Lettera aperta ai segretari di CGIL, CISL, UIL

 


 

Ciascuno di noi in questi anni ha collaborato con le organizzazioni sindacali nella convinzione che la contrattazione collettiva, la sua autonomia, ed i problemi delle organizzazioni sindacali sono parte fondamentale della tenuta e dello sviluppo della democrazia, oltre a rappresentare  per i lavoratori e le lavoratrici la possibilità di far valere i propri interessi ed il proprio punto di vista.

Assistiamo in questo periodo con attenzione e preoccupazione al fatto che su questioni di fondo del fare sindacato si stanno producendo sviluppi di cui rischiano di sfuggire caratteristiche e contenuti a chi, come noi, non partecipa direttamente al dibattito sindacale.

Sono questioni che meriterebbero di essere al centro di una attenzione generale, essendo evidente il loro valore politico generale.

E’ per questo che vi chiediamo di aiutare tutti a capire che cosa sta succedendo a partire da alcuni dei nodi che a noi paiono essenziali.

1.     Nella struttura della contrattazione di cui si sta discutendo, il contratto nazionale di lavoro è uno strumento attraverso il quale è possibile aumentare il valore reale del salario, difendendo la quota di esso sul PIL che da decenni è in via di drammatica riduzione, o viene esclusivamente riferito al mantenimento del valore attuale? E inoltre, le regolamentazioni definite dal CCNL, ad esempio sugli orari, sono un vincolo o possono essere messe in discussione in discussione e peggiorate nelle singole realtà? Tale domanda nasce dal convincimento che se così fosse il contratto nazionale perderebbe di peso e ruolo anche agli occhi dei lavoratori e delle lavoratrici.

2.     Come pensate di evitare che la de-tassazione su questa o quella  parte del salario contrattato, determinando una nuova scale di incentivi e disincentivi sostenuti dallo Stato, porti ad una lesione irreversibile dell’autonomia delle parti sociali nel determinare i contenuti della contrattazione?

3.     Al di là di situazioni specifiche che si sono determinate in alcune categorie ed imprese, che cosa vuol dire contrattualizzare a livello di categoria i problemi dello stato sociale rispetto alle attuali difficoltà di mantenimento delle caratteristiche universalistiche delle sue prestazioni?

4.     Ritenete possibile un nuovo accordo quadro sulla contrattazione, così pervasivo e vincolante, senza che vengano risolti i problemi di definizione di come si determina la rappresentanza e la rappresentatività delle parti sociali coinvolte e senza definire regole su come si garantisce la natura democratica dei processi decisionali che tale accordo comporterà?

Non vi sfuggirà che la struttura della contrattazione (di questo si sta discutendo e non di questa o quella piattaforma o accordo contingente) è uno dei terreni della costituzione materiale di una società, e, nel caso del nostro paese, è legata all’affermazione dei principi di una Costituzione la cui democraticità è fondata sul riconoscimento del lavoro come valore alla base, e quindi prioritario, rispetto ad altri interesse economici.

Siamo in una fase di tentativi preoccupanti di revisione costituzionale; per questo non vi nascondiamo la nostra preoccupazione e riteniamo necessario che vi sia la massima trasparenza, conoscenza e coinvolgimento su quanto si sta determinando sul terreno su cui voi esercitate un così rilevante ruolo di direzione, senza ledere naturalmente l’autonomia decisionale delle parti sociali.

 

Luciano Gallino

Francesco Garibaldo

Massimo Roccella

 

 

(*) La lettera è stata pubblicata ne il manifesto del 5 marzo 2008