Le belle parole di Lavoro e Società

 

Lavoro e società sta preparando la sua assemblea nazionale e dai territori arrivano contributi e riflessioni su questa scadenza.

Parliamo ovviamente di una scadenza importante non fosse altro perchè lavoro e Società dovrà dire qualcosa di importante su ciò che sta succedendo in Cgil e, di conseguenza, definire la propria azione politica.

Azione politica che oggi è collocata all'interno di una gestione unitaria della Cgil con quella parte di maggioranza che è la principale responsabile delle derive e dei cedimenti di questi mesi.

Una responsabilità che viene indicata anche dalla stessa lavoro e Società (ad esempio quella del Veneto di cui riportiamo il documento) anche se, a nostro parere, ancora e volutamente troppo tiepidamente.

Sul recente accordo sul welfare ad esempio. Se leggiamo il documento del Veneto è evidente l'imbarazzo.

Secondo il classico gioco del "dico ma non dico" il giudizio su quell'accordo è banale. Si parla di punti positivi e punti negativi solo per non dichiarare una propria esplicita opposizione a quell'accordo.

L'unico punto positivo che viene citato è quello dell'aumento delle pensioni minime (un euro lordo al giorno).

I punti negativi citati sono praticamente "tutti".

Nelle proposte che lavoro e Società poi presenta per rilanciare l'azione della Cgil, c'è praticamente una rimessa in discussione di quell'accordo (anche se non lo si dice esplicitamente).

Non si capisce quindi perchè non dire esplicitamente che quell'accordo è come minimo un bidone e comunque un cedimento che contribuisce a distruggere il sistema previdenziale pubblico.

Stesso discorso sulla contrattazione. Il documento del Veneto ribadisce cose ovvie e condivisibili (anche se non sufficienti) come ad esempio il mantenimento dei due livelli contrattuali e la difesa del CCNL come strumento per incrementare i salari, ma si dimentica di osservare che la Cgil ha già in realtà avviato, senza alcun mandato, un confronto con Confindustria a partire da un documento sindacale unitario che dice cose diverse ed opposte da quel che sostiene la stessa Lscr.

Sulla contrattazione si parla solo in generale quindi, quanto basta per non apparire oppositori convinti ed organizzati della nuova svolta che Cgil Cisl Uil stanno preparando in tema di contrattazione.

 

Non si capisce quindi perchè, a stare alle stesse osservazioni che il documento propone, non si porta il ragionamento alle sue ovvie conseguenze e cioè che Lavoro e Società si oppone e si opporrà, in quanto area programmatica, alle derive che lei stessa individua.

 

Si capisce presto però del perchè di questo atteggiamento imbarazzato e timido nel parlare di merito e lo ritroviamo nel corso del documento dove appare chiara la preoccupazione principale che muove il ragionamento, e cioè la difesa di quel patto precongressuale che ha permesso a Lscr di mantenere i proprio posti negli apparati. Un Patto che poggiava sull'accettazione dell'area a sciogliersi nella nuova maggioranza (infatti Lscr accetta di perdere il diritto di proposta proprio delle aree programmatiche) e nell'accettazione di regole per un governo "unitario della Cgil".

 

Una preoccupazione fondata infatti perchè è ovvio (come si vede in diverse categorie e territori) che la maggioranza non ha più alcuna intenzione di garantire quel "Patto" tra le due cordate, e molti posti che Lscr rivendica suoi per diritto sono oggi a rischio (compreso quello in segreteria Cgil di Padova).

 

Orbene, a leggere il documento del Veneto appare evidente che questa è la principale preoccupazione dell'area. Infatti da un lato di usano parole grosse che fanno capire quanta fatica sta facendo Lscr per accettare le derive della Cgil su Welfar e contrattazione, e dall'altra si richiama la maggioranza a garantire all'area quei posti che venivano garantiti dal "patto precongressuale", tanto che non si lesinano parole per spiegare come Lscr non ha alcuna intenzione di rompere con la gestione unitaria della Cgil e che non ha alcuna intenzione di uscire dalla maggioranza.

