In Serbia: resistenza di massa contro il ruolo sostenuto dagli USA/NATO
(9 marzo 2008)
In ultima
analisi, la storia non è mai decisa da risoluzioni, leggi o
proclami.
Viene decisa da esplosivi movimenti di massa che creano
sconvolgimenti dal basso in risposta a intollerabili
condizioni e ad eventi che suscitano sdegno.
Il 24 febbraio, centinaia di persone si sono radunate
davanti alla Casa Bianca per manifestare la loro opposizione
all’ultima aggressione degli USA contro la Serbia. La
manifestazione era stata organizzata da STOP alla Coalizione
(STOP, Stop Terrorizing Orthodox Peoples, acronimo per Stop
a Terrorizzare i Popoli Ortodossi). Importanti
manifestazioni di protesta si sono tenute a Ginevra e a
Zurigo, in Svizzera; a Vienna, Austria; ad Atene, Grecia; a
Vicenza, Italia; a Montreal e a Toronto; a Cleveland e a
Chicago. Altre dimostrazioni avverranno questa settimana,
come la importantissima manifestazione del 2 marzo, dalle
ore 2 alle ore 4 del pomeriggio, davanti alle Nazioni Unite.
Il 21 febbraio, una enorme ed
infiammata dimostrazione, con una partecipazione stimata dal
mezzo milione a ben oltre un milione di persone, a Belgrado,
capitale della Serbia, ha cambiato i termini del dibattito
sul Kosovo.
A seguito di questa colossale manifestazione in opposizione
al furto da parte di Washington della provincia Serba del
Kosovo, migliaia di persone hanno assediato l’Ambasciata USA
di Belgrado e l’hanno incendiata. Sono state attaccate anche
le Ambasciate di Gran Bretagna, Germania, Croazia, Belgio e
Turchia. Sono state prese come bersaglio da giovani
infuriati concessionarie e punti vendita Occidentali, 10
McDonalds, negozi della Nike, e sportelli bancari. Sono
avvenuti scontri nella notte con le forze di polizia
antisommossa.
In migliaia hanno manifestato contro i posti di confine fra
la Serbia e il Kosovo. Due postazioni doganali sono state
distrutte, una incendiata, l’altra fatta saltare in aria.
Tutte queste azioni hanno mandato un inequivocabile
messaggio, che la decisione USA di insediare direttamente
una colonia in Kosovo riconoscendone l “indipendenza”
sarebbe stata sfidata da un movimento esplosivo che sarebbe
andato ben oltre la sola dichiarazione di opposizione
ufficiale da parte del governo Serbo.
In un articolo del New York Times del 25 febbraio veniva
rivelata la preoccupazione che Washington potesse avere
sottovalutato la risposta Serba. Veniva considerato che gli
artefici della politica a Washington e a Brussels stanno
temendo che una opposizione rabbiosa possa “destabilizzare
l’intera regione”. L’articolo, dal titolo “Il furore Serbo
per il Kosovo: ultimo sussulto o primo soffio di vita?”,
rifletteva molti altri nuovi commenti: “Il mondo è in attesa
di vedere se i tumulti di giovedì sono stati in Serbia un
accesso di collera o la prima scossa di un nuovo terremoto
nei Balcani.”
Naturalmente, è il pericolo di un nuovo terremoto Balcanico
che il potere delle grandi imprese USA temono. È evidente
con certezza che il governo USA, ancora una volta, ha
sottovalutato l’opposizione alla sua politica criminale.
Washington aveva considerato che la sua decisione da tanto
tempo annunciata di riconoscere un nuovo mini-stato nei
Balcani non avrebbe ricevuto contrasti. L’“indipendenza” era
da considerarsi un fatto compiuto. Anche se per un certo
periodo di tempo il Kosovo non poteva ricevere
l’approvazione ufficiale da parte delle Nazioni Unite,
comunque si era ritenuto che l’immediato riconoscimento da
parte degli USA e dell’Unione Europea, accompagnato da
finanziamenti e dalla continua presenza di forze
internazionali, avrebbe schiacciato l’opposizione dei Serbi.
Gli USA sono così abituati ad avere un atteggiamento
arrogante e a violare gli accordi internazionali, perfino le
clausole dettate da loro stessi a Washington relative
all’espansione della NATO, ai confini e alla sovranità
nazionale, da rimanere sconvolti di trovarsi di fronte ad
una seria opposizione.
