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Direttivo notturno tra scontri e polemiche
Cgil, addio contratto
Nel nuovo modello via
l'aumento salariale
Fabio Sebastiani
Come se il clima non fosse già abbastanza difficile a causa della
"riforma della contrattazione", la notizia della sospensione dei
dirigenti milanesi della Fiom ha avuto l'effetto di rendere
l'apertura del Comitato direttivo nazionale della Cgil a dir poco
incadescente. Il segretario generale Gianni Rinaldini ha abbandonato
per protesta Corso d'Italia. Giorgio Cremaschi, segretario
nazionale, ha fatto girare un lungo comunicato in cui si leggono
parole come «intimidazione politica», «metodi e forme estranee alla
cultura dell'organizzazione», «atto autoritario ai limiti della
violenza». Anche Nicola Nicolosi, leader di Lavoro Società, che nel
corso della discussione ha presentato un documento alternativo (al
quale non ha aderito la segretaria nazionale Paola Agnello Modica) a
quello della maggioranza, di cui formalmente la sua area fa ancora
parte, ha sottolineato la «sproporzione tra fatto specifico e
sanzioni adottate». A questo punto i vertici della Fiom di Milano
possono far ricorso ad un secondo grado di giudizio davanti a una
Commissione di garanzia interegionale e a un terzo, a livello
nazionale. Può darsi che tutto si risolva con un nulla di fatto. Ma
il fatto politico, in un momento in cui in Cgil dovrebbe esserci
spazio per un "sano confronto di merito", c'è tutto. E la
coincidenza con il dopo elezioni e il varo di un accordo che
cambierà il volto del sindacato non fa che aumentare i dubbi.
Guglielmo Epifani, intanto, sottolinea il clima di «vera
discussione», e recapita al direttivo una intesa tra le tre
segreterie che in realtà non ha grandissime differenze rispetto al
testo concordato unitariamente a febbraio. In aggiunta, c'è solo il
capitolo su "democrazia e rappresentanza" che da una parte riprende
«in via pattizia» la legge sul pubblico impiego e, dall'altra,
cancella definitivamente le parole "voto" e "referendum" dal
percorso di proposta e validazione di piattaforme e ipotesi di
accordo nell'ambito confederale. Per quanto riguarda gli accordi di
categoria, ogni sigla sindacale si regolerà come meglio crede.
Un modello contrattuale unico, sia per il settore pubblico che per
quello privato, con due livelli tra loro complementari. È quanto
prevedono le linee del progetto di riforma della struttura della
contrattazione, approvate oggi dalla segreteria unitaria Cgil, Cisl
e Uil. Nel merito, il documento ipotizza la riduzione attraverso
accorpamenti per aree omogenee e per settori dei contratti. La
durata sarà triennale, sia per la parte economica che normativa, e
occorre far rispettare la tempistica dei rinnovi prevedendo delle
penalizzazioni (come fissare comunque la decorrenza dei nuovi minimi
salariali dalla scadenza del vecchio contratto). Sulla parte
economica, dove non si rintraccia mai la frase «aumento dei salari»,
il recupero dell' inflazione va ancorato a criteri definiti
«credibili», adeguando gli attuali indicatori di inflazione
(utilizzando, ad esempio l'indice armonizzato europeo corretto con
il peso dei mutui) e, in caso si verifichino differenziali
inflazionistici, vanno definiti meccanismi certi di recupero. Sarà
in sede di contratto nazionale, poi, che si dovranno definire le
competenze da affidare al secondo livello (come accade nel settore
dei chimici). Il secondo livello sarà sostanziato di contratti
aziendali o territoriali: in quest'ultimo caso, sui cui
Confindustria non è d'accordo, potranno essere regionali,
provinciali, settoriali, di filiera, di comparto, di distretto, di
sito. Questa contrattazione sarà incentrata sul salario per
obiettivi rispetto a parametri di produttività, qualità redditività,
efficienza ed efficacia.
Oltre a "Lavoro Società", hanno presentato un documenbto alternativo
anche Giorgio Cremaschi e Dino Greco.
Paolo Ferrero, ex-minsitro della Solidarietà Sociale, esprime «forte
preoccupazione» per l'intreccio tra la scelta «di ridurre il peso
del contratto nazionale di lavoro e la sospensione di alcuni
dirigenti e componenti della Segreteria di Milano della Fiom». «Nel
2002 - sottolinea in una nota - la Cgil costituì la principale
barriera alla ristrutturazione dei rapporti sociali in senso
peggiorativo per i lavoratori intrapresa dal Governo delle destre.
Oggi, nel pieno rispetto dell'autonomia del sindacato, non posso
invece che sottolineare come ci sia il timore che le tendenze
consociative del sindacato procedano di pari passo alle tendenze
all'accordo bipartisan tra destra e Partito Democratico in materia
di lavoro. Sarebbe questo un elemento di rafforzamento e
consolidamento fortissimo dell'ipotesi politica berlusconiana».
08/05/2008
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