 

Che vuol dire ?? Che se la maggioranza confermerà quanto il patto precongressuale garantiva all'apparato di LSCR, allora tutte le analisi critiche sull'operato della Cgil che Lscr sta facendo si trasformeranno solo in belle parole senza conseguenza alcuna ???

 

2.3-2008

COORDINAMENTO RSU

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Lavoro Società della Cgil Veneto
Lavoro sicuro e stabile, paghe e pensioni più alte

25/02/2008

Questo documento vuole rappresentare il punto di vista dei compagni e compagne di Lavoro e Società della CGIL Veneto in preparazione dell’Assemblea Nazionale dell’area che si terrà nei prossimi mesi.
Le assemblee provinciali che discuteranno su questi temi, saranno anche un’occasione per dare un contributo specifico alla discussione in atto all’interno di tutta l’Organizzazione.

IL PROTOCOLLO D’INTESA DEL 23 LUGLIO
Abbiamo preso atto del risultato dell’accordo del 23 Luglio sul Welfare, consapevoli dell’importanza della partecipazione di lavoratori e pensionati ad una consultazione il cui meccanismo ovviamente và migliorato e codificato affinchè la discussione e la valutazione su piattaforme e accordi si svolgano in modo trasparente e democratico, con la garanzia della dignità e agibilità delle varie posizioni. Abbiamo riconosciuto gli aspetti positivi contenuti in questo accordo relativi soprattutto alle pensioni minime ed agli ammortizzatori. Riteniamo che su alcuni punti non si sia perseguito in modo sufficiente i contenuti delle scelte congressuali e della stessa piattaforma unitaria su pensioni e welfare
Non abbiamo condiviso aspetti negativi che ancora permangono e si aggravano nonostante alcuni (pochi) miglioramenti che la sinistra ha ottenuto in parlamento pur in un contesto dove il governo è stato prigioniero dei veti di una parte della maggioranza e della stessa Confindustria.
Questi aspetti negativi riguardano:
· la sostanziale riconferma degli obbiettivi dello “Scalone” sulle pensioni di Maroni
· il consolidamento dell’impianto della legge 276 comprese le sue forme più negative
· La riconferma della norma perversa sul tempo determinato
· L’introduzione delle finestre di uscita per le pensioni di vecchiaia
· L’assenza di interventi per contrastare gli effetti negativi del calcolo con gli attuali coefficienti
· Un mancato coinvolgimento dei lavoratori a sostegno della piattaforma

LA PIATTAFORMA SU SALARI E FISCO
Finalmente tutti si stanno accorgendo che il calo del potere d’acquisto di salari e pensioni è arrivato ad un limite che sta facendo emergere le difficoltà che coinvolgono milioni di famiglie di lavoratori e pensionati.
Negli ultimi 5 anni i salari hanno perso mediamente 1.900 euro mentre le pensioni di anzianità ancora di più.
Si era aperto su questi temi il confronto con il Governo perché dopo la fase di risanamento e una finanziaria del 2007 che ha portato a casa pochissimo per le buste paga dei lavoratori si cominciasse a risarcire salari e pensioni.
La caduta del governo Prodi ora rischia di congelare una situazione di per sé grave e che va riproposta con forza e con la partecipazione dei lavoratori a qualsiasi governo esca dalle urne.
Preoccupa certamente quella che è stata l’arrendevolezza di buona parte del governo Prodi verso l’egoismo e la prepotenza di Montezemolo e della Confindustria sull’uso delle risorse disponibili.
La CGIL comprende benissimo che per restituire dignità a salari e pensioni bisogna intervenire sulla leva fiscale abbassando le aliquote e aumentando le detrazioni, però, l’intervento più sostanzioso deve riguardare le imprese, le quali, devono rinnovare i contratti di lavoro , mentre, allo stesso modo, il governo deve dare copertura di risorse ai contratti pubblici sottoscritti e a quelli in scadenza.
Le minori entrate fiscali per interventi sulle aliquote e detrazioni nonché sulla detassazione di quote di salario non possono ovviamente determinare tagli allo stato sociale e ai servizi

