|
o.d.g. CD FILCAMS
CGIL del Trentino - Riforma Modelli Contrattuali
In questi anni i salari italiani
hanno subito una catastrofe, sono precipitati tra gli ultimi dei
paesi occidentali e sono diventati penultimi in Europa. Ora tutti
dicono che bisogna aumentare i salari, ma in concreto le ricette che
vengono proposte non portano affatto al miglioramento delle
retribuzioni.
Cgil, Cisl e Uil hanno definito una bozza di documento nel quale si
propone una riforma del sistema contrattuale che aggrava tutti i
difetti di quella concertazione, che è la causa della caduta dei
salari. Questo perché:
1. il contratto nazionale ha dato sinora pochi risultati
perché vincolato all’inflazione programmata. Non si propone, come
sarebbe giusto, di chiedere più soldi nel contratto nazionale, ma
anzi si afferma che i salari nazionali dovranno aumentare solo sulla
base della “inflazione realisticamente attesa”. E’ questo un altro
modo per chiamare l’inflazione programmata, cioè per vincolare
l’aumento dei salari ai tetti dell’inflazione e per impedire che
essi possano recuperare davvero il potere d’acquisto. Inoltre, viene
proposto l’allungamento da due a tre anni della vigenza
contrattuale, il che comporterà inevitabilmente un ulteriore
indebolimento del salario contrattato a livello nazionale.
2. Si propone la contrattazione aziendale, territoriale,
regionale, legando ancor di più i salari alla produttività,
all’efficienza, all’andamento delle aziende. Inoltre, il secondo
livello di contrattazione potrà intervenire sulle normative e sugli
orari, anche incrementando le flessibilità definite nei contratti
nazionali. In questo modo non si dà affatto più spazio alla
contrattazione in azienda, ma si vincola ancor di più il salario ai
risultati dei lavoratori, subendo così l’offensiva della
Confindustria, che pretende di dare soldi in più solo a chi lavora
di più.
La scelta di ridimensionare il contratto nazionale per creare più
spazio allo scambio salario-produttività in azienda e nel
territorio, è profondamente sbagliata. Così non si aumentano i
salari mentre c’è il rischio di peggiorare ancora le condizioni di
lavoro.
Se si vogliono davvero aumentare i salari bisogna scegliere una
strada completamente diversa e cioè:
- permettere che il contratto nazionale possa aumentare i salari
più dell’inflazione. Cioè chiedere molto di più di quello che si è
chiesto in questi anni.
- Definire un salario minimo per tutti, con forme automatiche di
rivalutazione.
- Liberare il salario aziendale dai vincoli della fatica, della
produttività, della presenza, che sono un incentivo a peggiorare le
condizioni di lavoro.
La riforma del sistema contrattuale riguarda l’azione fondamentale
del sindacato e i diritti e le condizioni fondamentali delle
lavoratrici e dei lavoratori. Per questo chiediamo che la proposta
confederale, ben prima di discuterla con le controparti, sia
sottoposta a una consultazione trasparente tra tutte le lavoratrici
e i lavoratori, dove sia possibile scegliere anche la proposta
alternativa di rafforzare il contratto nazionale. Chiediamo di
portare tra i lavoratori entrambe le proposte, quella della
devolution e quella di più soldi e diritti nel contratto nazionale.
Siano davvero i lavoratori a decidere sui loro contratti e sui loro
diritti.
Trento, 29 febbraio 2008
|