La rivolta di tutti i delegati «Maria no, è una di noi»
Alla Cgil lombarda Piovono decine di fax in difesa della segretaria sospesa insieme a tre colleghi: «Ritirare il provvedimento»
an. sci.

 
«Maria no, è una di noi». Alla Cgil di Milano ieri sono piovute oltre 50 mail e fax di solidarietà provenienti da altrettante fabbriche metalmeccaniche del territorio, e decine ne continuano ad arrivare. Agli operai milanesi non va giù la «punizione» inflitta alla segretaria generale Fiom Maria Sciancati (6 mesi di sospensione) e ad altri tre funzionari lombardi (dai 3 ai 4 mesi) con il pretesto di un intervento di tale Massimiliano Murgo a un attivo dei delegati, il 10 maggio 2007 a Sesto San Giovanni: il personaggio è un ex delegato Fiom già sospeso per aver ricevuto un avviso di garanzia in merito alle indagini sulle «nuove Br». Nell'intervento, il Murgo avrebbe parlato di un presunto accordo con la Fiom, che gli avrebbe offerto di rientrare in categoria se lui avesse creato una lista autonoma - Alternativa sindacale - dentro la Marcegaglia, dove lavorava. Sciancati non era presente all'attivo, ma quando le è stato riferito il fatto ha scritto una serie di lettere ai delegati in cui ha smentito le affermazioni dal personaggio.
Nonostante questo, il Comitato di garanzia della Cgil lombarda ha deciso comunque di emettere le sospensioni, il 18 aprile scorso, piombate però sul Direttivo Cgil di due giorni fa, quello sui contratti, al quale Gianni Rinaldini ha deciso di intervenire per poi lasciarlo prima della votazione, in solidarietà alla segretaria milanese, di cui ha deciso di condividere le responsabilità. La denuncia sulle dichiarazioni del Murgo sarebbe arrivata al Comitato Cgil da due delegati di «Lavoro società», mentre ieri il segretario Cgil di Milano, Onorio Rosati, confermava che l'input non era venuto dalla segreteria, e cercava di rasserenare.
La vicenda, come si vede, è molto intricata, ma certo Sciancati e colleghi non meritavano una punizione così pesante, che evoca epoche di Comitati con la «C» maiuscola di cui nessuno oggi sente la nostalgia.
A conferma che gli operai guardano al concreto più che a triti burocratismi vintage, la pioggia di fax inviati alla Cgil milanese: sottolineano la «storia limpida» di Maria Sciancati, vicina ai posti di lavoro e al territorio perché lei stessa, fino a pochi anni fa, lavorava in fabbrica - alla Borletti - ed era delegata.
«Hanno sempre sostenuto le nostre lotte, Maria e gli altri compagni si sono sempre battuti contro la violenza e il terrorismo», dicono le Rsu della Alfa Romeo; «le loro posizioni contro la violenza e il terrorismo sono sempre state nette, senza nessuna reticenza né ambiguità», aggiungono dall'Ansaldo; «si sono sempre schierati dalla parte del più debole, e hanno una storia personale limpida», ribadiscono alla Faema. Stessi toni da Almaviva, Bezzi, De Nora, Dynacast, Tosi Legnano, Vimercate, Kone, Mapal, Microfusione. L'elenco potrebbe continuare, ma soprattutto è importante citare la frase con cui si concludono tutti i fax: «Chiediamo che vengano ritirati tutti i provvedimenti. Per noi restano dirigenti della Fiom».
La segreteria nazionale Fiom, dal canto suo, «conferma la fiducia al gruppo dirigente e alla segretaria Fiom di Milano che, secondo le stesse norme statutarie, continuano a svolgere la loro funzione normalmente». Si fa riferimento al fatto che Sciancati e gli altri presenteranno ricorso. Si dissocia solo Fausto Durante. Nicola Nicolosi, Lavoro e società, spiega che «non c'è stato alcun complotto». Lunedì Gianni Rinaldini parteciperà al direttivo Fiom di Milano.