LA FIAT DI MARCHIONNE: NIENTE DI NUOVO, MOLTO DI ANTICO!
L’era Marchionne in FIAT, salutata con fiducioso entusiasmo e
con “rinnovata” disponibilità a “concertare” le condizioni di
lavoro dei dipendenti da parte di Fim-Fiom-Uilm e Fismic, sta
mostrando la sua vera faccia, quella di sempre vien da dire.
Il vantato recupero di produttività attribuito al manager della
Fiat è il frutto della più tradizionale delle “ricette”
padronali: bassi salari, precarietà, flessibilità degli orari,
aumento dei turni, straordinari a raffica alternati a messa in
cassa integrazione, utilizzo dei PAR dei lavoratori per coprire
problemi aziendali di fermata degli impianti, scarsa attenzione
alla sicurezza, licenziamenti arbitrari, minacce e ricatti
quotidiani nei confronti di chi semplicemente rivendica un
residuo di dignità.
INSOMMA NIENTE DI NUOVO!
Le cronache di questi giorni confermano prepotentemente vecchie
pratiche rispolverate in tutta la loro brutalità:
- dal licenziamento alla Sevel di Atessa con motivazioni
pretestuose di una lavoratrice colpevole semplicemente di aver
denunciato nel corso degli ultimi mesi la violazione della
normativa 626 sulla sicurezza a quello altrettanto arbitrario di
un operaio a Mirafiori
- dal tentativo di espulsione dal sito di Pomigliano di 316
operai a quello di introdurre d’imperio il passaggio da 15 a 17
dei turni settimanali alla Fiat Powertrain (già sottoscritto nel
dicembre scorso da Fim-Fiom-Uilm ma bocciato dai lavoratori)
- dalla sottoscrizione da parte delle Rsu di Fim-Uilm e Fismic a
Cassino dell’accordo che consente all’azienda di usare 4 PAR dei
lavoratori e lo spostamento di 2 festività per coprire necessità
aziendali di fermo degli impianti al dilagare incontrollato
dello straordinario al sabato e anche alla domenica in alcuni
stabilimenti tra cui in particolare alla Sevel di Atessa
- dall’invio in trasferta di lavoratori da uno stabilimento
all’altro secondo le “necessita” aziendali al mantenimento di
una sacca di precari da ricattare e utilizzare come massa di
manovra contro i dipendenti stabili…
La novità, questa sì auspicabile, a cui SdL Intercategoriale
vuole dare un apporto, è la presa di coscienza da parte dei
lavoratori di tutti gli stabilimenti FIAT della grande forza che
tutti insieme potrebbero esprimere e che questa situazione di
continuo peggioramento delle condizioni di lavoro nelle varie
aziende si basa sulla divisione dei lavoratori e sulla
frammentazione delle risposte che qua e là vengono proposte e
che le centrali sindacali non vogliono unificare. Dagli scioperi
rituali in occasione di licenziamenti particolarmente odiosi a
quelli per piangere i morti sul lavoro fino a quelli rituali per
rivendicare un contratto che alla fine si riduce a un’elemosina.
La scarsa partecipazione alle mobilitazioni e agli scioperi,
salvo qualche rara eccezione, sono il prodotto di una “sfiducia
nel sindacato” che ha ragioni indiscutibili: la svendita degli
interessi dei lavoratori e la disponibilità a “comprendere” le
ragioni dell’azienda di cui Fim-Fiom-Uilm e Fismic si sono fatti
interpreti in questi anni ha indotto molti a ricercare soluzioni
individuali. Ma soluzioni individuali per tutti non ce ne sono!
E infatti la situazione dei più continua a peggiorare.
DALLA SVIZZERA UN VENTO DI
SPERANZA!
DA BELLINZONAUN ESEMPIO DI LOTTA VINCENTE
La questione all’ordine del giorno non è quindi tanto e solo
quella di aderire ad un altro sindacato non compromesso come SdL
Intercategoriale che, in questi anni, ha dimostrato la propria
volontà di difendere realmente gli interessi dei lavoratori. La
vera novità sarebbe quella che i lavoratori prendessero nelle
loro mani il proprio destino, in prima persona, senza deleghe
fiduciarie e facessero come hanno fatto gli operai delle
Officine delle Ferrovie svizzere di Bellinzona. Tutti insieme
hanno deciso di opporsi alla volontà delle Ferrovie di
trasferire altrove la manutenzione delle locomotive ed
esternalizzare la manutenzione dei carri: nei fatti la chiusura
delle Officine. Hanno occupato la fabbrica, hanno votato in
assemblea un comitato di sciopero nominando lavoratori di cui
avevano fiducia e non affidandosi ai parlamentini burocratizzati
(tipo Rsu da noi) delle varie sigle sindacali, hanno scioperato
per 4 settimane creando intorno a sé un ampio movimento di
solidarietà di altre categorie di lavoratori oltre al sostegno
economico di singoli, associazioni e perfino istituzioni. Hanno
portato le loro famiglie in fabbrica a lottare con loro, hanno
aperto gli occhi ai figli mostrando concretamente quali sono le
cose importanti nella vita e cosa significhi la parola dignità
nel lavoro.
Alla fine hanno vinto: hanno costretto le Ferrovie svizzere a
ritirare il piano di ristrutturazione/privatizzazione e ad
aprire una vera trattativa con i rappresentanti eletti dei
lavoratori, il comitato di sciopero, e la partecipazione dei
sindacati e delle istituzioni. SdL Intercategoriale ha
partecipato all’ultima delle numerose mobilitazioni che hanno
coinvolto l’intera comunità di Bellinzona, quella cui è seguita
la retromarcia delle Ferrovie. Abbiamo portato loro la nostra
solidarietà ma in cambio abbiamo avuto molto di più: la conferma
che E’ POSSIBILE CAMBIARE anche le situazioni che appaiono più
compromesse, perfino la chiusura di un’azienda, se non ci
arrendiamo ai luoghi comuni, alla rassegnazione ma soprattutto
se non deleghiamo ad altri il nostro futuro. “Nulla sarà più
come prima” hanno gridato dal microfono molti dei lavoratori che
sono intervenuti nella grande manifestazione del 2 aprile
scorso. “Giù le mani dalle Officine, vinceremo!” Questo lo
slogan che ha segnato 4 settimane che non potranno essere
dimenticate dai protagonisti di questa lotta vincente e da tutta
la regione del Ticino.
Dalla Svizzera, un paese che dal 1919 non conosceva una
mobilitazione paragonabile a quella che ha visto protagonisti i
lavoratori delle Officine di Bellinzona, ci viene un messaggio
di speranza e un esempio di lotta unitaria, limpida, democratica
nella conduzione e determinata nei contenuti.
Questa la nostra idea di sindacato dei lavoratori, democratico,
intercategoriale, un sindacato in cui i protagonisti veri siano
i lavoratori e non i burocrati, un sindacato che unisca da
Torino a Palermo ciò che i padroni, la Fiat e Marchionne
vogliono resti diviso.
SdL intercategoriale
FIAT Mirafiori - FIAT Cassino - SEVEL Atessa
17 aprile
2008