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contrattazione
Sindacati a cena da
Confindustria
Tensioni tra Cgil, Cisl e
Uil. Montezemolo preme: «Basta giochetti».
In gioco - e a rischio - il ruolo sociale e
storico del sindacato in Italia
Francesco Piccioni
I sindacati sono andati
ieri sera a cena da Confindustria (e ne sono
usciti troppo tardi per fare in tempo a
riferire sugli esiti). Da buoni ospiti
portavano in omaggio una «bozza» di riforma
del modello contrattuale che agli
imprenditori dovrebbe piacere molto. Anche
se, come sempre, snobberanno il dono
considerandolo insufficiente.
I tre segretari generali di Cgil, Cisl e Uil ci sono arrivati unitariamente (la «bozza», appunto) ma con qualche patema d'animo. Cisl e Uil non hanno problemi: i loro gruppi dirigenti hanno approvato il testo senza fiatare e non esistono lì altre istanze democratiche cui render conto (o con cui verificare il mandato). Per la Cgil le procedure sono più complesse, ma soprattutto le posizioni interne sono decisamente più articolate. Così il segretario generale, Guglielmo Epifani, è costretto a dare l'impressione di camminare un po' sulle uova. Da un lato dà interviste che benedicono il programma veltroniano sul lavoro (grazie anche a una serie di incontri riservati che si sarebbero svolti nel «loft» del Pd), dall'altro cerca di frenare sull'avvio di una trattativa che vede la sua organizzazione in sofferenza. Anche per questo ha definito il documento unitario «finale» sì, ma «ancora incompleto», facendo andare sulle furie i suoi pari grado di Cisl e Uil. Luigi Angeletti, della Uil, è stato quasi sprezzante: «senza un chiarimento con Cgil e Cisl non vado all'incontro; non vedo di cosa dobbiamo parlare». Bonanni, della Cisl, è stato appena più gentile, anche se un po' irridente: «non dovrei chiedere un chiarimento, perché il dispositivo unitario è già stato approvato dalla mia organizzazione, ma se c'è qualche piccolo mal di pancia bisogna fare una sintesi e decidere». Insomma, o si comincia a fare la trattativa sul serio, oppure salta l'unità faticosamente raggiunta. Ancora più drastico e ultimativo il presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, che vede possibile «una stagione nuova», ma le imprese «non accetteranno giochetti o tattiche dilatorie». E tanto per essere chiaro, mette giù senza giri di parole le richieste che Confindustria ritiene non trattabili: «detassazione degli straordinari e dei premi di produzione, meritocrazia, durata triennale del contratto». Ma soprattutto esige una svolta epocale, «una riforma decisiva oltre i vecchi rituali che prevedono blocchi stradali e scioperi». Lo strumento, precisa, c'è già, ed è «il protocollo sul welfare, un grimaldello importante che ha consentito di salvaguardare la legge Biagi». Pronta anche la minaccia: «le nostre proposte rischiano di essere più popolari tra i lavoratori che tra i loro rappresentanti». Banalmente: qualche euro in più in cambio di tanti diritti in meno. La disposizione delle forze in campo mette l'attuale Cgil in un angolo prima ancora che il confronto inizi. Anche perché la parte già scritta della «bozza» spazza via un'epoca di conflitto e ruolo sindacale. A partire già dagli «obiettivi» di questa riforma della struttura della contrattazione: «miglioramento delle condizioni di reddito, sicurezza e qualità del lavoro», ma anche (ops!) «competitività e produttività del sistema delle imprese del nostro paese». E appare davvero singolare che una «parte sociale» si presenti a una qualsiasi trattativa assumendo l'orizzonte della controparte come anche il proprio. Ma è soprattutto il ruolo del contratto nazionale a colpire l'attenzione. Un semplice «centro regolatore dei sistemi contrattuali» che deve «tutelare il potere d'acquisto» prendendo come stella polare l'inflazione e basta, sia pure nella forma di «realisticamente prevedibile» anziché «programmata». Svuotando così il ruolo contrattuale delle categorie. Ma sarà bene tornarci sopra già nei prossimi giorni. |