Nel primo direttivo dopo le elezioni Epifani butta la croce addosso a Prodi e serra i ranghi interni
Cgil: «No a conflitto preventivo col governo»

Fabio Sebastiani
Il risultato del voto «interroga anche noi», ma «sarebbe sbagliato rispondere con forme di conflitto preventivo» con il neo governo di centrodestra. Guglielmo Epifani, di fronte alla platea del primo Comitato direttivo nazionale dopo il 13 aprile, usa toni molto rigorosi. Niente mezze misure insomma, nemmeno nei confronti delle ragioni della sconfitta di sinistra e centrosinistra, tutte riconducibili alla «delusione per i risultati del governo Prodi». A cominciare dalla «incredibile confusione sul tesoretto che si è deciso di non utilizzare a favore dei ceti più colpiti dalla crisi», aggiunte. Certo, l'avesse detto prima forse, per la sua parte di responsabilità, certo, non ci troveremmo in queste condizioni.
Secondo il segretario generale della Cgil, la ricetta a questo punto è «il sostegno ai ceti più colpiti dalla riduzione del potere d'acquisto e dall'aumento dei prezzi», ma senza fughe in avanti. C'è l'esigenza di «preservare il profilo unitario», sottolinea, e di valutare il confronto con governo e imprenditori «di volta in volta, dicendo sì quando ci sembrano convincenti».
Il più grande sindacato italiano si appresta ai rigori del "generale inverno" con un programma minimo che servirà a limitare i danni. È non è detto che ci riesca.
Su quanto sia valido e soprattutto condiviso questo schema lo si vedrà presto, a partire dalle giornate che la Cgil a fine mese dedicherà alla Conferenza d'organizzazione e a quella sorta di Conferenza programmatica adombrata dallo stesso segretario generale per l'autunno prossimo. Per la prima decade di maggio, intanto, è convocato un altro direttivo.
L'argomento delicato sarà proprio il rinnovo dei modelli contrattuali, sul quale non tira certo aria di pacificazione interna. Per il momento, nel merito non ci sono novità ufficiali. Guglielmo Epifani ieri ha soltanto proposto uno schema in cui il Comitato direttivo dovrà limitarsi a prendere atto delle decisioni prese tra i tre segretari, che ancora stanno limando il testo originario. E' lo stesso percorso già utilizzato per l'accordo sul Welfare del luglio 2007. E anche in questa occasione potrebbero entrare nella partitta della consultazione anche i pensionati.
Su questo percorso c'è il no di Lavoro Società e della Fiom, che pretende il voto degli iscritti. «Qualsiasi modifica del modello contrattuale deve essere discussa preventivamente nel Comitato direttivo nazionale che è l'unico organismo che può dare mandato alla segreteria per qualunque modifica dei modelli contrattuali», ha detto Nicola Nicolosi, leader di Lavoro Società.
Rispetto all'esito elettorale Nicolosi ha parlato di «gravi le responsabilità di Veltroni che con la sua scelta di presentarsi da solo ha consegnato il Paese, per la terza volta a Berlusconi».
Secondo il leader della "Rete 28 aprile" Giorgio Cremaschi, sulla riforma del sistema contrattuale «si gioca il futuro del sindacato italiano, e della Cgil in particolare». Cremaschi ha parlato di«opposizione dura se si dovesse ridimensionare il ruolo del contratto nazionale». Il segretario nazionale della Fiom, che è tornato a chiedere il congresso anticipato, ha sottolineato che «anche se non era in lista» la Cgil «ha perso le elezioni» a causa del patto con Prodi.
La riforma dei modelli contrattuali secondo Fulvio Fammoni ormai è vicina. «Siamo in vista del traguardo, all'ultima curva». «Naturalmente stiamo lavorando alla proposta sulla riforma dei contratti e sulla rappresentanza. E proprio la risposta sulla rappresentanza sarà la risposta del sindacato contro le critiche» che gli sono piovute addosso, ha aggiunto Fammoni. «Noi vogliamo la certificazione», ha concuso Fammoni a margine della presentazione delle manifestazioni per il primo maggio precisando invece che sul tema della rappresentanza territoriale «abbiamo registrato la chiusura della Marcegaglia».
Per Raffaele Bonanni sui contratti, invece, non c'è alcuna nube all'orizzonte neppure con il futuro presidente di Confindustria. «Marcegaglia? la vedo dotata di buona volontà e prontezza». L'incontro tra sindacati e Confindustria ci sarà «quando servirà», ha specificato Bonanni a chi chiedeva se sarà in calendario prima dell'insediamento di Marcegaglia, previsto con l'assemblea del 21 maggio.


30/04/2008