|
Il pretesto: non avere impedito l'intervento in
un attivo di un espulso dalla Cgil
Roberto Farneti
La Fiom di Milano - e quella nazionale - non hanno mai avuto
atteggiamenti indulgenti nei confronti di propri delegati o iscritti
coinvolti a vario titolo in vicende legate al terrorismo. I fatti
parlano chiaro. Tra le 15 persone arrestate il 12 febbraio 2007 e
tra i 70 indagati dalla pm Ilda Boccassini nell'ambito
dell'inchiesta milanese sulle nuove Br, c'erano due delegati Rsu
Fiom di due fabbriche di Sesto San Giovanni, la Alstom e la Brollo
(gruppo Marcegaglia). A seguito di quella inchiesta, sia
Massimiliano Gaeta che Massimiliano Murgo sono stati immediatamente
sospesi dalla Fiom. Il primo è ancora in carcere, il secondo è stato
espulso pochi mesi dopo dalla Cgil. Ma non per le accuse di
terrorismo (da cui, peraltro, è stato prosciolto) bensì per la sua
scelta di aderire pubblicamente a uno sciopero dei Cobas. Non solo:
subito dopo gli arresti, la Fiom di Milano organizzò un presidio
contro terrorismo e violenza in piazza San Babila, mentre a Padova
ci fu un'assemblea straordinaria dei delegati nazionali al termine
della quale venne proposto uno sciopero generale.
La decisione del collegio giudicante della Cgil Lombardia di
sospendere per sei mesi Maria Elvira Sciancati, da febbraio 2006
segretaria generale della Fiom di Milano, di infliggere quattro mesi
di sospensione a un altro membro della segreteria, Marcello Scipioni,
e di sospendere per tre mesi due funzionari di Sesto San Giovanni,
Roberto Zanotto e Marco Verga, trae origine da un altro episodio,
avvenuto il 10 maggio 2007. «Quel giorno - ricorda Sciancati - c'era
un attivo dei delegati di Sesto sulla piattaforma presentata per il
rinnovo del contratto nazionale». A quell'attivo era presente anche
Murgo, il quale prese la parola malgrado non fosse già più un
iscritto. Durante quell'intervento, secondo quanto riporta il
dispositivo del collegio giudicante lombardo, Murgo avrebbe
sostenuto «che la costituzione di Alternativa Operaia
(organizzazione da lui fondata e con la quale ha partecipato alle
elezioni Rsu della Marcegaglia) fosse stata consigliata dalla Fiom».
Da qui il ricorso di due delegati al Comitato di garanzia. C'è stata
quindi una istruttoria «durante la quale - riferisce Sciancati - ho
spiegato perché non ho ritenuto opportuno sospendere l'attivo. Dal
punto di vista politico, non ritengo di avere fatto un errore:
eravamo in sciopero e avevo la necessità di andare avanti a
discutere del contratto. Anche se poi mi sono arrabbiata con chi ha
dato la parola a Murgo, cosa che è accaduta mentre ero fuori dalla
sala».
Sta di fatto che la Cgil si è sentita delegittimata, per il fatto
che quelle dichiarazioni sarebbero state tollerate. «Ma è un
argomento pretestuoso - ribatte la segretaria della Fiom di Milano -
sono mesi che con Murgo non ci parlo e se non replico alle
stupidaggini che dice in giro è proprio perchè non voglio
legittimarlo». La vicenda assume così i connotati di un regolamento
di conti tra la Cgil e la Fiom. «Credo che siamo in presenza di un
atto molto grave da parte della Cgil - commenta Sciancati - se
pensano di risolvere problemi politici attraverso la magistratura
interna, come la chiamano loro». C'è anche un aspetto personale.
«Credo di avere dato in questi anni un grande contributo alla Cgil -
aggiunge Sciancati - questi provvedimenti disciplinari mi
feriscono».
08/05/2008
|