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Contratti, Cgil divisa
Confindustria pressa
Cgil tentata di
destrutturare il contratto nazionale.
Critici Rinaldini, Nicolosi e Cremaschi.
Bombassei: basta rinvii, pronti a far
saltare il patto del '93
Antonio Sciotto
La «sbornia» di Pd e gli
abbracci con Massimo Calearo sembrano far
traballare quanto di buono c'è nella Cgil,
tanto che per destrutturare il contratto
nazionale si aspetterebbero solo le
elezioni: se la sinistra radicale fosse
sconfitta e il Pd farà il pieno dei voti
(modificando così i «pesi» all'interno dello
stesso sindacato), la maggioranza si
sentirebbe autorizzata a dire addio al ruolo
di garanzia del contratto nazionale (già di
per sé molto debole, in base al Patto del
luglio '93) e aprire al modello
territoriale/aziendale preferito da Cisl e
Uil. Mettendo in soffitta quanto era stato
stabilito solo due anni fa, al Congresso di
Rimini. Questa linea è apparsa chiaramente
al Direttivo di ieri, dove si è deciso di
non votare sulla bozza delle segreterie Cgil,
Cisl e Uil, e aspettare metà aprile per una
prossima convocazione, e dunque una
decisione. Il pretesto addotto per
temporeggiare è l'assenza nel documento
concordato con Cisl e Uil della parte che
riguarda la rappresentanza e democrazia nei
luoghi di lavoro: si potrà votare, è la
conclusione di ieri, solo quando verrà
raggiunta una sintesi con le consorelle.
In realtà la maggioranza controllata da Guglielmo Epifani (ormai rinfoltitasi nella vicinanza al Pd dopo il passaggio di tanti «ex mussiani») non si sente per ora di fare una «forzatura» rispetto alle posizioni esplicitamente contrarie, ovvero quelle della Fiom e di Gianni Rinaldini, di Lavoro e Società di Nicola Nicolosi e della Rete 28 aprile di Giorgio Cremaschi; anche se i segretari più manifestamente «piddini» - Rocchi, Maulucci, Guzzonato, Fedeli - ieri hanno tentato di chiudere, chiedendo di votare subito il documento. Il fatto è che uno spostamento così repentino di impostazione - specie su un tema cardine come i contratti - crea imbarazzi anche all'interno della stessa maggioranza epifaniana, soprattutto in quella parte che guarda a sinistra; diverse strutture territoriali, poi, hanno mostrato contrarietà (Emilia) e perplessità (Piemonte) rispetto alla bozza. Il direttivo si sarebbe concluso con un generico impegno ad affrontare i punti ritenuti «poco chiari» con Cisl e Uil, ma il risultato non è stato altro che un ennesimo rinvio, tanto che ieri la Confindustria è sbottata, con il vicepresidente Alberto Bombassei: «non possiamo più aspettare che la Cgil si metta d'accordo al suo interno», è il messaggio, «siamo pronti a far saltare l'accordo del '93». L'unico modo di agire per le imprese - ha concluso - è quello di dare «risposte autonomamente». Come dire: per noi non si contratta più. Il nodo del contendere, quello che divide la Cgil, è la parte della bozza in cui ci si riferisce alla contrattazione nazionale solo per quanto riguarda la mera «difesa del potere di acquisto», delegando l'aumento reale dei salari alla contrattazione aziendale o decentrata. Il che crea una serie di problemi. Innanzitutto perché si lega l'incremento dei salari esclusivamente alla produttività, rinunciando a una redistribuzione del reddito che deve essere generale e universale, dopo che in questi anni i salari hanno perso terreno a favore dei profitti. «Il nostro Congresso - spiega Nicola Nicolosi - ha stabilito che si deve superare il modello dell'inflazione programmata, e che il contratto nazionale deve recuperare non solo l'inflazione reale ma anche quote di produttività. Se si delega tutto al livello aziendale, potranno avere aumenti sì e no il 20% delle aziende, quelle che oggi riescono a fare contrattazione integrativa». «Infine - conclude - non ci piace la confusione aumenti salariali/fisco: devono essere le imprese a dare gli aumenti, e il ruolo del sindacato è contrattare per ottenerli». Anche Gianni Rinaldini ha ribadito la propria contrarietà alla bozza, ribadendo l'importanza che il contratto nazionale punti all'incremento reale dei salari, e non meramente alla «difesa del potere di acquisto», e riservandosi di indire una consultazione straordinaria di tutti gli iscritti. |