Referendum metalmeccanici: sì 75%
Il
contratto dei metalmeccanici supera la prova del referendum. Si
chiude un capitolo e se ne apre uno nuovo. Quali le prospettive
per i lavoratori? REDS - Marzo 2008.
Al sì va il
75% dei voti, ma si confermano aree di dissenso nel voto operaio
agli stabilimenti Fiat dove in qualche caso prevalgono i no
(carrozzerie di Mirafiori e Powertrain), o le astensioni
(Melfi).
Oltre mezzo milione di Metalmeccanici - il 61,47% dei lavoratori
di 9.339 aziende - si sono espressi nella consultazione promossa
da Fim Fiom e Uilm sull'accordo per il rinnovo del contratto.
I votanti sono stati 525.325
hanno votato sì 385.267 lavoratori
hanno votato no 129.401 lavoratori
schede bianche 7.723,
schede nulle 3.009.
In provincia
di Torino ha votato il 57% degli aventi diritto e, di questi, ha
votato sì il 67,5% dei lavoratori.
Alla Fiat Mirafiori hanno votato 5.050 lavoratori sui 13.273
presenti (17.333 gli addetti): il si ha ottenuto il 53%.
Alle Carrozzerie hanno vinto i no con il 64,4%.
Alla Powertrain hanno vinto i no con il 52,4%.
Agli Enti Centrali ha vinto i sì con il 69,3%.
Alle Presse hanno vinto i sì con il 56,8%.
In Lombardia si è votato in otre 3mila aziende con 236.680
addetti complessivi.
Hanno votato 143.256 lavoratori e il 78,3% ha votato sì.
All'Iveco di Brescia ha vinto il sì con il 63%.
Alla alla Franco Tosi di Legnano ha vinto il si con il 60%.
Alla Dalmine ha vinto il sì con il 66,4%.
In Toscana
hanno votato 35mila lavoratori e ha prevalso il sì con il 77,8%.
Alla Piaggio ha prevalso il no con il 52%.
Al sud spicca
la Fiat di Melfi (Potenza) dove invece a prevalere è stato
l'astensionismo (81%).
Questi i dati
nudi e crudi così come sono stati diffusi dal quotidiano della
Confindustria "il sole24ore", che riporta anche i commenti dei
dirigenti sindacali che hanno portato a termine la trattativa.
E' possibile intravedere, nelle parole dei dirigenti sindacali,
quale futuro spetta a tutti i lavoratori per quanto concerne le
politiche contrattuali.
Pensiamo che questo contratto chiuda un capitolo della storia
delle lotte del movimento operaio e ne apra uno nuovo, in cui i
contenuti rivendicativi saranno profondamente diversi.
Rinaldini (Fiom) ricorda che "la partecipazione e il
consenso sono significativamente superiori a quelli registrati
nell'ultimo contratto normativo unitario del 1999" e che "il
numero dei votanti è superiore a quello registrato nel maggio
2007 sulla piattaforma rivendicativa"
L'elemento positivo è, quindi, nel fatto che
c'è stata una grande partecipazione dei lavoratori nei momenti
decisionali della vertenza contrattuale. Per lui evidentemente
non conta che il 40% della categoria non ha partecipato al voto,
per lui conta di più che l'esito finale del contratto sia stato
unitario, e che la Fiom sia finalmente uscita dall'isolamento in
cui si era cacciata non firmando nelle ultime due tornate.
I dirigenti della Fiom non intendono restare fuori dalle
trattative con Confindustria e Governo, che ci saranno nei
prossimi mesi, sulle politiche contrattuali, e per fare questo
non hanno esitato ad apporre la loro firma su un contratto che
introduce pesanti elementi negativi, come l'obbligo di
prestazioni straordinarie aggiuntive e l'allungamento
dell'orario in cambio di aumenti salariali non in grado di
coprire la perdita del potere d'acquisto dei lavoratori. Per non
parlare poi dello scaglionamento degli aumenti salariali e
dell'allungamento della vigenza contrattuale.
Caprioli (Fim)
è intervenuto sui temi del mercato del lavoro e
dell'inquadramento: "occorre consolidare e rafforzare i
risultati ottenuti, riproponendo alcune richieste nella
contrattazione aziendale, di imminente appertura". Anche
sul tema del salario "dove abbiamo ottenuto il miglior
risultato dal '92 ad oggi occorre presentare adeguate richieste
nei contratti aziendali da correlare ai risultati di crescita
della produttività delle aziende".
Così sono serviti i nostalgici del contratto nazionale di
lavoro. Caprioli parla in buona sostanza di rottamazione del
contratto nazionale. Dicendo che una serie di richieste vanno
riproposte nei contratti aziendali e che gli aumenti salariali
futuri dovranno essere correlati all'andamento aziendale,
propone un meccanismo di salvaguardia delle condizioni dei
lavoratori da mettere in atto in ambito aziendale. Un meccanismo
incentrato sui premi di risultato, che come i lavoratori ben
sanno, non sono minimamente contrattabili sulla base di
parametri accertati e accertabili, e che pertanto non è
possibile, anche volendo, collegarli ai risultati aziendali.
Ma questo modo di intendere le politiche rivendicative,
riassumibile nello slogan "se lavori di più ti dò più soldi",
altro non farà che mettere la parola fine sulle rivendicazioni
storiche dei lavoratori quando chiedevano aumenti uguali per
tutti e recupero/aumento del potere d'acquisto dei salari.
Regazzi (Uilm)
ha posto l'accento sul fatto che "bisogna puntare sulla leva
fiscale, con la riduzione delle tasse sul lavoro dipendente per
rispondere a due criticità emerse nella consultazione: la bassa
partecipazione al voto nelle grandi aziende e l'insoddisfazione
dei lavoratori".
Il leader
della Uilm pensa a un meccanismo di recupero del potere
d'acquisto per via fiscale. Far pagare meno tasse ai lavoratori
man mano che aumenta il caro vita. In buona sostanza Regazzi
sogna un sistema in cui i lavoratori non perderanno mai nulla,
come pure i padroni, che non dovranno preoccuparsi di rinunciare
ai propri profitti per risarcire i lavoratori, che evidentemente
saranno tutelati dal governo. Un governo che rinuncerà a
introiti fiscali e che taglierà inevitabilmente i servizi (e che
quindi privatizzerà tutto) per tutelare al meglio l'accumulo dei
profitti.
Per parlare di tutte queste cose, che
dovrebbero proiettarci nella modernità, sono già iniziati i
primi incontri tra le parti; il tutto però si è fermato
(ufficilamente) per la crisi di governo e le elezioni politiche.
C'è da aspettarsi però che la partita riprenderà, qualsiasi sarà
l'esito delle elezioni, in quanto Confindustria ha già
provveduto a piazzare suoi candidati nelle liste dei due
schieramenti principali che si contendono il governo del paese,
e che hanno serie prospettive di ricoprire cariche ministeriali
importanti.
Non sono certo queste buone notizie per i
lavoratori.