La detassazione del salario di “produttività”: sarà un passo contro la progressività della tassazione sui redditi(come invece prevede la costituzione)’? - Angelo Pozzi
“Il sistema tributario è informato a criteri di progressività(art. 53 della Costituzione)”.

La legge 24 dicembre 2007, n. 247( norme di attuazione del Protocollo del 23 luglio su previdenza , lavoro….) ha introdotto al comma 70 art. 1 la detassazione del cosiddetto “salario di produttività” di cui ai commi precedenti (67/8/9).
Tali commi aboliscono l’attuale normativa sul salario variabile previsto dai contratti aziendali o territoriali( il cosiddetto secondo livello, essendo il primo il contratto nazionale): decontribuzione previdenziale(9.19%) per il lavoratore e pagamento del solo contributo di solidarietà per il padrone ( al 10%), il tutto nel limite del 3% della retribuzione annua.
Le nuove norme, che attendono però il decreto attuativo, elevano al 5% la soglia della retribuzione annua e concedono sgravi sui contributi previdenziali, ai padroni di 25 punti percentuali( bel regalo!) e del totale dovuto( 9.19%) ai lavoratori, con la buona conseguenza per questi ultimi che l’importo del premio entra nel calcolo della pensione.
Tali sgravi previdenziali sono finanziati con la fiscalità generale.
Non è in questa sede che voglio discutere di quanto il salario variabile -di produttività- sia pericoloso per i lavoratori( in pratica incerto, legato alle sorti di mercato dell’azienda quando non foriero di aumento dello sfruttamento in ritmi e straordinari per raggiungere gli obiettivi( almeno il cottimo era regolato nei contratti) ed invece gradito ai padroni ( pagano di più solo se e quando, fanno più profitti e magari riescono nel frattempo anche a ridurre la retribuzione prevista dal contratto nazionale, giusto per venire all’oggi ed alla riforma del modello contrattuale).
Qui voglio segnalare il rischio che con la detassazione di questa parte di retribuzione, prevista dalla legge e che è demandata ad un successivo decreto, si introduca di nuovo il concetto di tassazione proporzionale al posto di quella progressiva( Vi ricordate l’aliquota unica di Berlusconi? L’aveva gia introdotta riferita alla tassazione sulle prestazioni della previdenza complementare( i fondi pensione saranno tassati con aliquota secca del 15% o meno, a prescindere dalla quantità dell’importo erogato..).
La tassazione proporzionale prevede che sia il povero, sia il ricco, paghi sempre la stessa percentuale. Per esempio il 10% : guadagno 100 euro ne pago 10 -me ne restano 90, guadagno 1 miliardo pago 100 milioni ma me ne restano ben 900 di milioni, invece con la tassazione progressiva in vigore- e coerente con la Costituzione, al miliardario le tasse lascerebbero poco più di 500 milioni ed il resto dovrebbe andare in spesa sociale per ridistribuire la ricchezza accumulata.

Ora è partito( con articoli sui giornali padronali ) il coro di chi chiede che sul salario di produttività sia applicato il criterio di tassazione proporzionale e non progressivo: la stessa aliquota uguale per tutti, si dice al 10%.....
Facciamo un esempio, se il contratto dice che al raggiungimento degli obiettivi un operaio prende 1000 euro di premio ( il 5% di 20.000 annui), 100 vanno in tasse, 900 in busta paga. Ma il dirigente che guadagna 200.000 euro annui avrà un premio di 10.000 euro sui quali pagherà solamente 1.000 di tasse invece delle attuali 5.000.

La propagandata riduzione delle tasse sui redditi da lavoro potrebbe risolversi nella riduzione delle tasse solo per chi guadagna di più: occorre premere sul Governo perché emani il decreto in questione mantenendo saldo il criterio della progressività dell’imposta anche su queste quote di retribuzione altrimenti assisteremo ad un altro passo verso la riduzione di risorse, derivanti dalla tassazione, per finanziare la spesa sociale. Meno tasse sulle retribuzioni dei lavoratori con redditi bassi, nessun regalo ai già ricchi.
Angelo Pozzi