Sicuramente, molti uomini politici in Serbia, smaniosi di un
ingresso della Serbia nell’Unione Europea, erano disposti a
manifestare non più che una simbolica opposizione! Ma la
risposta densa di collera dell’intera popolazione Serba ha
veramente buttato all’aria le fondamenta di quest’ultimo
tentativo imperialista di impadronirsi di territori.
Si anima la lotta
Attualmente, il personale dell’Unione Europea e le altre
forze si stanno ritirando dalle zone settentrionali del
Kosovo, attorno alla città di Mitrovica, che è stata divisa
in due aree, una occupata prevalentemente dall’etnia Serba,
l’altra dall’etnia Albanese. Comunque, in Kosovo vivono
altri raggruppamenti nazionali. Storicamente, tutti sono
stati oppressi, di recente dagli imperialisti dell’Europa
Occidentale e degli USA, in precedenza da imperi feudali.
Sul ponte di Mitrovica che scavalca il fiume Ibar, per tutta
la settimana, tra il Servizio di Polizia del Kosovo (KPS),
una forza multi-etnica, e la polizia delle Nazioni Unite si
è venuta a creare una situazione di stallo. La polizia KPS
si era rifiutata di entrare al servizio di un nuovo Kosovo,
dichiarato stato. Moltissimi mezzi che trasportavano
manifestanti si sono diretti al confine della Provincia per
partecipare a dimostrazioni contro la separazione del
Kosovo. Nel frattempo le forze USA/NATO, cioè la KFOR, si
sono mosse per sbarrare il confine con veicoli corazzati e
carri armati per arrestare l’affluenza di potenziali
contestatori.
Una volta ancora, in Europa, la sfida al peso schiacciante
dell’imperialismo arretrato USA, le cui minacce e pressioni
hanno disfatto tanti stati socialisti, compresa la
Jugoslavia, è venuta dal movimento di massa dei Serbi.
Il 24 febbraio, si sono tenute manifestazioni di solidarietà
in tutta Europa, in Canada e negli Stati Uniti, che sono
continuate per tutta la settimana.
Per molti, è la situazione veramente ipocrita in cui si
trovano gli USA che li ha messi in stato di allarme, dato
che sono spinti da motivazioni ben più rovinose che
desiderare di garantire l’indipendenza del Kosovo. Dopo
tutto, gli Stati Uniti hanno rifiutato di concedere
l’indipendenza a Porto Rico, malgrado 100 anni e più di
tentativi, ed ora sono stati i primi a riconoscere
l’indipendenza del Kosovo dalla Serbia, nello stesso giorno
in cui è avvenuta la dichiarazione unilaterale.
Opposizione internazionale
Sia la Russia che la Cina, che detengono il potere di veto
presso il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, hanno
pubblicamente dichiarato che non avrebbero permesso che
l’ONU confermi il furto illegale e violento del Kosovo
arrecato alla Serbia.
Russia e Cina hanno espresso gravi preoccupazioni che questo
pericoloso precedente apra la strada nel mondo ad ulteriori
spaccature di stati nazione, fatti bersaglio dall’intervento
imperialista.
La dichiarazione unilaterale è stata una diretta violazione
della Carta delle Nazioni Unite, del diritto internazionale
ed anche dei termini della Risoluzione 1244 del Consiglio di
Sicurezza dell’ONU, disegnata dagli Stati Uniti dopo i 78
giorni di bombardamenti sulla Serbia nel 1999. Malgrado la
mancata approvazione dell’ONU, gli USA, la Germania, la
Francia e la Gran Bretagna sprezzantemente hanno continuato
sulla strada del riconoscimento del Kosovo.
Si sono opposte al riconoscimento la Serbia, Russia, Cina,
Spagna, Grecia, Venezuela, Bolivia,
Portogallo, Slovacchia, Malta, Bulgaria, Romania, Cipro, Sri
Lanka e Armenia. Inoltre, tante altre nazioni non hanno
ancora preso la decisione, anche se sottoposte ad un’intensa
pressione da parte Statunitense.
Il Presidente Hugo Chávez ha affermato che il Venezuela si
propone di coagulare altri paesi nella condanna della
dichiarazione. “Questa non può essere accettata. Costituisce
un pericoloso precedente per il mondo intero”.
