Cisl e
Uil giurano che è stata raggiunta una
posizione unitaria - molto discutibile - su
cui andare al confronto con Confindustria.
La Cgil nega e parla di una «bozza», ancora
incompleta e non approvata da alcun
organismo
Parlare di «giallo» è certo eccessivo. La
consolidata prassi del confronto
infra-sindacale dovrebbe averci ormai
abituato a valutare con sobrietà i margini
di scostamento tra le varie posizioni in
campo.
Ecco, l'incertezza creatasi ieri, a
proposito della «bozza unitaria» con cui
Cgil, Cisl e Uil dovrebbero presentarsi
domani al confronto con Confindustria,
sembra proprio appartenere a questo genere
di «gialli senza suspence». In parole
povere: Cisl e Uil hanno detto urbi et orbi
che «il documento c'è», mentre Guglielmo
Epifani - segretario generale della Cgil -
ha tenuto a precisare che «c'è una bozza
finale, peraltro incompleta». Ma che per la
Cgil il documento «ci sarà» solo quando sarà
esaurito l'iter di approvazione da parte
degli organismi interni (a cominciare dal
direttivo, convocato per il 12 marzo, per
finire agli esecutivi unitari e la
consultazione tra i lavoratori).
Cisl e Uil sono molto più «agili» nelle
decisioni. Il vertice del sindacato
cattolico ha già votato «sì»; la Uil non si
è ancora espressa con un voto formale, ma
per Luigi Angeletti - segretario generale -
non sembra porsi nessun problema di
approvazione. Anzi, si toglie lo sfizio di
ricordare alla Cgil che «nessuno ci ha detto
che questo o quest'altro punto va bene
oppure no». In pratica il testo è stato
«scritto a tre mani», senza alcuna
«estorsione». Come dire: nessuno provi a
dire che il contenuto della bozza non è
stato ancora condiviso sino in fondo. Ne
derivano due atteggiamenti diversi con cui
presentarsi all'incontro con Montezemolo,
domani. Per Cisl e Uil si comincerà a
discutere «concretamente» di riforma del
modello contrattuale»; non sarà insomma solo
«una cena». Per Epifani, al contrario, «sarà
un incontro come tutti gli altri», senza
alcuna enfasi epocale.
Chiarito l'aspetto procedurale, la curiosità
si sposta decisamente sul contenuto: su
quali proposte di «riforma del modello
contrattuale» i tre sindacati confederali
hanno raggiunto un'intesa sostanziale,
ancorché incompleta e non pienamente
ratificata?
Partiamo dalle uniche cose certe, quelle che
mancano. Ovvero i capitoli su
rappresentanza, rappresentatività e
democrazia. Che sembrano interessare solo la
Cgil, vista la fretta con cui Angeletti e
Raffaele Bonanni pensano di poter passare al
«concreto».
Sul «merito», il consenso unanime verte
soprattutto sul fatto che «bisogna rinnovare
il modello vigente» («ad ogni rinnovo di
contratto nazionale - fa notare Paola
Agnello Modica, della segreteria confederale
Cgil - si perde qualcosa del modello del 23
luglio»). Il «come», naturalmente, è materia
di contesa (e ancora non sono entrate
ufficialmente in campo le imprese).
Ma sarebbe stata raggiunta l'intesa anche su
questioni che modificano drasticamente le
relazioni industriali in questo paese. In
particolare sul fatto che il contratto
nazionale deve servire a mantenere il potere
di acquisto dei salari, e non anche ad
aumentarlo. Vero è che l'inflazione
«programmata» non viene più considerata
attendibile; ma in questo modo si riduce
comunque il contratto nazionale a un atto di
ragioneria (qualcuno potrebbe dire: «allora
tanto vale sostituirlo con la scala
mobile!»). Tanto più che nel secondo
livello, ovvero la contrattazione aziendale
investita retoricamente dell'obiettivo di
trasferire ai salari parte dell'aumento
della produttività, risulta già vincolata al
rispetto dell'efficienza, dell'efficacia e
persino della redditività. In pratica,
dicono diversi sindacalisti, «anche a quel
livello le trattative sarebbero già fatte:
il salario è variabile, e il governo
interviene con gli sgravi».
Nel complesso viene delineata una proposta
molto organica e molto «cislina», dove anche
l'assenza di una parte su rappresentanza e
democrazia sembra avere un significato. E
l'accelerazione impressa alla discussione
sembra suggerita da necessità politiche, più
che sindacali. palese, in questo senso, la
dichiarazione di Angeletti: «al sindacato
conviene far presto, perché il prossimo
governo sarà quanto meno neutrale rispetto
alle proposte sindacali». Un regalo
anticipato per un aspirante premier che
potrà dire di condividere le posizioni di un
sindacato che ha già fatto sue quelle di
Veltroni.