| IL CAIRO
- La riforma del modello contrattuale è urgente e se i
sindacati non usciranno dal loro immobilismo, gli
imprenditori saranno costretti ad agire di conseguenza,
anche siglando accordi solo "con chi è disponibile".
A poco più di un mese dal suo addio a
Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo lancia l'ultimo
affondo ai sindacati e, con parole che alzano la tensione
tra le parti sociali, lo fa sui contratti, materia che, per
il leader degli industriali, ha assunto una centralità quasi
drammatica di fronte alla perdita di potere d'acquisto dei
lavoratori. "Aspettiamo da mesi un accordo tra i sindacati,
ma se questo non avvenisse è nostro dovere andare avanti con
chi è disponibile", ha sottolineato. I tempi sono stretti e
"non possiamo permetterci altri quattro anni di
immobilismo".
Dall'Egitto, dove guida la sua ultima
missione estera, Montezemolo non parla di strappo immediato,
invoca un cambiamento di marcia all'interno del mondo
sindacale, ma lascia intendere che se spinto al limite, in
casi estremi, il sistema imprenditoriale "dovrà comunque
andare avanti". Anche perché il divario tra quanto l'azienda
mette in busta paga e quanto il lavoratore riceve è
"inaccettabile". E' uno dei temi su cui, chiunque vinca le
elezioni, anche il mondo politico dovrà concentrarsi, con il
contributo di tutti, maggioranza e opposizione, anche perché
"su 8 ore di lavoro, 5 e mezza servono a pagare la spesa
pubblica tra tasse e accise", ha sottolineato Montezemolo.
Gli industriali, che sono pronti a pagare di più chi produce
di più, "saranno quindi costretti a rapporti diretti con i
lavoratori o ad accordi solo con alcuni sindacati". In
entrambi i casi, ha ribadito, si tratterebbe di "un fatto
molto molto negativo". Il "sogno" sarebbe che il sindacato
avesse la competitività aziendale più a cuore degli
imprenditori, ma per realizzarlo bisognerebbe che i
sindacati si modernizzassero, che uscissero dai rituali.
Invece in Italia "ci sono più delegati sindacali che
carabinieri".
Il pressing è stato immediatamente respinto al mittente dai
sindacati che si dicono coesi e pronti a sedersi a un tavolo
per giocare a carte scoperte. "Deluderemo questo auspicio di
Montezemolo - ha detto il segretario confederale della Cgil
Nicoletta Rocchi - perché si troverà di fronte un sindacato
coeso al suo interno, non c'é spazio per divisioni. I
sindacati si confronteranno con la controparte con una
proposta unitaria. Scopriremo, allora, chi sono i veri
conservatori". Ancora più drastico il parere di Giorgio
Cremaschi della Fiom, secondo il quale l'ultimatum di
Montezemolo è "una bufala", mentre Raffaele Bonanni, leader
Cisl, giudica "sconveniente ipotizzare accordi separati su
una materia complessa e delicata come la riforma
contrattuale. Piuttosto - afferma - la Confindustria
convochi Cgil, Cisl e Uil perché l'accordo comunque si farà.
Basta utilizzare la fiducia e la pazienza". |