LA CONTRATTAZIONE
Dopo il fallimento del sistema contrattuale del “23 Luglio 93”, il sindacato deve impostare un sistema di regole uniche per la contrattazione nei settori pubblici e privati imperniate sulla riconferma dei due livelli di contrattazione: il CCNL e il secondo livello (aziendale,territoriale,di filiera ecc.)
Il contratto nazionale va rafforzato come strumento universale per la salvaguardia e l’aumento del potere d’acquisto nonché per il recupero di quote di produttività.
La contrattazione di secondo livello deve rimanere una scelta centrale nell’azione degli RSU per conquistare condizioni migliori su orari, sicurezza, professionalità e redistribuire aumenti salariali collegati alla produttività delle aziende senza che questo peggiori le condizioni di lavoro.
Mai come in questi anni le imprese hanno avuto quote di profitto rilevanti a fronte di un costo del lavoro tra i più bassi in Europa
E’ arrivato il momento che anche i lavoratori usufruiscano di una parte di quell’aumento di produzione e di profitti, poiché sono stati i protagonisti delle fortune di molte aziende con gli aumenti dei carichi di lavoro e degli orari e con il peggioramento complessivo delle condizioni di lavoro.
Non ha senso quindi parlare di aumenti di salari collegati all’aumento della produttività poiché riteniamo che i lavoratori e le lavoratrici abbiano dato anche oltre il possibile.
E’ ora che le imprese guardino meno alla valorizzazione dei profitti nel mondo della finanza e delle banche e impegnino piu’ risorse per la ricerca e l’innovazione di ciclo e di prodotto, per la formazione continua.
E’ sbagliata la filosofia del “nuovo cottimo” dei premi di risultato nella contrattazione di 2° Livello che peggiora le condizioni di lavoro e colpisce la solidarietà tra i lavoratori.
E’ sbagliata la pretesa degli imprenditori, spesso concessa, di avere mano libera nella gestione degli orari e nell’aumento degli stessi.
La Flessibilità unilaterale e il precariato vanno combattuti poiché oltre a cancellare la dignità del lavoro stanno frammentando le classi lavoratrici e mettendo in discussione la sindacalizzazione e la tutela di ampie fasce di lavoratori e lavoratrici.

GLI OBBIETTIVI DELLA CGIL

Vanno riconfermati e praticati gli obbiettivi dell’ultimo Congresso alla luce di quanto sta avvenendo nel rapporto con il Governo e con gli imprenditori:

ü Mettere al centro dell’iniziativa sindacale la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro
ü La lotta alla precarietà va riconfermata puntando al superamento della 276, ripristinando la priorità del rapporto di lavoro a tempo indeterminato
ü Diminuire la durata delle assunzioni a tempo determinato (nel Veneto le assunzioni a tempo indeterminato sono solo al 28%)
ü Il periodo di apprendistato va abbassato
ü Il ricorso ai contratti di Collaborazione deve essere limitato e regolamentato in modo chiaro
ü Va riconfermato il valore del contratto nazionale come strumento di garanzia ed equità
ü Bisogna intervenire contro le privatizzazioni selvagge dei beni comuni e di settori pubblici di interesse collettivo
ü Intervenire sul valore attuale delle Pensioni Medio Basse e rivedere il sistema dei coefficienti che sta tagliando le pensioni future
ü Prevedere che il TFR possa essere utilizzato per la pensione pubblica
ü Intervenire sul governo per limitare i danni di Quota 97 per le pensioni previsto da accordo del 23 Luglio (nell’accordo previsto possibilità quota 96)
ü I salari devono recuperare il potere d’acquisto perso in questi anni, rinnovando i contratti, distribuendo produttività e intervenendo su detrazioni e diminuzione aliquote fiscali.

