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Nota stampa -
Giorgio Cremaschi: "Il documento Cgil, Cisl, Uil è da respingere, il
contratto nazionale rischia la fine della scala mobile. No al
ritorno del cottimo"
"Il documento Cgil, Cisl e Uil sulla riforma della contrattazione è
da respingere totalmente. Il ruolo salariale del contratto nazionale
viene ulteriormente ridimensionato e così si indebolisce
complessivamente la solidarietà sociale. Questo ridimensionamento,
d'altra parte, non è affatto in funzione del rilancio della
contrattazione aziendale ma avrà l'effetto di sottomettere
ulteriormente il salario alla produttività e alla flessibilità.
Nella sostanza, con questa impostazione Cgil, Cisl e Uil cedono alle
pressioni della Confindustria e rischiano di aprire la via a un
ritorno in grande stile, sotto nuove forme, della paga a cottimo. E'
un modello da respingere e che, in ogni caso, prima di essere
presentato alle controparti deve essere sottoposto a una vera
consultazione di mandato tra i lavoratori, nella quale sia possibile
presentare anche l'alternativa della difesa e del miglioramento
della funzione del contratto nazionale. Ci opporremo con tutte le
nostre forze a questa deriva, che, se non fermata, rischia di far
fare, tra qualche anno, al contratto nazionale la stessa fine che
fece la scala mobile."
"Già l'assemblea della Rete28Aprile, convocata il 14 marzo a Milano,
lancerà una campagna di massa contro questa impostazione per il
contratto nazionale e contro il ritorno del cottimo."
Roma,
13 febbraio 2008
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CONTRATTAZIONE / DOCUMENTO DI
CGIL-CISL-UIL (dal sito di CORSERA) |
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Un documento di tre pagine e mezzo,
intitolato “Riforma della struttura della contrattazione”.
Già approvato dalla Uil, oggi riceverà il definitivo assenso
anche di Cgil e Cisl. Sarebbe questa la proposta (secondo
un'anticipazione riportata dal Corriere della Sera) che i
sindacati porteranno alla trattativa con Confindustria per
la riforma dell’accordo del luglio 1993.
Il documento prevede numerose novità.
Le prime riguardano i contratti
nazionali: la durata sarà di tre anni (oggi sono di quattro
anni per la parte normativa e di due per quella economica);
gli aumenti saranno in linea con la “inflazione
realisticamente prevedibile” (un parametro nuovo, che
sostituisce l’inflazione “programmata”, rivelatasi
inefficace a contrastare la perdita del potere d’acquisto
dei salari); la clausola di salvaguardia, che interviene
qualora si verificasse uno scarto tra l’inflazione
realisticamente prevedibile e quella reale, sarà rafforzata;
verranno introdotti meccanismi che penalizzino il ritardo
dei rinnovi.
Altra novità è lo sfoltimento e
l’accorpamento dei contratti nazionali, che oggi ammontano a
più di 400. Altra parte importante del documento è quella
dedicata alla contrattazione di secondo livello (oggi
presente in appena il 10 per cento delle aziende con più di
100 addetti). I sindacati precisano che andrà diffusa
attraverso incentivi pubblici, quali la decontribuzione e la
detassazione degli aumenti; andrà resa effettiva, a livello
aziendale o territoriale; sarà incentrata sul salario per
obiettivi rispetto a parametri di produttività, qualità,
redditività ed efficienza.
Cgil, Cisl e UIl, infine, propongono
anche una revisione delle norme sulla rappresentanza
sindacale. |
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13/02/2008 10.16 |
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