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Fabio Sebastiani
Repubblica , Sole 24 ore e Corriere della Sera ce la stanno
mettendo tutta per tirare il rush finale alla Cgil sul nuovo
modello contrattuale. Una "curva sud" con tanto di
striscioni e bandiere che urla a squarciagola "accordo
subito". Un tifo fortemente incitato dal campo. Ieri il
segretario della Cigl Guglielmo Epifani ha parlato di «passi
in avanti» sulla via dell'accordo unitario. «Stiamo
lavorando per arrivare ad un testo condiviso che tenga
assieme sia le linee di riforma dei contratti sia la parte
sulla democrazia e la rappresentanza, che era la parte
mancante», ha spiegato il leader della Cgil. Il segretario
della Cisl Raffaele Bonanni, intanto, pur di non lasciare
nulla di intentato non fa che tessere le lodi di Emma
Marcegaglia, la stessa che nei giorni scorsi ha puntato
dritto al cuore del contratto nazionale ed ha negato
qualsiasi possibilità di accordo sul contratto territoriale,
che la Cgil, invece, vedrebbe di buon occhio.
In realtà, il percorso non sarà né facile né breve. Intanto,
perché prima del 23 maggio la Confindustria non avrà la
nuova leadership. Certo, il clima bi-partisan sui temi del
lavoro, con Pietro Ichino presidente in pectore della
commissione Lavoro del Senato, che in pratica dovrà
rimettere le mani sullo Statuto dei lavoratori, sta
producendo degli scenari abbastanza inediti. L'attacco ai
diritti consolidati del lavoro diventa, per unanime
considerazione, una cosa «di buon senso» (Maurizio Sacconi,
senatore del Pdl, sul Corriere della Sera di ieri). Lo
stesso attacco sferrato nel 2001 dal neonato governo
Berlusconi produsse i tre milioni di manifestanti a Roma.
Perfino ovvia l'operazione del governo di centro-destra, che
questa volta non vuole correre rischi. A dargli una mano ci
sarà sicuramente il leader del Pd Walter Veltroni. Se
troverà il modo di venir fuori dal disastro delle elezioni
di Roma, il primo dossier sul suo tavolo sarà proprio quello
della deregulation del lavoro.
Oggi la Cgil avrà il suo primo Comitato direttivo nazionale
post-elezioni. Non si parlerà di rinnovo dei modelli
contrattuali, naturalmente. Nonostante quanto sostenga
Epifani in realtà le parti da limare sono ancora molte.
All'ordine del giorno c'è solo la chiusura del bilancio.
Inevitabile, però, che si impegni la discussione sui
risultati delle elezioni. I maligni dicono che percentuali
alla mano verranno rifatti i conti del peso delle varie
"correnti" negli organismi dirigenti. Tuttora c'è da
completare la segreteria nazionale confederale e altre
segreterie di categoria. Fosse solo quello il problema,
però. La Cgil deve affrontare la conferenza di
organizzazione e l'intera discussione di merito sul rinnovo
dei modelli contrattuali. Senza contare la difesa della
legge sulla sicurezza sul lavoro che ieri Sacconi ha messo
sotto un fuoco di fila.
Mentre il leader di Corso d'Italia incita a fare presto per
non ritrovarsi nel trappolone bipartisan, sia la Fiom che
le aree programmatiche "Lavoro e Società" e
"Rete28aprile" pretendono almeno una
consultazione e un voto da parte degli iscritti, sempre che
il testo sia irricevibile. Giorgio Cremaschi,
dell'area "28 aprile" vuole anche il congresso anticipato.
Ovviamente, nella partita c'è, manco a farlo apposta, anche
la Fiat che contro la Fiom di Gianni Rinaldini ha tutta
l'aria di voler giocare, proprio in questo momento, una
partita decisiva. Il terreno per il momento è la Ferrari di
Maranello, dove la Fiom ha perso un round sui sabati
lavorativi e l'Alfa Romeo di Pomigliano d'Arco, dove
Marchionne vuole ricreare i famosi "reparti confino".
Presto, però, il confronto potrebbe spostarsi nella "casa
madre", con la questione dell'aumento dei turni.
29/04/2008 |