Anche la Bolivia si è rifiutata di riconoscere
l’indipendenza del Kosovo. Il Presidente Evo Morales ha
paragonato i separatisti Kosovari ai dirigenti delle quattro
Province Boliviane orientali ricche di materie prime, che
ricevono l’appoggio incoraggiante degli USA nell’esigere una
più larga autonomia, in un tentativo di rottura e per
arrestare riforme di progresso emanate dal governo federale.
Il 22 febbraio, l’ambasciatore Russo presso la NATO Dmitry
Rogozin ha dichiarato alla rete televisiva Vesti-24 che la
separazione del Kosovo dalla Serbia era il risultato di un
“tentativo imperialista Americano di divide et impera.”
Rogozin lanciava un avvertimento di cattivo augurio, che
difficilmente poteva essere ignorato. Egli affermava che
l’esercito Russo poteva venire coinvolto, se tutti i paesi
Europei riconoscevano l’indipendenza del Kosovo all’interno
di un accordo ONU. Se succedesse questo, la Russia “ne
deriverà il presupposto che per essere rispettati bisogna
fare uso brutale della forza militare”.
Il 24 febbraio, il Ministro degli Esteri Russo Sergei Lavrov
si trovava a Belgrado con l’attuale Primo Ministro Dmitri
Medvedev, che è diventato il successore del Presidente
Vladimir Putin, per rendere chiara la posizione della
Russia.
Medvedev dichiarava che, “è inaccettabile che, per la prima
volta nella storia del dopo-guerra, un paese membro delle
Nazioni Unite sia stato diviso in violazione di tutti i
principi da osservare per risolvere i conflitti
territoriali. Noi continuiamo a considerare la Serbia come
uno stato unitario con la sua giurisdizione estesa
sull’intero territorio, ancora integro come in precedenza, e
terremo ferma questa posizione di principio anche per il
futuro. Risulta assolutamente evidente che la situazione di
crisi che si è ingenerata ricade sulla responsabilità di
coloro che hanno preso la decisione illegittima, e che avrà
sfortunatamente per lungo tempo conseguenze per la pace sul
continente Europeo.”
Medvedev firmava un accordo per la costruzione di un tratto
del gasdotto “Corrente del Sud” attraverso la Serbia. Il
gasdotto trasporterà il gas Russo attraverso i Balcani al
Mar Mediterraneo. Inoltre si è consolidato un accordo
commerciale tra la compagnia statale Serba per il petrolio,
la NIS, e OAO Gazprom, il gigante Russo per l’energia.
Il Kosovo non è indipendente
È essenziale spiegare ogni volta che si discute del problema
del riconoscimento della “indipendenza” del Kosovo che il
Kosovo non ha conseguito uno straccio di auto-determinazione
e tanto meno di auto-governo, nemmeno sulla carta.
Se questo non viene di continuo chiarito e ripetuto, molti
attivisti politici, che difendono il principio di
auto-determinazione per le nazioni oppresse, possono
ingenuamente appoggiare l’“indipendenza” del Kosovo.
Il piano secondo cui il Kosovo è divenuto “indipendente”
insedia una struttura coloniale vecchio-stile nella sua
forma più cruda. In effetti, il Kosovo verrà gestito da un
Alto Rappresentante e da istituzioni amministrative imposti
dagli USA, dall’Unione Europea e dalla NATO, l’alleanza
militare sotto Comando statunitense.
Gli amministratori imperialisti avranno il diretto controllo
su ciascun aspetto della politica interna ed estera.
Eserciteranno il controllo sui dipartimenti delle Dogane,
delle Imposte, del Tesoro e del Sistema Bancario;
controlleranno la politica estera, la sicurezza, la polizia,
il sistema giudiziario, i tribunali e le prigioni. Questi
funzionari imposti dall’Occidente in Kosovo potranno
revocare ogni provvedimento, annullare le leggi e rimuovere
qualsiasi persona dal suo incarico.
Diversi possibili progetti stanno alla radice di
quest’ultima flagrante violazione del diritto internazionale
da parte degli USA. L’aver separato il Kosovo dalla Serbia
induce a successive scomposizioni dell’intera regione
Balcanica. Questa è stata la politica degli USA nei riguardi
dei Balcani, dell’Europa dell’Est e delle ex Repubbliche
Sovietiche, dal momento del collasso dell’Unione Sovietica,
nel 1991. I mini-stati deboli, divisi, in preda a forti
contrasti potranno opporsi con maggiore difficoltà al
dominio delle imprese e del mercato Statunitensi.