LA FINE DEL GOVERNO PRODI
La fine del governo Prodi rischia di complicare l’esigibilità di alcune richieste e la necessità di svolta su alcune scelte di politica economica.
Come avevamo più volte detto, si sta andando verso nuove elezioni, con molte possibilità per la destra di vincerle, in uno scenario dove il governo di centro-sinistra ha risanato e consegna il paese a Berlusconi.
Purtroppo il Governo Prodi, tutto concentrato sul risanamento dei conti, non è riuscito a conquistare consensi tra i lavoratori e pensionati poiche’ le loro condizioni sono rimaste pressoche’immutate.
Ovviamente non sottovalutiamo il pericolo che con il possibile rischio di un ritorno delle destre queste condizioni possano essere messe in discussione se non aggravate.

LA CONFERENZA DI ORGANIZZAZIONE

La Conferenza di Organizzazione è un momento importante per la CGIL, dove senz’altro va discusso anche il funzionamento della democrazia e delle regole interne per garantire il confronto alla luce del sole attraverso anche i pluralismi interni.
L’unità della CGIL è un bene prezioso che va difeso senza infingimenti e senza paura della discussione. La stessa presenza delle aree programmatiche dentro il solco della storia della nostra organizzazione è un valore aggiunto per la forza, il rinnovamento e l’insediamento della CGIL
La Conferenza di Organizzazione avrà risultati se aiuta a riposizionare la CGIL nelle politiche e nel territorio per incrociare i lavoratori con meno diritti e meno tutele allo scopo di organizzarli e di renderli protagonisti.
La CGIL deve riposizionarsi a partire dai luoghi di lavoro per intervenire sui processi produttivi, sulle condizioni di lavoro, sugli orari, la sicurezza.
La questione della sindacalizzazione degli immigrati è fondamentale e decisiva nell’azione contrattuale quotidiana. Bisogna rafforzare la presenza della CGIL in questo settore, favorendo la partecipazione dei migranti alla vita sindacale dell’organizzazione a tutti i livelli compresi quelli dirigenziali.
La conferenza di Organizzazione si deve porre anche il problema di un processo di rinnovamento che preveda anche una nuova leva di giovani dirigenti provenienti dai luoghi di lavoro utilizzando lo strumento della formazione sindacale in modo mirato e selettivo.
Una CGIL più forte e radicata sul territorio è anche in condizione di intercettare i problemi e le richieste dei lavoratori dell’artigianato delle piccole imprese che rappresentano la grande maggioranza dei lavoratori.
La bilateralità può essere uno strumento a sostegno dei lavoratori per garantire alcuni diritti e sussidi, ma non può essere sostitutivo dell’azione di rappresentanza e di contrattazione del sindacato

L’autonomia della CGIL va riconfermata di fronte a qualsiasi governo, però questo non vuol dire indifferenza su quanto succede a fronte delle scelte politiche e amministrative.
Lavoro e Società ritiene importante anche nella nostra regione l’unita’ della Sinistra e di tutte le forze progressiste per puntare al cambiamento del modello politico ed economico.
Un progetto della CGIL sulla qualità dello sviluppo e della tutela sociale possono diventare un riferimento utile per sconfiggere lo strapotere leghista e di destra che governa gran parte del Veneto

