La classifica è capeggiata dalla Corea con 28.095 euro e dal Regno unito con 28.007. Seguono Svizzera e Giappone, con 26.322 e 25.764 euro, Lussemburgo e Olanda con 24.897 e 23.289; poi l'Australia e la Norvegia, la Germania con 21.235 euro e l'Irlanda con 21.111; poi l'Austria con 20.713 e gli Usa che sfiorano i ventimila euro senza raggiungerli (19.999). Circa allo stesso livello Islanda e Finlandia, Canada, Francia e Belgio. Poi Svezia e Danimarca, poco sotto i 19 mila, Nuova Zelanda e Spagna sopra i 17 mila e infine Grecia e Italia, ferme a 16.720 e 16.242.
In un altro articolo di questa pagina si offrono dati sul successo delle esportazioni italiane. Il salario tanto inferiore a quello di altri lavoratori europei, pagati nella stessa moneta, l'euro, è in larga misura la motivazione di tale ripresa. L'Ocse non offre in questo caso alcuna indicazione sui profitti percepiti nei vari paesi, sulle spalle delle varie attività industriali.
Neppure è offerta alcuna
classifica dell'efficienza imprenditoriale presente nei
vari paesi. Così i bassi salari italiani, cui
corrisponde un mercato interno di cui gli stessi
industriali non sono per nulla soddisfatti, rimangono
l'unica strategia che le imprese italiane possono
mettere in opera.
Le difficile firma dei contratti (6 milioni di
lavoratori senza rinnovo del contratto) è la miope
strategia degli imprenditori italiani.
Thanx to Manfo