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Nota stampa
Giorgio Cremaschi: “La Fiat si riprende i soldi dati in autunno.
Un’autentica vergogna della Fiat, del suo Amministratore delegato
Marchionne, e anche del sistema informativo che su questo scandalo
non sta dicendo nulla.
“La Direzione della Fiat fa come nella canzone popolare «Santa
Caterina de’ Pastai», che racconta che dopo la festa aziendale
organizzata per dimostrare ai lavoratori la bontà del padrone, sulle
buste paga dei dipendenti c’è una trattenuta corrispondente al costo
esatto della festa.”
“Dopo aver distribuito la meravigliosa cifra di 30 euro mensili,
esaltata da tutta la stampa come il nuovo sistema di relazioni
sindacali, la direzione della Fiat ha deciso di trattenere a tutti i
dipendenti del gruppo 120 euro, pari ai 4 mesi di elargizione,
togliendoli dalla una tantum del Contratto nazionale. Stupefacente
il silenzio dei grandi giornali, che a suo tempo tanto avevano
pompato la modernità della misera elargizione aziendale.”
“Che dire di questa vergogna da padroni paternalisti ed avari, che
viene praticata il giorno stesso in cui l’Assemblea degli azionisti
Fiat, e quella dell’Ifi e Ifil, le finanziarie della famiglia
Agnelli, registrano lauti guadagni per i padroni, per i manager, per
le banche. Si può solo dire che la Fiat è sempre la stessa: priva di
rispetto reale per chi lavora.”
“Altro che le dichiarazioni dell’Amministratore delegato Marchionne
a favore dei lavoratori, che insopportabile ipocrisia!”
“Un dato positivo c’è tuttavia: il comportamento della Fiat fa
chiarezza su cosa vuol dire la posizione dei padroni che vogliono
ridimensionare o eliminare il Contratto nazionale. I padroni
vogliono risparmiare soldi sul Contratto nazionale, per dare
mancette qua e là ai lavoratori, senza rimetterci un centesimo, anzi
guadagnandoci qualcosa. Chi vuole ridimensionare il Contratto
nazionale ora sa, grazie alla Fiat, che cosa succederà se questo
disastro per i lavoratori si dovesse realizzare.”
“La vergognosa decisione della Fiat di assorbire la già scarsa una
tantum contrattuale, mentre i prezzi salgono alle stelle, chiarisce
altresì che è sbagliato offrire collaborazione, disponibilità e
sacrificio delle lavoratrici e dei lavoratori, a un’azienda che non
è disposta a pagare davvero il lavoro che la fa arricchire. Tanti
anni fa i nostri nonni, di fronte al supersfruttamento del lavoro,
lanciarono proprio nella Fiat uno slogan che diceva: «a salario di
merda lavoro di merda». Facciamo fischiare le orecchie a tutti
coloro che in Fiat pretendono qualità, efficienza, ordine e lavoro
in cambio di niente.”
Roma, 1° aprile 2008
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