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IPERCOOP DI LIVORNO: LA CGIL RICORRE D’URGENZA CONTRO LIBERE
ELEZIONI RSU sabato 19
aprile 2008
Resistere, resistere, resistere... questo il motto che
la Filcams-Cgil nazionale insieme a quella livornese
sembrano aver adottato. Ma la resistenza non è volta a
contrastare le politiche dei bassi salari e della
precarietà delle centrali della distribuzione
cooperativa. Su questo terreno l’impegno profuso è
“impercettibile”. La resistenza è tesa invece ad
impedire che il percorso democratico dal basso, avviato
da mesi all’interno dell’ipercoop di Livorno per
guadagnare la possibilità di eleggere i propri
rappresentati sindacali, venga stoppato dall’intervento
del giudice del lavoro. Si sarebbero violate le “regole”
che fino ad ora avevano garantito alla CGIL (ma anche a
CISL e UIL) di essere gli unici, affidabili (per
l’azienda) e indiscutibili rappresentanti dei
lavoratori. Una pretesa cieca e forsennata dettata
semplicemente dalla paura: la paura che il percorso di
partecipazione ampia delle lavoratrici e dei lavoratori
dell’ipercoop di Livorno, stimolato dalla recente
costituzione di SdL intercategoriale alle Fonti del
Corallo, possano dimostrare che c'è un altro modo di
fare sindacato e che ciò possa diffondersi anche
altrove….
La presunta violazione delle regole per l’elezione delle
RSU (regole studiate a tavolino per garantire un
trattamento privilegiato a CGIL-CISL e UIL che le hanno
scritte) invocata dalla CGIL non ha alcun fondamento. La
procedura burocratica per permettere alle lavoratrici ed
ai lavoratori di eleggere i propri rappresentanti è
stata seguita da SdL intercategoriale nei minimi
dettagli, è la grande partecipazione prima durante è
dopo le elezioni che non ha rispettato le solite
"regole" rituali ed escludenti che caratterizzano questi
momenti in molti luoghi di lavoro. La CGIL ha scelto di
non presentare una propria lista puntando su una
partecipazione al voto inferiore al quorum necessario
(vedi
link ) ma così non è stato.
Il 3 e 4 marzo scorsi, violando i “consigli” della CGIL,
la maggioranza ha scelto di votare (vedi
link).
Una situazione con cui la CGIL non è abituata a
confrontarsi e che deve preoccuparla molto se ha deciso
di far scendere in campo addirittura il segretario
nazionale della Filcams, Luigi Coppini, che, insieme a
quello livornese Franco Franceschini, hanno firmato il
ricorso d’urgenza ex art. 700 Codice di procedura civile
perché venga sospesa l’efficacia del decreto che ha
consentito lo svolgimento delle rsu.
Che le lavoratrici e i lavoratori prendano nelle proprie
mani il loro futuro, decidano piattaforme e modalità di
lotta per conquistarle, scoperchino connivenze e rituali
consolidati di una pratica sindacale avvezza da anni a
prendersi solo ciò che la controparte gentilmente
concede... questo è ciò che teme la Cgil!
Di seguito la presa di posizione del Coordinamento SdL
intercategoriale di Livorno
Nella giornata di ieri (venerdì 18 aprile) è stata
consegnata al nostro studio legale la notifica del
ricorso d’urgenza ex art. 700 Codice di procedura
civile, avanzato dalla Filcams Cgil nazionale, in
persona del segretario Luigi Coppini, e dalla Filcams
provinciale di Livorno, in persona del segretario Franco
Franceschini.
Con questo ricorso la Cgil ha chiesto “che venga sospesa
l’efficacia del decreto opposto o che sia preso un
diverso provvedimento idoneo ad assicurare
provvisoriamente gli effetti della richiesta decisione
sul merito.”
L’udienza, dato il carattere d'urgenza, è stata fissata
per mercoledì 23 aprile alle ore 13.
La notizia è arrivata così, come un fulmine a ciel
sereno: la Cgil ha in pratica avviato un procedimento
cautelare d’urgenza per sospendere l’esecutività della
sentenza del giudice Magi del 5 febbraio scorso.
Eravamo a conoscenza, come già avevamo spiegato dalle
pagine di questo blog, della fissazione per il 16 luglio
della prima udienza d’appello. Sapevamo che esisteva
anche la possibilità di richiedere il blocco con questo
procedimento eccezionale, ma sinceramente non pensavamo
che potessero arrivare a tanto.
O meglio, lo temevamo, avendo avuto modo di conoscere in
questi mesi la vergognosa natura di questa
organizzazione, ma speravamo che per una volta avrebbero
avuto un pudore che mai hanno dimostrato.
E invece siamo ancora qui, a dover sopportare l’ennesimo
insulto alla democrazia, alle basilari regole di libertà
sindacale, a tutti i lavoratori dell’Iper che lo scorso
3 e 4 marzo hanno eletto i propri rappresentanti.
La gravità di una decisione del genere non necessita di
sottolineature, tanto è pesante il significato di questa
ennesima mossa che si va ad aggiungere alle altre (su
tutte la decisione di non presentarsi alle elezioni RSU,
a questo punto probabilmente già in previsione di questa
manovra ostruzionistica) mai capite dai lavoratori, e in
primis dagli stessi iscritti Cgil.
La cosa veramente penosa è dover leggere (a pagina 6 del
ricorso) una formulazione come questa: “La Cgil non ha
mai inteso né intende opporsi a che un rilevante o meno
numero di lavoratori partecipi attivamente alla vita
dell’azienda in cui operano, tramite una loro sigla
sindacale. Intende solo che, se vi sono delle regole,
queste vengano rispettate. Le rivoluzioni in Tribunale
non si fanno.”
Cara Cgil, è vero, le rivoluzioni non si fanno nei
tribunali, si fanno direttamente “sul campo”. Ma voi
siete talmente lontani dalla realtà e dalle esigenze dei
lavoratori che non vi resta altro che rimanere
avvinghiati ai vostri privilegi in tutte le maniere
possibili. Il miglior tribunale è quello dove i giudizi
li danno i lavoratori, e voi lì sarete sempre
condannati.
Ci presenteremo dunque ancora una volta in tribunale
mercoledì prossimo, rivedremo le solite espressioni
dell’accanimento contro il concetto di rappresentanza
nei luoghi di lavoro, rivivremo l’attesa di una
pronuncia giudiziaria.
Saremo lì, fiduciosi nella giustizia.
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