

Se si trasformasse tutto questo stupore in capacità di ascoltare i lavoratori e di costruire con loro (e non per loro) una vera piattaforma salariale (invece di inventarsi modelli di simulazione contrattuale senza testa nè gambe) faremmo finalmente qualcosa di progressista ..... trasformare lo stupore in decisione ed in azione rivendicativa sul salario e per ripristinare norme di controllo sull'orario e sulla prestazione che anni di concertazione hanno invece cancellato..

 

E' proprio questo che manca .... dietro lo stupore .. nulla !!!!

 

 

26 5 2008              COORDINAMENTO RSU

 

 

 

  Detassazione degli straordinari

  Ecco come ti aggiro la contrattazione

 

  di Paolo Andruccioli

 

La Confindustria è molto soddisfatta della misura relativa agli straordinari. E il motivo risulta facilmente comprensibile. In molti hanno già sottolineato l’aspetto più “prosaico”, ovvero un ulteriore risparmio sul costo del lavoro. Ma a pensarci bene non sembra tanto l’aspetto di riduzione fiscale che rende allegra la Confindustria e le imprese italiane (che d’altra parte avevano avuto già avuto un sostegno rilevante con il protocollo sul welfare). E’ vero che anche con la norma sugli straordinari ci saranno delle convenienze economiche per le imprese, perché risparmieranno sulle singole ore di straordinario, ma non appare questo il punto centrale. Il punto forse più interessante e preoccupante dell’affare straordinari riguarda invece con molta probabilità il metodo di applicazione della prima norma sul lavoro del quarto governo Berlusconi. La vera novità consiste nell’agevolazione fiscale e quindi in un incentivo a “liberare” la gestione degli straordinari. In quel limite di 3000 euro – ha ricordato tra gli altri Morena Piccinini, segretaria confederale della Cgil - ci sono già i premi aziendali e alla fine quello che verrà incentivato sarà l’uso della parte variabile del salario”.

Si tratta dunque di un modo per risparmiare, ma anche e soprattutto di una bella occasione per aumentare il controllo diretto sull’organizzazione del lavoro e la produzione e quindi – indirettamente (ma neanche tanto) - per tentare di evitare il più possibile la contrattazione, proprio nel momento in cui Cgil, Cisl, Uil si preparano a sperimentare il nuovo modello. Le aziende più furbe utilizzeranno la norma per aumentare al massimo lo spazio della flessibilità e nello stesso tempo cercheranno di vedersela direttamente con i singoli lavoratori, scavalcando appunto le rappresentanze unitarie sindacali e il sindacato. E’ uno dei problemi politici sul tappeto, anche se ovviamente non è l’unico. L’altra questione è quella relativa al carattere sperequativo della nuova norma. Il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, l’ha sottolineato subito. Si introduce un doppio regime, una doppia corsia per i privati e per i pubblici per i quali non vale il pacchetto straordinari. Ma la divisione è evidente anche tra donne e uomini, tra turnisti e tutti gli altri, tra lavoratori a tempo pieno e lavoratori a part time.

Infine ci sono gli elementi legati alla modernizzazione e all’innovazione. La norma sugli straordinari, da questo punto di vista è ben strana. Anzi appare alquanto contraddittoria. Invece di puntare sull’innovazione di processo e di prodotto, si punta ancora sulle vecchie leve del risparmio del costo del lavoro e sulla richiesta di aumentare le ore lavorate. Non si aumenta la produttività con l’innovazione tecnologica, ma si dilata il tempo in cui i lavoratori stanno al lavoro. Sembrerebbe una misura ottocentesca, se non fossimo nel teorizzato postfordismo. Tutti quanti hanno capito che alla logica dei proclami non corrisponde quasi mai la logica delle risorse e dell’investimento effettivo. Come ha notato Clericetti su Affari e finanza di Repubblica, le risorse sono modeste. Il governo ha dichiarato che il pacchetto salari-Ici avrà un costo di 2,6 miliardi. Ora, siccome l'abolizione dell'Ici sulla prima casa costa 2,2 miliardi, per i salari rimangono 400 milioni (il ministro Sacconi ha detto un miliardo, ma "spalmato su due anni”. Ma a queste critiche pure fondate, corrisponderà una risposta saggia dei lavoratori? Detto in altri termini: la misura degli straordinari avrà successo tra i lavoratori? Sarà popolare? Ci sarà una battaglia? Il rischio è che a queste domande si risponda positivamente solo per la prima parte. E che cioè la misura sia una tentazione troppo forte per essere respinta in una situazione di ricatto come quella attuale. La questione salariale è troppo acuta. Le domande di reddito sono altissime. Si risponde con una scorciatoia, che molto probabilmente si trasformerà in un trabocchetto. Ma le imprese se la vogliono vedere con i singoli. Con la contrattazione ad personam.

 

(www.rassegna.it, 23 maggio 2008)