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Il sistema contrattuale
Per il segretario della Fiom Gianni
Rinaldini la riforma dei contratti è dettata
da Confindustria. Il testo di Cgil, Cisl e
Uil paga la mancata autonomia da un modello
sociale pericoloso
«L'attacco è globale,
ripartiamo dal lavoro»
La globalizzazione
colpisce anche la politica, che si attarda
su temi identitari invece di domandarsi cosa
dev'essere oggi la sinistra
Loris Campetti
«La globalizzazione
fondata sul mercato e la competizione su
base planetaria, con i suoi devastanti
effetti sociali, politici e istituzionali
segna una cesura nella storia del movimento
sindacale, ne mette in discussione gli
aspetti fondanti. Determina una
contrapposizione tra lavoratori dei diversi
paesi e all'interno dello stesso paese, e
tende a eliminare i vincoli sociali. In
relazione con questo scenario parte
l'assalto al contratto nazionale di lavoro».
Il segretario generale della Fiom inquadra
così il duro confronto sulla riforma del
sistema contrattuale e sulla natura del
sindacato. Al direttivo della Cgil, Gianni
Rinaldini ha solo nominato il suo giudizio
negativo sulla piattaforma, per poi
annunciare la sua autosospensione se non
verranno ritirate le misure repressive
contro il gruppo dirigente Fiom di Milano,
di cui il manifesto ha riferito nei giorni
scorsi. Una sospensione decisa dal comitato
di garanzia della Cgil Lombardia, «sensa
senso, un provvedimento sproporzionato
rispetto ai fatti contestati - non aver
impedito a un delegato espulso dalla Cgil di
prendere la parola in una riunione del
direttivo Fiom, ndr - di cui mi assumo la
responsabilità. Un provvedimento deciso
venti giorni prima, se viene comunicato nel
corso di un direttivo delicato, rischia di
inquinare il confronto politico sulla
riforma contrattuale».
Stai denunciando un nesso tra l'attacco alla Fiom e questo confronto? Non ho elementi per farlo, registro che le evidenti pulsioni nell'organizzazione rischiano di degenerare. La Cgil ha vissuto periodi ben più difficili (in relazione alle vicende connesse con il terrorismo, ndr), tenendo sempre saldo il terreno della democrazia. Mi aspetto che questo criterio venga salvaguardato. Sulla riforma dei contratti, l'immagine che arriva è ancora quella dello scontro tra moderati e radicali. E' così? Non è così, l'unica posizione radicale in campo è nella relazione del presidente di Confindustria: Marcegaglia non fa che trarre a suo vantaggio le conseguenze della radicalità della globalizzazione. In che senso la globalizzazione cambia ruolo e la natura sindacato? Partiamo da un dato: la crisi dei sindacati in Italia, in Europa e nel mondo. Chi finge che la crisi riguardi la sola politica si rifiuta di guardare in faccia la realtà. Quando parlo di crisi del sindacato parlo anche della Fiom, sia chiaro. Ci vorrebbe un po' di umiltà per aprire un confronto democratico sul nostro futuro. La cosa peggiore è fingere di non vedere i mutamenti, cavandosela con un qualche accordo. Io dico solo questo: abbiamo festeggiato il 1° Maggio, nato sull'obiettivo strategico delle 8 ore. Esiste oggi un obiettivo generale e unificante? Questo interrogativo dovrebbe stare al centro del prossimo congresso della Cgil, giacché quello scorso è stato schiacciato sul rapporto con il governo Prodi. Dopo la sconfitta elettorale, Epifani ha detto che la linea della Cgil verso il governo Berlusconi sarebbe stata caratterizzata dalla stessa autonomia manifestata verso il governo Prodi... Il terremoto elettorale, dentro il sistema bipolare, impone una diversa declinazione della categoria dell'autonomia e dell'indipendenza. che vanno riempite di contenuti progettuali, in relazione alla dinamica contrattuale. E' ora di fare il bilancio di un sistema concertativo che ci riduce a concordare o meno sulle Finanziarie. Di anno in anno non ci resta che scegliere se stare con il governo o con l'opposizione. Un sistema così distrugge l'autonomia. Ha ragione Carniti, la concertazione deve