LAVORO E SOCIETA’ IN CGIL

Lavoro e Società propone a tutta la CGIL un confronto sull’attualità dei contenuti politici e programmatici usciti nel Congresso di 2 anni fa:
- Le prospettive economiche e sociali;
- Il ruolo e l’autonomia della CGIL;
- Il governo Unitario dell’organizzazione.
Se qualcuno ritiene superati i temi fondanti dell’ultimo congresso deve porre il problema di richiederne uno di straordinario.
Nonostante l’esperienza unitaria Lavoro e Società ribadisce la propria scelta di continuare la propria esperienza di area programmatica, consapevole che questa scelta rafforza la democrazia interna ed il pluralismo in una fase dove esistono seri rischi di un ritorno al confronto interno tra aree organizzate di partito.
La stessa discussione attorno alla necessità di un sindacato unitario non può corrispondere all’obbiettivo di un “sindacato unico” ma semmai deve partire da un percorso che specifichi e garantisca, oltre al diritto di critica e di dissenso, le modalità della partecipazione degli RSU, dei lavoratori, pensionati alle scelte sindacali e alla pratica della democrazia interna.
Dobbiamo prendere atto che per larga parte del gruppo dirigente della CGIL, Lavoro e Società resta ancora la “minoranza” a cui guardare con diffidenza e sufficienza.
Questo lo si percepisce nella formazione dei gruppi dirigenti con il tentativo di evitare la sostituzione di nostri compagni a fine mandato e nella messa in discussione di nostre proposte per il governo unitario.
Noi non siamo all’opposizione e non dovremmo neppure essere in minoranza.
Con il congresso avevamo rinunciato al diritto di proposta contenuto nelle regole interne, in cambio però di una pari dignità nella scelta dei gruppi dirigenti e dei segretari generali che a oggi ancora non vediamo.
Riteniamo tra l’altro da superare la scelta delle riunioni dei Segretari Generali ai vari livelli su decisioni politiche ed organizzative, quando queste diventano deroga alle funzioni dei direttivi ed escludendo di fatto Lavoro e Società, limitandola ad una sua presenza simbolica e non certamente alla sua rappresentatività reale in CGIL.
Noi rivendichiamo il pieno diritto a concorrere sulle scelte per la composizione dei gruppi dirigenti, ivi compresa la scelta sui compagni e compagne di Lavoro e Società chiamati a far parte delle segreterie
Spetta alla nostra assemblea nazionale valutare che cosa è successo nel governo unitario di questi 2 anni, sulle scelte e sui risultati del gruppo dirigente, il nostro ruolo specifico nell’organizzazione e le nostre proposte da qui al congresso.
Lavoro e Società, nonostante tutto è parte fondamentale della CGIL, un pluralismo alla luce del giorno e una ricchezza riscontrabile che si richiama ai valori e alla scuola della parte miglire del movimento operaio.
Riteniamo quindi non retorico dire, che a tutti gli effetti noi vogliamo continuare rappresentare un valore aggiunto per questa organizzazione, consapevoli di rappresentare la volontà di lotta e di cambiamento di tantissimi lavoratori e pensionati della CGIL.

Febbraio 2008
 

 

Padova: violate le regole di democrazia
Coordinamento regionale di Lavoro e Società Cgil

Il Coordinamento regionale di Lavoro e Società, area programmatica della Cgil, si è riunito oggi urgentemente. Oggetto della discussione è stata l’esclusione del rappresentante designato dai compagni di Padova dai nominativi sottoposti alla consultazione del direttivo della locale Camera del lavoro in vista della nomina della Segreteria camerale.
Il Coordinamento regionale di Lavoro e Società considera gravissimo il comportamento assunto dal neo segretario della Cgil di Padova, Andrea Castagna, sia nel merito che nel metodo, perché si tratta di decisione autoritaria e diretta contro la pluralità e la ricchezza delle posizioni presenti nella Camera del lavoro di Padova, e dovuta a gravi interferenze esterne.
Il Coordinamento provinciale di Lavoro e Società si è visto costretto a ritirare dal Comitato per l’elezione della segreteria il proprio rappresentante per palesi scorrettezze statutarie che costituiscono un vulnus politico e della pari dignità di tutti gli iscritti.
Inoltre, per i motivi sopra ricordati, le compagne e i compagni della Camera del lavoro di Padova, che si richiamano all’area Lavoro e Società, non partecipano alla consultazione per l’elezione della segreteria, in corso in queste ore.
La candidatura di Salvatore Livorno alla segreteria della Cgil di Padova è giustificata dal pluralismo e dalle regole interne alla Cgil nonché dal lavoro prezioso svolto dal compagno sia sul piano delle politiche del lavoro che della sicurezza e dell’integrazione dei migranti.
L’azione svolta è prevaricatrice poiché non tiene conto dei principi di democrazia e pluralismo a cui si fonda un’organizzazione democratica come la Cgil.

Il Coordinamento regionale di Lavoro e Società – Cambiare rotta in Cgil

Mestre, 25 febbraio 2008