Quindi, il riconoscimento del Kosovo divide e logora
relazioni nell’Unione Europea; certamente Washington non fa
nulla per placare il dissenso seminato fra le forze che al
contempo sono alleati, ma anche concorrenti imperialiste.
Gli USA sono riusciti a spaccare l’Europa su questa
“indipendenza”, visto che un terzo dei suoi 27 membri sono
contro questo proclama.
L’aver imposto un governo in Kosovo, dove gli USA hanno la
piena autorità di scrivere le leggi e gli accordi, rafforza
la continuità della presa di potere da parte del Pentagono
attraverso la nuova e formidabile base militare presente in
Kosovo, Camp Bondsteel. Inoltre, cosa più importante,
fornisce l’accesso senza limiti e il trasferimento delle
ricche materie prime della regione, come il petrolio e il
gas naturale che sono stati proprio adesso scoperti.
Camp Bondsteel
Una nuova ed immensa base militare Statunitense, Camp
Bondsteel, costruita dalla Halliburton, costituisce il punto
di ancoraggio del pentagono nella regione. Situata nelle
vicinanze del confine con la Macedonia, occupa più di 1.000
acri di terreno, (un acro equivale a 4.047 m2), e
comprende più di 300 edifici. La base schiaccia il piccolo
Kosovo, una provincia più piccola dello stato del
Connecticut.
L’insediamento è stato scelto per le sue potenzialità di
espansione. Esistono proposte che la base potrebbe
sostituire la base dell’Air Force USA ad Aviano, in Italia.
Nella base possono essere accasermati in modo confortevole
migliaia di soldati delle truppe USA/NATO. La base può dare
facilmente alloggio a 7.000 militari dell’esercito USA,
insieme a migliaia di contractors, mercenari privati. Il
personale militare USA esce da Bondsteel in elicottero o in
grossi convogli dotati di armi pesanti.
Il campo è situato nei pressi di oleodotti e corridoi di
energia di capitale importanza, attualmente in costruzione,
come l’oleodotto Trans-Balcanico finanziato dagli Stati
Uniti e quello che è noto come Corridoio di Energia 8.
Gli Stati Uniti avevano cominciato a pianificare la
costruzione di Camp Bondsteel molto prima dei loro
bombardamenti sulla Jugoslavia nel 1999, come riferisce il
Col. Robert L. McClure in un documento su “Engineer”, il
Bollettino Professionale per i reparti del Genio
dell’Esercito. Un altro documento, “U.S. Army Engineers in
the Balkans 1995–2000 – Le Unità del Genio dell’Esercito USA
nei Balcani, 1995-2000 ,” è disponibile on-line, e contiene
foto e descrizioni dei progetti per la base. (web.mst.edu)
Presso Camp Bondsteel si trova l’ospedale più
all’avanguardia in Europa, ci sono teatri, ristoranti, un
impianto per la depurazione dell’acqua, lavanderie e negozi
per fare acquisti, e sono possibili collegamenti via
satellite ed antenne per le comunicazioni, e …minacciosi
elicotteri d’assalto.
La gente che vive nelle zone circostanti il campo soffre di
una disoccupazione all’80%. La Halliburton, consociata alla
Kellogg Brown and Root, paga ai lavoratori Kosovari, quando
li assume, un misero salario da 1 dollaro ($1) fino a 3
dollari ($3) all’ora. Più del 25% della popolazione Albanese
del Kosovo è stata costretta ad emigrare all’estero in modo
da mandare a casa delle rimesse alle loro famiglie.
Sotto l’occupazione degli Stati Uniti, più di 250.000 Serbi,
Rom, Turchi, Gorani e altre popolazioni di questa ricca
Provincia multi-etnica sono stati costretti ad andarsene dal
Kosovo, e a questi è stato negato il ritorno.
