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Modifica del Modello Contrattuale:
Siamo alle comiche:
Siamo basiti di fronte
all'articolo apparso su Rassegna Sindacale con cui Paolo Andruccioli
cerca di spiegare la delicatezza dell'attuale trattativa sui nuovi
modelli contrattuali (leggere per credere).
La sua preoccupazione è enorme nello spiegare
quanto sia delicata questa trattativa ed invita ad avere pazienza, a
non avere fretta.
Bene, verrebbe da dire, finalmente uno che si
preoccupa di costruire un consenso vero e democraticamente espresso
con la partecipazione diretta dei lavoratori prima di andare a
discutere con i padroni su come i lavoratori dovranno essere pagati
nei prossimi anni.
Invece leggendo l'articolo scopriamo che la
preoccupazione di Andruccioli nasce dal fatto che la trattativa
possa in qualche modo diventare elemento di discussione interno alla
campagna elettorale.
Che delusione. Pensavamo di avere trovato un
sindacalista che si preoccupava di andare prima a sentire come la
pensano i lavoratori ed invece scopriamo che la sua unica
preoccupazione è che non sa ancora se il prossimo Governo sarà un
Governo amico o nemico.
Il lato comico delle sue osservazioni esplode e
si svolge pienamente quando afferma che non esiste una piattaforma
unitaria sui modelli contrattuali e che ci vorrà tempo per pensare
ad un Tavolo con Confindustria. Se ci sarà, dice lui, se ne parlerà
solo dopo le elezioni.
OH bella..... Qualcuno avvisi il compagno
Andruccioli che la trattativa è già cominciata e che Confindustria
si è
pubblicamente dichiarata ottimista per come sta procedendo e per
come ha trovato i sindacati disponibili e senza pregiudiziali a
parlare di triennalizzazione e spostamento del baricentro salariale
sul premio di produttività (quello che una volta chiamavamo cottimo).
Ma, con le dovute precisazioni, noi siamo
d'accordo con Andruccioli .... nessuna fretta ... immediata
sospensione della trattativa .... non in attesa delle elezioni però
ma di una vera e democratica consultazione tra i lavoratori.
23.02-2008
COORDINAMENTO RSU
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Trattativa tra
sindacati e Confindustria |
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La riforma dei
contratti è un’opera paziente |
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di Paolo Andruccioli |
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Ci vuole molta
attenzione e molta pazienza, perché la fretta è sempre
nemica del bene. Queste verità che sembrano scontate fino a
sfiorare il luogo comune hanno la loro forza in questo
momento nel caso della trattativa sulla riforma dei modelli
contrattuali. Il tema è infatti troppo importante e troppo
delicato per essere stiracchiato qua e là ed essere
sottoposto a stress e forzature varie. Potremmo dire che non
bisogna avere fretta sia per ragioni endogene, sia per
ragioni esogene. Fuori dalla metafora: non è il caso di
affrettare la corsa, sia per ragioni di merito, sia per
ragioni di metodo e contesto generale. Vediamo perché.
La prima cosa evidente a tutti riguarda il contesto. Nella
trattativa che ha preso il via in questi giorni manca un
soggetto fondamentale: il governo. Si tratta di un soggetto
fondamentale anche perché gioca in campo nella doppia veste
di attore della contrattazione e datore di lavoro, come
amministrazione pubblica. Una trattativa che modifichi gli
assetti contrattuali e riveda lo schema della concertazione
senza il governo non è una trattativa che può portare a un
qualche risultato. E’ una trattativa dunque molto
particolare quella che è stata avviata nell’interregno, tra
la crisi di un governo e i preliminari per arrivare alla
formazione del nuovo esecutivo. In questo interregno ci sono
(ci saranno) le elezioni politiche.
La trattativa è dunque partita durante la campagna
elettorale, che era stata già avviata da tempo, anche se in
sordina e che ora è nel suo pieno. Una particolare
congiuntura che determina, ovviamente, vari effetti diretti.
Il primo riguarda il livello di attenzione dell’opinione
pubblica e dei media. Il secondo riguarda il rischio che
ogni cosa venga “strumentalizzata” o comunque riletta a fini
elettorali. Anzi, per essere precisi, possiamo dire che gli
elementi della trattativa, le proposte e gli spunti che
emergono da quel tavolo, vengono letti ormai quasi sempre
con il filtro della politica. Tutti si chiedono prima di
tutto a chi giovi una o l’altra proposta, prima ancora di
chiedersi se si tratta di proposte corrette, e se sono idee
che vanno nella direzione di aumentare la democrazia e la
forza delle organizzazioni sindacali e quindi dei
lavoratori. Le proposte, invece di essere giudicate nel
merito, rischiano di essere pesate sulla bilancia
elettorale. Quanti voti porta quell’idea? E soprattutto a
chi andranno?
Se quindi sono tante le ragioni di contesto o “esterne”, che
ci invitano ad avere pazienza, non meno importanti sono le
ragioni endogene, o meglio di merito. Come è noto a tutti
dalla cronaca dei quotidiani, sul tavolo del negoziato ci
sono temi molto pesanti che vanno dal fisco alla definizione
di parametri inflattivi più consoni alla realtà. Si discute
quindi dell’alleggerimento fiscale, ma si discute anche
della validità (ai fini dei rinnovi contrattuali)
dell’indice Istat. Forse è arrivato il momento di ripensare
il paniere, sia per quello che in genere ci vien messo
dentro, sia per il suo format. Sul tavolo del negoziato c’è
anche la semplificazione dei contratti nazionali, e la
questione della necessità di arrivare a una riduzione del
numero. Sono i temi che saranno affrontati – come Rassegna
ha già scritto – nelle prossime riunioni del 5 e del 10
marzo. E c’è anche il tema (all’interno della questione
fiscale) dell’uso delle detassazioni nella contrattazione di
secondo livello. Come si fa ad avere fretta su tutte queste
cose? In più la Cgil ha dichiarato esplicitamente che non ci
sarà nessun documento unitario fino a che il direttivo non
lo approverà. E’ ovvio che il documento unitario dovrà
essere approvato preliminarmente da tutte e tre le
confederazioni firmatarie.
Il giallo della firma già apposta su un documento che è
ancora solo una bozza è stato quindi in realtà una fiction.
Taroccata. Ci vorrà quindi tempo per arrivare a una
definizione seria di tutte le questioni sul tappeto. E ci
vuole tempo per costruire un “tavolo” che regga. Un prodotto
che non potrà essere pronto per l’uso se non dopo le
elezioni. |
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(www.rassegna.it,
22 febbraio 2008) |
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