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Marcegaglia: «Adesso
contratti leggeri»
La neo presidente di
Confindustria attacca: il contratto
nazionale è «un tappo», meglio premi
individuali e straordinari. Il Testo sulla
sicurezza non va: ridurre le sanzioni. E al
sindacato: accordo o faremo da soli
Antonio Sciotto
Roma
In Confindustria è
cominciata l'era Marcegaglia, ieri il primo
incontro con i giornalisti, anche se
l'insediamento ufficiale avverrà con
l'Assemblea del 22 maggio, all'Auditorium di
Roma. La ricetta della neo-presidenta è
chiara, e si incrocia con quella del
centrodestra guidato da Silvio Berlusconi:
«Siamo fortemente a favore della
detassazione degli stroardinari e dei premi
variabili - ha esordito Emma Marcegaglia,
dopo aver presentato la sua nuova Giunta - E
chiederemo al prossimo esecutivo di
modificare il Testo unico sulla sicurezza
del lavoro, perché è troppo sbilanciato sul
fronte delle sanzioni: vorremmo che fossero
ridotte». Le priorità sono «nuove relazioni
sindacali e modifica degli assetti
contrattuali: serve un contratto nazionale
più leggero sia economicamente che
normativamente, e un deciso decentramento
verso i contratti aziendali, individuali».
Marcegaglia ha ribadito più volte che «gli incontri con i sindacati e il nuovo presidente del consiglio in pectore cominceranno subito, già nei prossimi giorni» e che l'obiettivo della riforma contrattuale a questo punto «non ha più alibi per essere rimandato»: «Noi speriamo che tutti i sindacati vogliano sedersi al tavolo e si giunga a un accordo: se in 4 anni non si è raggiunta una posizione unica non dipende certo da noi, e i veti posti sono una realtà che non si può negare. Ma se anche questa volta non sarà possibile chiudere, vorrà dire che ne sapremo trarre le conseguenze, e decideremo noi come procedere». A una nostra domanda, la leader confindustriale non ha chiarito se le imprese procederanno con aumenti unilaterali - come è accaduto ad esempio alla Tod's di Della Valle - o con accordi separati - come aveva minacciato il suo predecessore, Luca Cordero di Montezemolo. In ogni caso, Marcegaglia ha spiegato che il tema «della revisione dell'articolo 18 non è nella nostra agenda, come mi pare non sia in quella del governo: se piuttosto si decentrassero i contratti, se si detassassero gli straordinari e i premi variabili, penso che risolveremmo molti problemi legati alla competitività, e i lavoratori avrebbero salari più alti». Confindustria resta però «contraria ai contratti di tipo territoriale», «perché non si può calcolare la produttività di un territorio»: «Per noi esistono solo due contratti: il primo è il nazionale, che va alleggerito perché è un freno per la competitività delle imprese, con i riti estenuanti del rinnovo; ed è un tappo per i salari, perché li livella verso il basso; e poi c'è quello aziendale, direi meglio individuale, che invece premia l'impresa e il reddito del lavoro: per questo oltre a detassare gli straordinari noi riteniamo opportuno anche intervenire fiscalmente sui premi variabili». Autocritica gli imprenditori la fanno solo quando parlano di ricerca: «E' vero che l'Italia è indietro per gli investimenti privati: faremo di più», ma sulla sicurezza del lavoro portano a esempio l'incidente di Molfetta, dove «il titolare morì insieme a 4 dipendenti», a dimostrazione del fatto che «nella maggior parte degli infortuni non c'è contrapposizione tra impresa e lavoratore», e che «l'onda emotiva generata da fatti come quelli della Thyssenkrupp ha prodotto un irrigidimento di norme e sanzioni che riteniamo sbagliato». Dunque, oltre alla modifica del Testo unico, Confindustria - come ha spiegato il direttore generale Maurizio Beretta - «chiederà anche l'impiego dell'avanzo Inail per finanziare programmi di prevenzione e formazione; perché quelli sono soldi che le imprese hanno pagato evidentemente in sovrappiù». L'avanzo Inail ammonta a 12 miliardi di euro, e ogni anno se ne aggiunge uno: lo stesso Maurizio Sacconi (Pdl), probabile prossimo ministro del Lavoro, è intenzionato a girarlo verso le imprese, mentre associazioni come l'Anmil chiedono che almeno una parte venga utilizzata per aumentare i magri assegni Inail agli infortunati. Marcegaglia ha anche parlato del nuovo assetto politico, apprezzando la «semplificazione del quadro, il fatto che ci sia una maggioranza netta», e «l'attenzione alla territorialità della Lega». Poi si è detta lieta per l'uscita dal Parlamento della sinistra radicale, definita «interdizione eretta a sistema». Tra le riforme auspicate, «una maggiore presenza del mercato negli enti locali, una giustizia più veloce, una legge elettorale che permetta la scelta del candidato, infrastrutture come la Tav» e, sul fronte delle energie, «un disegno di ritorno al nucleare». Tra i nuovi incarichi in Giunta, il Comitato sulla sicurezza del lavoro, affidato a Salomone Gattegno, quello sul fisco (Luca Garavoglia), «per avere entro l'anno una proposta di revisione del sistema fiscale: la pressione è ancora troppo alta»; il comitato per la presenza delle multinazionali in Italia, affidato al greco Angelos Papadimitriou, presidente della Glaxo. Riconfermato vicepresidente alle relazioni industriali Alberto Bombassei. Gli altri vice: Antonio Costato, Cesare Trevisani, Andrea Moltrasio, Paolo Zegna, Aldo Bonomi, Gianfelice Rocca, Edoardo Garrone, Cristiana Coppola. |