La ricchezza di risorse in Kosovo
Le grandi imprese Statunitensi sono ben informate sulla
ricchezza di risorse del Kosovo. Vi sono miniere ancora
ampiamente da sfruttare di piombo, zinco, cadmio, lignite,
oro ed argento a Stari Trg, per non parlare di circa 17
miliardi di tonnellate di riserve di carbone. L’unico
complesso minerario di proprietà statale di Trepca è stato
descritto dal New York Times dell’8 luglio 1998 come “il
pezzo di terra nei Balcani più autenticamente prezioso”. Il
complesso comprende depositi, impianti per fonderie,
impianti di raffinazione, aree per il trattamento dei
metalli, linee ferroviarie e scali merci, centrali
elettriche. Prima dei bombardamenti della NATO/USA del 1999,
seguiti dall’occupazione del Kosovo, era in modo
incontestabile la più produttiva fonte di ricchezza
nell’Europa dell’Est, non ancora nelle mani dei capitalisti
USA o Europei. E attualmente, costoro si stanno battendo per
vedere chi di loro riuscirà a sfruttare queste ricchezze.
Dal momento che le forze della NATO hanno occupato il
Kosovo, quasi tutto il complesso minerario e i centri di
raffinazione sono stati chiusi. Tutto questo sta
inutilizzato, mentre le maestranze di tante nazionalità che
vi hanno operato sono state disperse.
Ora, le grandi imprese Occidentali hanno scoperto il Kosovo
come una ancora più grande fonte di ricchezza e sono bramose
di ottenere un incontrastato dominio sulla Provincia.
Infatti, il 10 gennaio 2008, la agenzia di notizie Reuters
riportava che la compagnia Svizzera Manas Petroleum Corp.
aveva annunciato che la Gustavson Associates LLC's Resource
Evaluation aveva identificato estesi giacimenti di petrolio
e riserve di gas naturale in Albania, nelle vicinanze del
Kosovo. Le stime assegnate si aggirano intorno ai 2.987
miliardi di barili di petrolio e ai 3.014 bilioni di piedi
cubici di gas naturale (un piede cubico corrisponde a 28,318
m3).
Chiaramente, le corporations USA sentono che devono giocarsi
una bella scommessa nella regione, e quindi, dietro alle
quinte, hanno messo in piedi operazioni commerciali segrete
e hanno assicurato alla Germania, Francia e Gran Bretagna di
ottenere il loro consenso su tutti questi affari.
Ma questo è proprio il tempo giusto per ricordare quanto
maturo per la raccolta era stato visto l’Iraq
dall’Halliburton e dalla Exxon nel 2003. Sembrava facile
ricevere la condiscendenza di tanti paesi, anche se
Washington non poteva dirsi sicura dell’approvazione del
Consiglio di Sicurezza dell’ONU, malgrado le sue menzogne
rivolte a quell’Assemblea.
Gli Stati Uniti sono forse il primo impero a sottovalutare
la potenza di un movimento di massa che si eccita a
rovesciare i suoi piani. L’arroganza imperialista e la
menzogna possono portare a giudizi severamente sbagliati.
I popoli in lotta per la pienezza dei diritti e per la
sovranità nazionale considerano di grande importanza
dimostrare solidarietà e difendere la resistenza eroica che
il popolo Serbo ha evidenziato nella settimana scorsa.
Queste lotte potranno aprire un giorno nuovo di resistenza
al dominio che le grandi imprese degli Stati Uniti vogliono
imporre all’Europa dell’Est e ai Balcani.
Sara Flounders si trovava in Jugoslavia nel 1999 durante
i bombardamenti USA/NATO per testimoniare sugli attacchi
devastanti contro le popolazioni civili. La Flounders è
co-autrice ed editrice di "NATO in the Balkans" e "Hidden
Agenda: U.S./NATO Takeover of Yugoslavia – Un programma
segreto: la presa di possesso della Jugoslavia da parte di
USA/NATO" disponibili a Leftbooks.com.
articolo pubblicato il 28 febbraio 2008 in
http://www.workers.org/2008/world/serbia_0306/ dal
titolo “Washington gets a new colony in the Balkans” -
Washington impone una nuova colonia nei Balcani
Workers World, 55 W. 17 St., NY, NY 10011
Email: ww@workers.org
Subscribe:
wwnews-subscribe@workersworld.net
Support independent news
http://www.workers.org/orders/donate.php
Feb 21, 2008
(Traduzione di Curzio Bettio di Soccorso Popolare di Padova)
Sara Flounders
fonte: chinino@tiscali.it