Contratti, la riforma agita la Cgil
La Fiom e le aree «Lavoro e società» e «Rete 28 Aprile» dicono no alla bozza unitaria dei sindacati
Confronto animato ieri a corso d'Italia. Il direttivo convocato per il prossimo 12 marzo. Rinaldini: una discussione di questa portata non si risolve in un direttivo
Sara Farolfi

 
«Non sarà una passeggiata, ma un confronto vero, duro». Con queste parole il segretario generale Cgil, Guglielmo Epifani, parlava due giorni fa dell'imminente apertura del confronto con Confindustria sulla riforma del modello contrattuale. Ma un confronto aspro si annuncia anche all'interno della stessa Cgil. Un primo assaggio lo si è avuto ieri, nel corso della discussione dei segretari generali di categoria e territoriali, sulla bozza di accordo raggiunta con Cisl e Uil sulla riforma del modello contrattuale. «Una discussione molto animata», raccontano alcuni presenti, con la bocciatura della Fiom, delle aree programmatiche Lavoro e società e Rete 28 Aprile, e gli interventi critici su molti punti di diversi segretari territoriali. La discussione è stata aperta e conclusa dallo stesso Epifani, che ha parlato di possibili correzioni o emendamenti, confermando però in definitiva l'impianto di fondo del documento.
«Nessun documento ufficiale sulla contrattazione è stato presentato a Confindustria», precisava nel pomeriggio di ieri, a riunione ancora in corso, una nota della segreteria Cgil: «Un documento definitivo concordato tra Cgil, Cisl e Uil non esiste ancora sia perché ci sono aspetti ancora da approfondire e completare, come il tema della rappresentanza, sia perchè l'approvazione compete ai direttivi dei tre sindacati e, ritiene la Cgil, anche a quella dei lavoratori». Sulla democrazia e rappresentanza l'accordo non è stato raggiunto, e la palla è passata nelle mani dei tre segretari generali. Il testo - ufficioso quanto si vuole - invece c'è, e ieri ha ricevuto il via libera del comitato esecutivo Cisl (quello della Uil è arrivato qualche giorno fa). Deve anche essere passato tra le mani del vicepresidente di Confindustria, Alberto Bombassei, che infatti ha commentato: «Ci saremmo aspettati qualche elemento in più di innovazione». Resta confermato l'incontro di lunedì tra i sindacati e Confindustria, ma si tratterà di un incontro «informale». Il direttivo dell'organizzazione è stato convocato per il 12 marzo prossimo, e fino a quella data non ci sarà nessuna ufficializzazione. La discussione in Cgil è aperta.
«Un impianto complessivamente non condivisibile, nel merito e nel metodo», secondo la Fiom. Spiega il segretario generale Gianni Rinaldini: «Una discussione di questa portata, che riguarda l'idea complessiva del ruolo della contrattazione e dunque del sindacato, non si risolve in un direttivo». Il confronto, per Rinaldini, «dovrà coinvolgere l'insieme della Cgil, ed è certo che la bozza non può essere considerata un documento unitario "prendere o lasciare"».
«Che il contratto nazionale diventi un elemento dove si discute il minimo salariale, è cosa che contraddice la linea del congresso», commenta Nicola Nicolosi, coordinatore dell'area programmatica Lavoro e società, che aggiunge: «La difesa del potere di acquisto va posta dopo un'equa distribuzione delle quote di ricchezza nazionale, che oggi non c'è. I salari devono crescere, l'obiettivo non può essere solo quello di una difesa». E anche nel metodo, ribadisce Nicolosi, su una questione di tale importanza serve il mandato dei lavoratori. Un giudizio «totalmente negativo» arriva anche da Giorgio Cremaschi, leader della Rete 28 Aprile che il 14 marzo a Milano lancerà la mobilitazione «contro il federalismo contrattuale». «Un ritorno al cottimo», secondo Cremaschi, che ricorda il caso del contratto dell'artigianato, dove la devoluzione dal contratto nazionale a quello regionale ha portato al fatto «che ora non si rinnovano nè gli uni, nè gli altri».
Il dibattito si annuncia aspro. L'impressione complessiva è che anche in Cgil pesi molto la ridefinizione degli assetti politici. Secondo il segretario generale degli alimentaristi, Franco Chiriaco, che pure nel suo intervento non ha mancato di sottolineare alcune criticità, «un documento che sancisce la centralità del contratto nazionale, nella fase attuale, e tanto di più in campagna elettorale, è importante». I margini di discussione d'altra parte non sembrano così ampi. Dice Paolo Nerozzi, segretario confederale Cgil: «Ci sono ancora diversi punti da affinare, esplicitando meglio la dicitura per rendere alcune parti più chiare, ma il testo nella sostanza non sarà cambiato».