Sindacati: falsa partenza sul modello contrattuale

Cisl e Uil giurano che è stata raggiunta una posizione unitaria - molto discutibile - su cui andare al confronto con Confindustria. La Cgil nega e parla di una «bozza», ancora incompleta e non approvata da alcun organismo

Francesco Piccioni

 

Parlare di «giallo» è certo eccessivo. La consolidata prassi del confronto infra-sindacale dovrebbe averci ormai abituato a valutare con sobrietà i margini di scostamento tra le varie posizioni in campo.
Ecco, l'incertezza creatasi ieri, a proposito della «bozza unitaria» con cui Cgil, Cisl e Uil dovrebbero presentarsi domani al confronto con Confindustria, sembra proprio appartenere a questo genere di «gialli senza suspence». In parole povere: Cisl e Uil hanno detto urbi et orbi che «il documento c'è», mentre Guglielmo Epifani - segretario generale della Cgil - ha tenuto a precisare che «c'è una bozza finale, peraltro incompleta». Ma che per la Cgil il documento «ci sarà» solo quando sarà esaurito l'iter di approvazione da parte degli organismi interni (a cominciare dal direttivo, convocato per il 12 marzo, per finire agli esecutivi unitari e la consultazione tra i lavoratori).
Cisl e Uil sono molto più «agili» nelle decisioni. Il vertice del sindacato cattolico ha già votato «sì»; la Uil non si è ancora espressa con un voto formale, ma per Luigi Angeletti - segretario generale - non sembra porsi nessun problema di approvazione. Anzi, si toglie lo sfizio di ricordare alla Cgil che «nessuno ci ha detto che questo o quest'altro punto va bene oppure no». In pratica il testo è stato «scritto a tre mani», senza alcuna «estorsione». Come dire: nessuno provi a dire che il contenuto della bozza non è stato ancora condiviso sino in fondo. Ne derivano due atteggiamenti diversi con cui presentarsi all'incontro con Montezemolo, domani. Per Cisl e Uil si comincerà a discutere «concretamente» di riforma del modello contrattuale»; non sarà insomma solo «una cena». Per Epifani, al contrario, «sarà un incontro come tutti gli altri», senza alcuna enfasi epocale.
Chiarito l'aspetto procedurale, la curiosità si sposta decisamente sul contenuto: su quali proposte di «riforma del modello contrattuale» i tre sindacati confederali hanno raggiunto un'intesa sostanziale, ancorché incompleta e non pienamente ratificata?
Partiamo dalle uniche cose certe, quelle che mancano. Ovvero i capitoli su rappresentanza, rappresentatività e democrazia. Che sembrano interessare solo la Cgil, vista la fretta con cui Angeletti e Raffaele Bonanni pensano di poter passare al «concreto».
Sul «merito», il consenso unanime verte soprattutto sul fatto che «bisogna rinnovare il modello vigente» («ad ogni rinnovo di contratto nazionale - fa notare Paola Agnello Modica, della segreteria confederale Cgil - si perde qualcosa del modello del 23 luglio»). Il «come», naturalmente, è materia di contesa (e ancora non sono entrate ufficialmente in campo le imprese).
Ma sarebbe stata raggiunta l'intesa anche su questioni che modificano drasticamente le relazioni industriali in questo paese. In particolare sul fatto che il contratto nazionale deve servire a mantenere il potere di acquisto dei salari, e non anche ad aumentarlo. Vero è che l'inflazione «programmata» non viene più considerata attendibile; ma in questo modo si riduce comunque il contratto nazionale a un atto di ragioneria (qualcuno potrebbe dire: «allora tanto vale sostituirlo con la scala mobile!»). Tanto più che nel secondo livello, ovvero la contrattazione aziendale investita retoricamente dell'obiettivo di trasferire ai salari parte dell'aumento della produttività, risulta già vincolata al rispetto dell'efficienza, dell'efficacia e persino della redditività. In pratica, dicono diversi sindacalisti, «anche a quel livello le trattative sarebbero già fatte: il salario è variabile, e il governo interviene con gli sgravi».
Nel complesso viene delineata una proposta molto organica e molto «cislina», dove anche l'assenza di una parte su rappresentanza e democrazia sembra avere un significato. E l'accelerazione impressa alla discussione sembra suggerita da necessità politiche, più che sindacali. palese, in questo senso, la dichiarazione di Angeletti: «al sindacato conviene far presto, perché il prossimo governo sarà quanto meno neutrale rispetto alle proposte sindacali». Un regalo anticipato per un aspirante premier che potrà dire di condividere le posizioni di un sindacato che ha già fatto sue quelle di Veltroni.