avere obiettivi e tempi definiti, altrimenti si snatura il sindacato. Il sistema di regole va ripensato. E ti sembra che la direzione indicata dalla piattaforma confederale vada nella direzione che tu auspichi? Governo e Confindustria vogliono ridurre il contratto nazionale al recupero dell'inflazione. Inoltre, pretendono di definire i limiti della contrattazione di 2° livello legandola alla produttività e redditività dell'impresa. Siamo all'intervento diretto del governo sulla contrattazione e le parti sociali attraverso la detassazione del premio di risultato, con un effetto distorcente sulla struttura fiscale, aggravando le disuguaglianze (tra chi i pochi che hanno e i tanti che non hanno il contratto aziendale), mettendo in discussione la progressività della pressione fiscale. Se questi sono i presupposti, ritengo sbagliato che il sindacato non si batta perché la contrattazione nazionale possa aumentare le retribuzioni reali. Rispetto alla bozza iniziale c'è una modifica: dalla «difesa» dei salari dall'inflazione si passa al loro «sostegno e valorizzazione». Che vuol dire? Non spetta a me definire il significato preciso di questa formula oscura, ma al tavolo di trattativa nel tempo di due secondi bisognerà dire se si parla di crescita, o pur sempre di difesa dei salari. Berlusconi ha promesso che nel primo atto di governo defiscalizzerà gli straordinari, ma dalle confederazioni non arrivano forti segnali di protesta. Una scelta sbagliata, che punta all'allungamento dell'orario di lavoro e alla divisione dei lavoratori. Un errore già compiuto dal governo Prodi che eliminò la sovracontribuzione. Anche la detassazione del premio di risultato, che è nel protocollo sul welfare, ha aperto la strada agli affondi di Berlusconi. Perdita di autonomia sindacale e rischio che passi un modello aziendalistico. Ma quale modello auspichi? Dobbiamo ripartire dalla contrattazione nei luoghi di lavoro, con l'obiettivo di riunificare il lavoro. Rimettendo al centro la condizione di lavoro, pur se i margini di contrattazione sono ridotti con l'introduzione di metriche internazionali sui ritmi e l'organizzazione. Quel che dici presuppone una riforma del sindacato di base. Che ne sanno i delegati delle condizioni dei lavoratori, se il loro ruolo è di portare in fabbrica le posizioni dei sindacati? Dobbiamo andare in controtendenza e lavorare a una riforma delle Rsu, ricostruendo una rappresentanza delle condizioni materiali. E insieme semplificare e riunificare, dato che dentro una stessa fabbrica convivono e confliggono anche 6 o 7 diversi contratti. Una strada in salita, in una stagione in cui la sinistra è stata espulsa dal Parlamento. Non entro nel merito del quadro politico, solo segnalo che la globalizzazione riguarda anche la politica e la sua autonomia. Invece la politica sembra assorta nei suoi problemi identitari. Il disastro elettorale ci interroga tutti sul significato, e le caratteristiche, di una forza di sinistra, qui e nel mondo, ora e per il futuro, mentre aumentano le disuguaglianze e si rendono più evidenti le contraddizioni strutturali - siamo alle rivolte del pane. Il problema della democrazia riguarda anche le regole di vita sindacali. Sulla contrattazione assisteremo a una replica della consultazione sul welfare? Sulla piattaforma non c'è una consultazione certificata, con il voto di tutti i lavoratori per intenderci. E' assurdo pensare che su una questione così rilevante ci si debba limitare al voto del direttivo confederale, senza consentire ai dirigenti di categoria di dire la loro. Ma quando al centro sarà definito il testo dell'accordo e si arriverà alla consultazione vincolante e certificata, accetterai di andare nelle assemblee a difendere un testo che non condividi, com'è successo con il protocollo sul welfare? Non so quale sarà il testo su cui si chiederà l'opinione dei lavoratori, vedremo. Comunque non ho alcuna intenzione di andare nelle assemblee a sostenere ipotesi di riforma che non condivido. |