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Fiom e Cgil, due analisi
Ribadite le distanze
Ieri l'incontro tra le
due segreterie convocato da Epifani durante
la conferenza dei meccanici. Sul sistema
contrattuale non c'è accordo: ribadite le
critiche di metodo e di merito
Loris Campetti
«Un confronto franco tra
compagni». E' tutto qui il commento, secondo
una formula classica nella storia delle
organizzazioni del movimento operaio che
richiama altre stagioni. L'incontro tra le
segreterie nazionali della Cgil e della Fiom,
tenutosi ieri pomeriggio in corso d'Italia,
si è concluso con un rigido mandato:
silenzio con i giornalisti. «Un confronto
vero senza infingimenti su cui non c'è una
conclusione politica operativa. Ci sono
posizioni diverse, valutazioni diverse e
sono state confermate», sono le sole parole
pronunciate dal segretario della Fiom Gianni
Rinaldini. Per la Cgil, Morena Piccinini non
è andata oltre: «Abbiamo chiarito
reciprocamente i dubbi e le rispettive
convinzioni».
Le posizioni restano distanti, così come erano emerse nel corso della conferenza d'organizzazione dei metalmeccanici. Ognuno dei due soggetti a confronto è uscito nello stesso modo in cui era entrato nella riunione, cioè con le stesse convinzioni di partenza. Si può interpretare così il significato del «confronto franco», sapendo quali erano le divisioni di partenza tra i due gruppi dirigenti. Da un lato c'è un documento unitario firmato dai tre segretari generali di Cgil, Cisl e Uil sulla riforma del sistema contrattuale, accompagnato dalla richiesta pressante di Guglielmo Epifani alla Fiom di assumerlo e sostenerlo; dall'altro c'è una critica di metodo - la mancanza di democrazia interna alla Cgil che non ha consentito ai diretti interessati, lavoratori e delegati, né ai dirigenti delle categorie, di dire la loro e consegnare un mandato preciso a discutere con Cisl e Uil - e una di merito. Nel merito, la Fiom legge nel documento unitario l'avvio di una sterilizzazione del contratto nazionale che si limiterebbe a recuperare l'inflazione, sia pure calcolata con parametri più realistici di quelli presenti, mentre gli aumenti salariali conquistati nei contratti di secondo livello (solo da chi ha l'integrativo, una minoranza dei lavoratori) sarebbero legati alla produttività e alla redditività d'impresa. Epifani, e con lui il segretario confederale Mauro Guzzonato, alla conferenza d'organizzazione della Fiom aveva insistito sul carattere positivo del documento unitario, lasciando intendere l'eventualità di interpretare in modo più flessibile il testo unitario, in relazione alla possibilità di strappare aumenti salariali extra inflazione anche nei contratti di primo livello. Una lettura ben diversa da quella data dai suoi colleghi, Bonanni e Angeletti. E non sfugge a nessuno che se questo è il documento unitario, ben diverso sarà l'eventuale testo di accordo con le controparti confindustriali che non si limiteranno certo a sottoscrivere le richieste sindacali. A quel punto ai lavoratori non resterebbe che prendere atto, magari con un referendum, di quale sarà il loro futuro contrattuale. Nel corso della riunione tra le due segreterie si è anche discusso del casus belli che ha contribuito a raffreddare i rapporti tra Fiom e Cgil: la sospensione decisa dal comitato di garanzia della Cgil lombarda della segretaria della Fiom di Milano, per non aver impedito a un delegato espulso di prendere la parola nel corso di una riunione. Rinaldini aveva risposto con fermezza, annunciando che qualora la misura repressiva venisse confermata si riterrebbe anch'egli autosospeso, per assunzione di responsabilità. Anche su questo punto il confronto è stato «franco, cordiale e leale tra compagni, come si diceva una volta quando si litigava», per usare le parole di Giorgio Cremaschi. |