Riporto l’
ennesima notizia diffusa dalla stampa di morti sul lavoro.
In realtà quello che riportano i notiziari o la stampa è un
decimo della realtà: la media dei morti sul lavoro è e
rimane di tre al giorno.
Un commento tecnico.
Un estrusore per materie plastiche è sostanzialmente un
recipiente in cui la materia plastica, rammollita a seguito
di un preventivo riscaldamento, viene messa in pressione (in
vari modi) e poi viene fatta passare attraverso una
“filiera” che la trasforma in materiale estruso, cioè
filiforme, per essere poi avviata a successive lavorazioni.
Per chiarire meglio il concetto: avete presente quando
chiedete il macinato per il ragù al macellaio. Cosa fa ?
Prende la carne, la mette in un macinino (rammollimento
della materia plastica) e poi la fa passare attraverso un
disco pieno di fori (estrusione) da cui esce la carne
macinata, ridotta a “spaghetti”.
In un estrusore per materie plastiche per ottenere lo stesso
effetto della carne macinata occorrono pressioni
elevatissime (300 atmosfere, cioè 300 volte la pressione che
subiamo vivendo sulla terra ogni giorno).
Ovviamente tutto il macchinario che raggiunge tali pressioni
deve essere dimensionato (cioè progettato) per sopportare
tali pressioni. E in genere lo è, se no alla prima occasione
esploderebbe. Anzi il macchinario viene progettato con
coefficienti di sicurezza almeno due volte quelli di lavoro.
Se la pressione massima prevista (“nominale”) è di 300
atmosfere, viene progettato per resistere a 600 atmosfere.
Se però, per qualche motivo (ad esempio la filiera di cui
sopra si intasa e non permette più la fuoriuscita del
materiale), la pressione all’ interno dell’ estrusore supera
non solo la pressione nominale (300 atmosfere secondo l’
esempio di sopra), ma addirittura quella di progetto (600
atmosfere), è necessario prevedere sistemi di controllo per
evitare i rischi di esplosione dell’ estrusore.
Per tale motivo su tutti gli estrusori, immediatamente prima
della filiera viene posizionato un pressostato (uno
strumento che misura la pressione), collegato elettricamente
al quadro elettrico che comanda la macchina. Se la pressione
misurata dal pressostato supera quella nominale, esso invia
un segnale elettrico al quadro di comando che, oltre a
generare un segnale di allarme (sirena), ferma tutta la
macchina per evitare che la pressione nominale continui ad
essere superata e si arrivi alla pressione massima di
progetto e quindi al rischio di esplosione.
Non solo: il pressostato e il quadro di comando devono
essere realizzati in maniera tale che se il pressostato e /
o il quadro di comando subisce un’ avaria, la macchina venga
comunque fermata.
Dopo la spiegazione che vi ho dato è chiaro che quella di
Monza non è, ancora una volta “una tragica circostanza”, ma
una voluta omissione delle normative di sicurezza.
L’ esplosione di un estrusore può avvenire solo se il quadro
di comando della macchina è stato VOLUTAMENTE manomesso per
evitare che il pressostato fermasse il macchinario nel caso
fosse superata la pressione nominale di lavoro.
Ciò generalmente viene fatto perché il pressostato (costo
circa 50 €) si guasta e ferma in continuazione la
produzione. Costa molto meno manomettere il quadro di
comando che fermare la produzione o cambiare il pressostato.
Se va bene si risparmiano 50 €, se va male muoiono due
persone . . .
Con preghiera di diffondere !
frficiar@hotmail.com
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Da Adnkronos
Milano, 16/04/08
Monza, esplosione in fabbrica: muoiono due operai
Le vittime, di cui non si conoscono le generalità, sono un
italiano di 48 anni e un 28enne originario del Burkina Faso.
Altri due feriti non gravi. L'incidente intorno alle 17 alla
Masterplast di Cornate d'Adda A causare la tragedia, lo
scoppio di un macchinario per la fabbricazione della
plastica che avrebbe iniziato a funzionare male già dalla
mattina.
Il dolore delle famiglie
Ennesima tragedia sul lavoro. Due operai sono morti intorno
alle 17 di oggi in un'esplosione avvenuta alla fabbrica
Masterplast di Cornate d'Adda, comune della Brianza alle
porte di Milano, in via Stucchi. Nell'incidente altri due
operai sono rimasti feriti in maniera non grave.
Le vittime sono un italiano di 48 anni e un 28enne
originario del Burkina Faso. Le loro generalità non sono
ancora state rese. I feriti sarebbero i figli del
proprietario, che ha avuto un malore in seguito
all'incidente. L' esplosione avvenuta intorno alle 17
sarebbe stata causata da un macchinario che lavora materie
plastiche e che, per cause ancora da accertare, è esploso.
Il macchinario che ha provocato l' esplosione e la
conseguente morte di due operai avrebbe iniziato a
funzionare male già da stamane. Un guasto che sarebbe stato
segnalato dagli operai del primo turno a quelli che sono
stati investiti poi dall'esplosione dell' estrusore, che
serve per la lavorazione del materiale plastico. Sarà il
magistrato a stabilire eventuali responsabilità della ditta
Masterplast.
Intanto i due corpi degli operai sono stati portati via dai
mezzi delle pompe funebri. Il reparto interessato
dall'esplosione è sotto sequestro e presto potrebbe essere
aperto un fascicolo a carico di ignoti dalla Procura di
Monza.
Sul luogo della tragedia è arrivata la moglie dell'operaio
di 28 anni morto nell' esplosione. Nella zona industriale di
via Stucchi la donna, originaria come il marito del Burkina
Faso è arrivata con in braccio il bambino di pochi anni.
La straniera è arrivata urlando, poi una volta all'interno
dello stabilimento è scoppiata in lacrime. Una vicina di
casa ha portato via il bambino in modo che non vedesse il
corpo del padre.
''Il grave incidente che ha causato la morte di due operai e
il ferimento di altri due, suscita in noi grande dolore e
richiama tutti ad una piena e rigorosa attuazione delle
leggi vigenti in materia di prevenzione, controllo, sanzione
delle pratiche non rispettate delle tutele e dignità del
lavoro'', afferma Giovanni Battafarano, capo della
segreteria tecnica del ministero del Lavoro. |