Dichiarazione di voto di Dino Greco

al Comitato direttivo nazionale Cgil di mercoledì 7 maggio 2008

 

Aderisco alla richiesta del compagno Lami di ritirare il documento che ho condiviso con Giorgio Cremaschi per confluire sul testo presentato da Nicola Nicolosi. Chiedo inoltre che il documento da me presentato insieme a Cremaschi sia posto agli atti come dichiarazione di voto alla quale, tuttavia, intendo unire un altro ordine di motivazioni che si rende indispensabile dopo le conclusioni del compagno Epifani, nelle quali egli ha sostenuto che la consultazione di tutti i lavoratori sul modello contrattuale supererebbe, in quanto più estesa e comprensiva, la democrazia di organizzazione. Ebbene, questa contrapposizione dello statuto della Cgil -che reclama la partecipazione di tutte le strutture e degli iscritti e delle iscritte alla formazione delle decisioni dell’organizzazione- alla costruzione del processo decisionale unitario è del tutto incongrua. E’ inaccettabile un metodo -codificato a chiare lettere nel testo che ci viene proposto- secondo il quale prima viene l’accordo fra i segretari generali delle tre confederazioni; poi la ratifica dello stesso senza alcuna possibilità di modifica da parte del Comitato direttivo della Cgil, al quale viene dunque chiesto un voto di fiducia sul segretario generale; infine la presentazione del testo ai lavoratori, ai quali peraltro non sarà consentito di votarlo, potendo essi esprimersi soltanto sull’esito del negoziato e a seguito di assemblee nelle quali è esclusa qualsiasi possibilità di dialettica fra posizioni diverse. Il modello che si sta affermando in via di fatto esclude dunque qualsiasi ruolo delle strutture della Cgil, confederali come di categoria, a tutti i livelli. E inaugura un rapporto diretto fra il segretario generale ed i lavoratori che si configura come una torsione plebiscitaria della democrazia sindacale. Tutto questo modifica in profondità le regole della nostra vita interna e la sovranità di questo stesso organismo dirigente. E ciò dovrebbe preoccupare non soltanto chi sta esprimendo un dissenso di merito, ma anche quanti oggi condividono i contenuti della proposta avanzata.