Contratti, sinistra Cgil all'attacco
Rinaldini e Nicolosi: «Epifani si confronti con il Direttivo prima di chiudere con Cisl e Uil»
Fiom e Lavoro Società: «Non si smantelli il contratto nazionale». Rinaldini annuncia: «Consultazione straordinaria». Cremaschi: «Nuovo Congresso». Ma Epifani accelera, e su Berlusconi: «Niente conflitti preventivi»
Antonio Sciotto
Roma

 
Ormai è questione di giorni, anzi possibilmente di ore: già domani, primo maggio, con grande efficacia mediatica i tre segretari di Cgil, Cisl e Uil potrebbero annunciare di aver raggiunto l'accordo sul modello contrattuale, da proporre poi alla Confindustria. Un cammino tutto in discesa per Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, ma non per il segretario generale Cgil Gugliemo Epifani, che ieri ha raccolto le critiche delle sinistre della confederazione, non d'accordo sul merito e sul metodo adottati per arrivare a un testo unitario. L'occasione è stato il primo Direttivo nazionale post-voto, convocato per fare un'analisi delle elezioni, ma di fatto diventato terreno di confronto - seppur senza una votazione finale - tra le diverse anime della Cgil.
Epifani ha indicato chiaramente il percorso del Testo sui contratti, ribadendolo nelle sue conclusioni: verrà concordato prima tra i tre segretari generali, e dopo (forse già entro questo finesettimana) verrà portato ai singoli direttivi, che lo metteranno al voto; si riuniranno poi i tre direttivi unitari, che daranno il mandato alle segreterie a trattare con Confindustria; il testo uscito dal confronto con le imprese verrà infine sottoposto al voto dei lavoratori. E' lo schema applicato sul Protocollo del welfare, ed è proprio su questo percorso che si attestano le critiche delle sinistre Cgil, da Gianni Rinaldini a Nicola Nicolosi: il confronto nel Direttivo deve avvenire già sulla bozza oggi in discussione - spiegano Rinaldini e Nicolosi - perché è il Direttivo che deve dare il mandato a Epifani per raggiungere un testo unitario con Cisl e Uil. Altrimenti, se il testo viene portato già «blindato» da un accordo tra le segreterie, il Direttivo viene costretto a esprimere solo un voto di fiducia a Epifani, senza poter entrare nel merito.
La bozza sui contratti tende a garantire al livello nazionale solo il recupero del potere di acquisto, in base all'«inflazione realisticamente prevedibile», mentre demanda gli incrementi salariali legati alla produttività tutti all'integrativo. Gianni Rinaldini, segretario generale della Fiom, osserva che «di un cambio così radicale non si è mai parlato all'ultimo Congresso Cgil, eppure riguarda le politiche sindacali dei prossimi 15 anni; per questo - annuncia - chiederò la consultazione straordinaria di tutti gli iscritti Cgil, così come è previsto dallo Statuto». Rinaldini, come Nicolosi - coordinatore di Lavoro e società - è convinto che debba essere «il contratto nazionale ad assicurare reali aumenti salariali, attraverso la pratica del conflitto». «Non è possibile - aggiunge Nicolosi - che mentre in Europa viene redistribuito ai salari il 50-51% del prodotto del lavoro, in Italia siamo fermi al 40-41%, e ben il 60% va a rendite e profitti. Non può essere demandato al fisco l'incremento delle retribuzioni, devono essere le imprese a cedere, attraverso il contratto nazionale, e il ruolo del sindacato è quello di rivendicare, per mezzo del conflitto. Se Confindustria ha fretta di chiudere l'accordo, non credo che sia per improvviso "buonismo redistributivo": il fatto è che si vuole decentrare tutto al secondo livello perché pochissime imprese fanno contrattazione integrativa». Giorgio Cremaschi - Rete 28 aprile - dal canto suo chiede «un nuovo Congresso della Cgil, perché discutiamo di temi chiave per il sindacato».
Quanto al voto, Epifani ha ribadito che la Cgil «non farà conflitto preventivo contro questo governo», e ha poi elencato gli errori dell'esecutivo Prodi su cui - afferma - la Cgil aveva già suonato l'allarme: dalle finanziarie ai tira e molla sui «tesoretti», fino al mancato stralcio dei reati sulla sicurezza del lavoro dall'indulto. «Siamo fuori tempo massimo - replica Cremaschi - Se la Cgil avesse fatto quelle critiche nei tempi giusti, oggi non sarebbe costretta a firmare un accordo unitario per paura di restare isolata, finendo per subire i diktat di Confindustria: la verità è che anche la Cgil ha perso le elezioni con Prodi, perché aveva firmato un "Patto di legislatura": è anche per questo che si dovrebbe riandare a Congresso». Secondo Nicolosi, il centrosinistra ha perso per la «sciagurata campagna di Veltroni sul voto "utile", mentre la Sinistra non ha saputo comunicare il proprio senso»; quanto alla Cgil, «deve ripartire dal Congresso del 2006, ricostruire una capacità sociale e non accomunare l'idea di conflitto con la pregiudiziale politica: per un sindacato è naturale fare conflitto, semplicemente per ottenere risultati».