Il segretario della Uil critica la Cgil: «Niente cene conviviali. Meglio stare a casa»
Contratti, Angeletti diserta l'incontro
Epifani e Bonanni a tu per tu con Montez

Fabio Sebastiani
«Vado», «non vado», «forse resto». Guglielmo Epifani, Luigi Angeletti e Raffaele Bonanni, i tre leader di Cgil, Uil e Cisl, ieri, hanno inscenato un gustoso siparietto poco prima dell'incontro con Confindustria. Alla fine, è il segretario della Uil a mantenere il punto non presentandosi all'appuntamento serale. «Non esistono cene conviviali - ha detto senza mezzi termini Angeletti - o ci sono incontri che avviano un percorso definito o è meglio rientrare per cena a casa propria».
Il nodo rimane quello della riforma dei modelli contrattuali. Da una parte la bozza unitaria, in attesa di essere discussa al Comitato direttivo della Cgil in programma per il 12 marzo; dall'altra, l'avvio del confronto con Montezemolo, che ieri sera oltre ad essere informale è stato anche incompleto.
Gli slanci della prima ora sembrano tutti rientrati. "Vado", Epifani, che questa volta, c'è da giurarci, non ha nessuna intenzione di fare quello che si alza dalla sedia. "Non vado", Angeletti, che non ha intenzione di perdere altro tempo. "Forse resto", Bonanni, tentato dal prendere la palla al balzo ma non senza chiarimenti preliminari. «Angeletti fa bene a chiedere un chiarimento - ha sottolineato il leader della Cisl - perchè bisogna procedere. Abbiamo impiegato tanto tempo per definire una posizione unitaria, mi pare inopportuno dare un segnale che non corrisponde alla realtà, cioè che c'è di nuovo qualcuno che zoppica». Risultato, Montezemolo avverte che di fronte a tanta indecisione potrebbe fare alla "milanese", per conto proprio. «Gli interessi delle imprese - ha detto ieri - e quelli dei lavoratori sono gli stessi e le nostre proposte rischiano di essere più popolari tra i lavoratori che tra i loro rappresentanti». Insomma, si parte dall'"assioma di Veltroni" per arrivare dritti dritti all'azzeramento della rappresentanza sindacale. Lo spauracchio della trattativa diretta con i lavoratori è già stato usato in altre occasioni da parte del leader degli imprenditori. In genere, è l'indice di un Montezemolo sull'orlo di una crisi di nervi. A dare manforte al presidente di Confindustria scende in campo Roberto Formigoni. «Il modello di contrattazione è superato - dice il presidente della Regione Lombardia, sempre più ansioso di fare un partito pur di avere in dotazione una fiammante Ferrari - non giova ai lavoratori e alla competitività dell'impresa. Bisogna lasciare a livello nazionale la definizione di principi ma avviare la contrattazione a livello territoriale».
Prima del 12 marzo, però, non si muoverà nulla. Il candidato premier Walter Veltroni ha quindi un ottimo terreno per dimostrare con i fatti che lavoratori e padroni possono stare nello stesso partito.
In Cgil la discussione è piuttosto accesa. Dubbi, più o meno grandi, attraversano sia categorie, come la Flai, che strutture regionali, come l'Emilia Romagna e Camere del lavoro, quella di Torino. Da parte della Fiom, di Lavoro e Società e della Rete 28 aprile, invece, l'opposizione è piuttosto netta. A non andare giù è lo svuotamento del valore del contratto nazionale e i poteri eccessivi attribuiti agli enti bilaterali. Difficile per Epifani andare dritto alla trattativa. «Sono convinto che ci voglia una regia unica e un modello contrattuale che valga per il settore privato ma anche per il pubblico», ha detto in una intervista comparsa ieri sulla "Repubblica". «La crisi di Governo - ha aggiunto - pone una difficoltà in più». Secondo il leader della Cgil, poi, fuori della bozza rimane il punto della rappresentanza e democrazia sindacale. Un tema non di non poco conto, visto che la posizione della Cisl, pur avendo registrato alcune aperture proprio negli ultimi mesi, continua ad attestarsi su un netto no alla legge.
Dalla Fiom, intanto, arrivano segnali piuttosto duri contro Confindustria. «Montezemolo stia buono e pensi prima alla sicurezza dei lavoratori italiani e del gruppo di cui è Presidente, che per i contratti c'è tempo. La Cgil non ha ancora discusso e approvato la bozza sindacale sui modelli contrattuali e quindi non c'è nulla da trattare», dice in una nota Augustin Breda, dirigente Fiom nazionale e componente del Direttivo nazionale della Cgil per l'area programmatica Lavoro Società. «Sono diversi i punti che andranno approfonditi e anche riscritti», sostiene Breda. Per Breda rimane invece «uno scandalo nazionale che la Confindustria, così agitata sui temi contrattuali, si opponga all'emanazione dei decreti attuativi utili alla maggior sicurezza dei lavoratori e la Fiat, in piena macabra sintonia, rifiuti il confronto con il ministero della Salute sui problemi di sicurezza presenti e rilevati dagli organi competenti nei vari stabilimenti del gruppo. Altro - conclude - che sintonia con i lavoratori!».
Infine, in vista della campagna elettorale la discussione sul rinnovo dei modelli contrattuali si incrocia, in Cgil, con i contenuti sindacali più in generale in vista della campagna elettorale. La prima scadenza è fissata già per il 24 febbraio. Tra i diretti interessati, l'area ex-Sd che si raccoglie intorno al segretario nazionale della Cgil Paolo Nerozzi.


19/02/2008