Care Compagne e Compagni,

Anche tra i delegati del Commercio la pazienza si è persa.

Giovedì 13 marzo si è svolta l'assemblea nazionale dei delegati del Commercio, in preparazione dello sciopero nazionale per il rinnovo del CCNL di venerdì 21 marzo.

Per la prima volta è stata un'assemblea irrituale per il settore, dove le Segreterie Nazionali non sono riusciti a contenere e controllare il disaggio dei delegati.

Un disaggio espresso in più interventi, sia per gli attacchi rapaci di Confcommercio che per l'inadeguatezza delle posizioni sindacali oltre che alla insuficienza di lotte che avrebbero bisogno di un vero salto di qualità i termini di visibilità esterna.

Un disaggio vissuto anche durante l'intervento del Segretario Generale Nazionale della Filcams Cgil, che ha subito molti fischi e contestazioni.

Al termine dei lavori una delegata della Filcams del Trentino, tra il malumore dei vertici Nazionali, ma con il forte sostegno dei delegati (leggi l'intervento), ha tenuto un intervento molto critico, teso a sottolineare ed evidenziare tutti i limiti di una strategia sindacale burocratica, lontana dalle reali esigenze dei lavoratori del settore.
E' stato un intervento conclusivo molto applaudito e sentito dall'assemblea.

Nota di colore, significativo di come i vertici nazionali di categoria intendano la democrazia: al termine dell'assemblea si sono autocriticati per non aver selezionato gli interventi!!!

Roland Caramelle - Filcams Cgil del Trentino -
roland.caramelle@cgil.tn.it

 

INTERVENTO ALL’ASSEMBLEA NAZIONALE DEL 13 MARZO A MILANO DEI DELEGATI DEL COMMERCIO

 

 

Care compagne e compagni, le nostre condizioni lavorative sono ormai insopportabili: lo sfruttamento che subiamo ogni giorno deve trovare soluzioni immediate, non più rinviabili. Questo vale per tutte le lavoratrici e i lavoratori del settore, sia per quelli che lavorano in aziende grandi che piccole, sia per lavoratori a contratto indeterminato che per quelli precari. I nostri salari non ci permettono più di vivere oltre la seconda settimana del mese, chi è fortunato arriva alla terza solamente perché una piccola minoranza di lavoratori ha una contrattazione aziendale che in cambio di 2 euro in più ci obbliga a lavorare con ritmi sempre più pressanti. Nei nostri punti vendita l’organizzazione del lavoro, gli orari di lavoro, le mansioni da svolgere, i ritmi di lavoro sono oramai in mano alle imprese che decidono giorno per giorno come e quando farci lavorare.
A differenza di parecchi anni fa, dove all’interno dei punti vendita si socializzava e si solidarizzava con i colleghi, ora siamo soggetti soli in un ambiente incerto fatto di lavoratori precari che a malapena si riescono a conoscere, perché oggi ci sono e domani sono sostituiti da altri, ai quali viene fin dall’assunzione impartito l’ordine di non parlare in particolare con i lavoratori e i delegati sindacalizzati, pena il mancato rinnovo del loro contratto. Le organizzazioni sindacali e noi delegati non contiamo più nulla, non controlliamo più nulla, e le armi di intervento in nostro possesso sono inefficaci.
Care lavoratrici e lavoratori, oggi non è una giornata di festa, e in questa sede dobbiamo dire con forza che vogliamo il rinnovo di un contratto nazionale che sia dignitoso e, se non si vuole solo un rinnovo di facciata, deve risolvere tutti questi problemi.Non può esserci un contratto nazionale in linea con i passati perché sono evidenti le responsabilità sindacali di fronte al fallimento degli ultimi quindici anni di contrattazione.
Oltre a dover ribadire con forza il rigetto delle controproposte di ConfCommercio, sinceramente offensive anche per organizzazioni sindacali delle più moderate, è evidente il progetto che hanno in testa: i padroni vogliono eliminare il Contratto Nazionale per poter da domani succhiarci anche le ultime gocce di sangue rimaste.
Peccato che gli abbiamo dato una mano anche noi con l’adesione delle nostre organizzazioni sindacali al pacchetto sul welfare del luglio scorso e la discussione in atto sulla riforma dei modelli contrattuali.
Lì c’è scritto in maniera chiara quello che in modo più violento chiede oggi ConfCommercio: svuotamento del contratto nazionale e spostamento della contrattazione a livello locale. Si propone una contrattazione nazionale che chiede aumenti salariali sempre più bassi rispetto all’aumento del costo della vita (la chiamano inflazione realisticamente attesa) allungandone anche la vigenza contrattuale, poi nel secondo livello aumenti salariali solo legati alla produttività (quindi per guadagnare qualcosa di più devi lavorare di più, altro che redistribuzione della ricchezza…), e definitiva legalizzazione sindacale all’esistenza delle forme di precarietà a vita.
E’ a tutti ovvio che le richieste avanzate nella nostra piattaforma sono deboli ed insufficienti.
Cari colleghi, secondo voi 78 euro lordi ci coprono la perdita del nostro potere d’acquisto???
Cari colleghi, con le nostre deboli richieste domani staremo meglio???
E noi lavoratori???? Noi dobbiamo dire basta!!! Basta con queste contrattazioni.
I padroni vogliono poterci sfruttare eliminando anche le poche regole sulla contrattazione che comunque non gli hanno intaccato i loro guadagni??
Allora alziamo la testa, riprendiamoci ciò che è dovuto ad una categoria di lavoratori che ha solamente dato in cambio di nulla. Non vogliono più che la contrattazione termini a fine anno?
Allora rivediamo la nostra richiesta, prendiamo a riferimento i dati reali sull’inflazione e al prossimo incontro chiediamo un aumento di almeno 200 euro mensili.
E secondo me è ancora poco!!! Vogliono aumentare il loro controllo in azienda, vogliono maggiore disponibilità di precari???
Allora chiediamo la rivisitazione delle norme sulla precarietà per eliminare tutte le possibilità non legate ad esigenze particolari e realmente dimostrabili. Chiediamo che tutti i colleghi che sono nelle nostre aziende da anni a termine o interinali, siano definitivamente assunti.
E chiediamo anche con forza che nessuna riforma dei modelli contrattuali confederale sia avviata senza che prima si sia arrivati alla firma del nostro rinnovo e che passi attraverso una vera e democratica consultazione dei lavoratori attivi, con la possibilità di presentare nelle assemblee i pro e i contro delle proposte, cosa che non è stata possibile nella consultazione sul welfare.
Altrimenti vorrà dire che i lavoratori del commercio non contano nulla anche per le nostre stesse confederazioni. Venerdì prossimo scioperiamo in massa assieme ai colleghi della cooperazione, insieme dobbiamo continuare a lottare finché non conquisteremo l’unica vera forma di tutela reale oggi esistente sul lavoro, il Contratto nazionale di Lavoro.

 

I delegati Filcams Cgil del Trentino

 

Milano, 13 marzo 2008