Forti aumenti salariali.No al prolungamento dell'orario.
(18 febbraio 2008)
Questi erano e rimangono gli obiettivi
dei lavoratori. Al contrario, ancora una volta il contratto
nazionale appena concluso non recupera neppure l'inflazione
e cede ai padroni sull'orario di lavoro e gli straordinari.
Per il terzo livello, che riguarda la grande maggioranza
degli operai, l'aumento è di 109 euro lordi in due anni e
mezzo, corrispondenti a 87 in due anni, con l'ultima quota
di 26 euro solo a partire da settembre 2009.
L'orario di lavoro diventa flessibile, da 32 a 48 ore
settimanali, per tutto l'anno, in relazione esclusivamente
alle esigenze aziendali, anche senza l'accordo delle RSU,
che vengono (se non dicono subito sì) scavalcate dalle
direzioni sindacali provinciali.
Diventa obbligatorio un giorno in più di straordinario e un
giorno di permesso diventa lavorativo, a discrezione
dell'azienda. Cade l'obbligo di 11 ore di riposo tra due
prestazioni lavorative, per i lavoratori in reperibilità.
Nessun serio risultato sul lavoro a termine: nessun limite
in percentuale e obbligo di assunzione (in vigore solo dal
1.4.2009) dopo 44 mesi nella stessa azienda, cioè sette o
otto anni di lavoro stagionale.
Questi sono i risultati di una trattativa che si è svolta di
fatto a partire dalla piattaforma degli industriali,
dimenticando, specialmente nella parte normativa, quella
approvata dai lavoratori.
Risultati che i lavoratori non possono accettare, tanto più
quando tutti riconoscono lo scandalo dei bassi salari e dei
morti a causa degli aumenti dei carichi di lavoro e del
peggioramento delle condizioni di sicurezza. Questi problemi
potevano essere risolti ora con aumenti salariali che
avvicinassero i salari a quelli degli altri paesi europei e
con l'intransigenza sugli orari e l'intensità del lavoro.
Sia nelle richieste salariali che nella gestione della
trattativa è mancata la determinazione a sostenere di fronte
agli industriali rivendicazioni che appaiono legittime e
necessarie anche agli occhi della maggioranza della società.
Non è vero che in questo modo si difende il contratto
nazionale, anzi si pongono le condizioni per la
disgregazione del movimento sindacale e la sconfitta dei
lavoratori.
Delegati e Lavoratori Piaggio aderenti alla Rete 28 Aprile in CGIL