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Mantova, 14 maggio 2008
LEGGE 194: ANCORA ATTACCHI DAL VATICANO.
Il Vaticano, con tutto il suo potere, butta
la maschera e all'indomani delle elezioni, attacca
frontalmente la legge 194 che, da 30 anni, regola e previene
in Italia l'interruzione volontaria di gravidanza. Lo "storico"
Movimento per la Vita, quello che inutilmente aveva chiesto
l'abrogazione della legge tramite referendum e che mai ha
cessato la sua crociata fondamentalista, una delle principali
associazioni dell'integralismo cattolico antiabortista,
ricevuto giorni orsono in Vaticano, ha ottenuto la risposta
pubblica che si aspettava: Ratzinger, infatti, ha dichiarato
che la legge 194 “ha inferto una ferita alla società italiana e
a trenta anni dalla sua entrata in vigore è di fatto "più
difficile difendere la vita". Ratzinger ha poi richiamato
“all'ordine” i cattolici in una vera e propria presa di
posizione politica: “invito i credenti – ha detto il capo del
Vaticano - a testimoniare in maniera concreta che il rispetto
della vita è la prima giustizia da applicare".
Il Papa, appena un mese fa, aveva ricordato
che anche il divorzio è una colpa grave, una "piaga",
mentre la settimana scorsa, aveva ribadito l'attualità
dell'enciclica di Paolo VI del 1968 contro
contraccezione e aborto, mentre chiedeva esplicitamente
alle "istituzioni uno sforzo per aiutare con ogni mezzo la
famiglia, fatta dalla unione tra uomo e donna".
Insomma il Vaticano fa politica, detta le
regole: mezzi di informazione e governo gli prestano ascolto e
non aggiungono una parola sul fatto che vietare, oggi, nel 2008,
in un mondo i cui abitanti per i 2/3 vivono una condizione
stabile di miseria, guerra e malattia indotta dalllo
sfruttamento capitalistico, prevenzione e
contraccezione, significherebbe condannare a morte per malattia
milioni di persone: altro che vita! Quelli che soppravvivono,
poi, potrebbero morire, da adulti, così come da bambini, neli
conflitti senza fine che insaguinano il mondo per il controllo
di petrolio, ricchezze naturali, territorio e... acqua. Senza
contare come la persistente intolleranza omofobica del Vaticano,
spingerebbe ad emarginazione e privazione di diritti migliaia di
cittadini/e o meglio alla regrissione culturale una società
intera.
Sarebbe inutile ripetere che la divisione
fra Stato e Chiesa è principio fondamentale della nostra
Repubblica e che un esponente religioso, per quanto potente ed
influente, non può intromettersi negli affari di uno Stato,
anche se oggi governato da una coalzione "amica", ma è
evidente che dobbiamo rifarlo e non stancarci di lottare per
difendere i diritti che le donne hanno conquistato in decenni di
lotte ed impegno sociale.
Ricordiamo: nel 2005 le IVG sono state
103.033, -2.1% rispetto al 2005 e -44.6% rispetto al 1982. Sono
in aumento gli interventi effettuati dalle donne straniere dal
20.1% sul totale nel 1996 al 29.6% del 2005, a fronte di un
forte aumento della popolazione straniera in Italia.
Per area geografica le IVG si praticano
maggiormente al nord: 60.280 nel 2005 con una diminuzione
costante che rispetto al 1983 è del 42.8%. Poi il centro: 29.500
IVG -43.7% dal 1983, il Sud 31.143 -45.8% e le isole 11.867
-36.5%.
La stessa recente relazione dell' (ex)
Ministero della Salute presentata in Parlamento, studiando
l'evoluzione del fenomeno, affida a istituzioni e governo il
compito del raggiungimento delle finalità primarie della
Legge, cioè la cancellazione dell'aborto
clandestino, fine che la legge sta conseguendo
brillantemente e la promozione di una sempre maggior
consapevolezza verso una procreazione consapevole per
evitare di considerare l'aborto quello che non è, ovvero un
mezzo per controllare le nascite.
Ricordiamo che la battaglia non è vinta: la
conferenza Stato Regioni del marzo scorso, ha replicato come
inaccettabili, le proposte di Lombardia e Veneto di
introdurre termini restrittivi per le eccezioni di IVG
per motivi terapeutici, continue sono le polemiche e
gli impedimenti posti all'uso di "pillola arbotiva" e
"pillola del giorno dopo", il sistema sanitario vigente
(sia privato che pubblico -ma di fatto gestito direttamente dai
partiti che governo le giunte regionali e che in tal modo
vantano una comptenza divenuta "riservata") permette un
vastissimo ricorso alla obiezione di coscienza, giacchè subordinato
ai voleri dei direttori delle strutture ospedaliere, mentre le
IVG ormai abitualmente, vengono eseguiti da "medici a
gettone" che, alla faccia della tutela della salute
della donna, intervengono a chiamata, con una sorta di compenso
a cottimo, così come assistiamo al ritorno delle
pratiche clandestine, soprattutto a danno delle
immigrate.
Per difendere la salute delle
donne, i servizi pubblici sociali improntati al principio
dell'eguaglianzia, rivendicare l' autodeterminazione delle
donne a decidere del proprio corpo e della propria vita, la
lotta e lo sdegno non possono fermarsi.
Scilla Alberini
Patrizia Quadri
Livia Fenaroli
Monica Perugini
Ilaria Reggiani
Sabrina Simoncelli
Adriana Gaio
Debora Guerra
Cesarina Pavesi
Silvia Rossi
Silva Grossi
Vittoria Sarcuni
Cecilia Avanzini
Elisabetta Arcari
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