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Sulla sicurezza il
governo Prodi non molla. I ministri del centrosinistra con i
loro staff stanno cercando di portare a termine tutto quello
che era stato avviato dal punto di vista legislativo. Molte
cose importanti, in generale, sono sospese o appese a un
filo. Basti pensare alla riforma della Bossi-Fini
sull’immigrazione, tanto per fare un esempio. Alcune
questioni che erano state messe in agenda non sono arrivate
neppure in Consiglio dei ministri o alle Commissioni
parlamentari. Altre, invece, hanno fatto parecchia strada e
sono arrivate molto vicino al traguardo. Uno dei punti certi
su cui l’esecutivo sta concentrando in questi giorni la sua
attenzione riguarda proprio la sicurezza sul lavoro, tema
che ha segnato drammaticamente i mesi finali della
legislatura, ma anche questione su cui c’è stato l’impegno
costante (e della prima ora) del centrosinistra. Sulla
riforma delle norme e sul Testo Unico si è lavorato infatti
– come tutti ricorderanno - sin dai primi giorni di vita del
governo Prodi nel 2006. Molto è stato fatto da allora e in
fondo in poco tempo. Ma la crisi politica ha fatto
precipitare tutto e ora ci si trova a dover fare una corsa –
oltre che contro il tempo – anche a ostacoli.
Le norme approvate a luglio con il Testo Unico
hanno bisogno infatti dei decreti attuativi, che avrebbero
dovuto basarsi sull’accordo tra le parti. Finora però è
fumata nera.
Sul Titolo primo non
si è ancora trovato l’accordo tra governo e parti sociali.
In particolare le resistenze – come sappiamo dalla cronaca
di queste ore – sono da addebitare alla Confindustria e alle
associazioni datoriali nel loro complesso. Sono arrivati
segnali preoccupanti, che riguardano non tanto il merito
della sicurezza sul lavoro (nessuno osa dire in pubblico che
ci vuole meno sicurezza nei posti di lavoro), quanto il
metodo – lo schema – con cui si pensa di applicare le nuove
norme. Da quello che si è potuto capire cercando di
interpretare le dichiarazioni degli industriali, emerge un
vero e proprio scontro di potere. Quello che disturba è il
potenziale spostamento di poteri di controllo dalle imprese
ai rappresentanti dei lavoratori e in particolare ai
Rappresentanti della sicurezza, sia a livello di azienda,
sia a livello territoriale. Il governo, come hanno spiegato
i sottosegretari Antonio Montagnino (lavoro) e Gian Paolo
Patta (salute), ha dovuto prendere atto “che non esistono
sui temi della bilateralità e della rappresentanza elementi
di convergenza tra Confindustria e i sindacati, e si assume
la responsabilità di decidere, tentando di definire un testo
che sia equilibrato, applicabile, efficace e che tenga conto
il piu' possibile delle diverse posizioni".
Sono due i principali
punti di contrasto tra imprese e sindacati riguardo al
Titolo I del Testo Unico. Il primo riguarda – come detto -
la bilateralità, ovvero il giudizio sugli organi paritetici
con compiti di formazione. Il secondo punto di scontro
riguarda poi direttamente la rappresentanza in azienda degli
Rls. I sindacati, infatti, hanno chiesto che questo tema
rientrasse a pieno titolo all'interno del decreto
legislativo, mentre la Confindustria, d’accordo con le altre
associazioni imprenditoriali, ha chiesto che fosse rimandato
alla contrattazione. I sindacati confederali chiedono “che
sia messo per iscritto che nelle aziende dove non è
garantita la presenza degli Rls gli Rlst, ovvero i
rappresentanti per sicurezza del territorio, possano
svolgere un'analoga funzione". Opposta la posizione di
Confindustria: “Mancano ancora troppi elementi per una
valutazione complessiva”. Niente leggi, dunque, e rinvio
alla contrattazione.
Che cosa succederà
ora? Vediamo il possibile iter del Testo unico. Dopo il no
degli industriali il governo si è rimesso subito in moto.
Per lunedì o al massimo martedì 12 febbraio saranno
predisposte tutte le carte, ovvero i testi da presentare al
prossimo Consiglio dei ministri per il varo della delega. I
testi passeranno quindi subito agli uffici legislativi che
dovranno fare la verifica finale. Il testo andrà dunque in
Consiglio dei ministri, presumibilmente tra il 21 e il 22
febbraio prossimi. Il Consiglio varerà il decreto
legislativo che poi dovrà passare l’esame (nient’affatto
scontato) delle Commissioni Lavoro di Camera e Senato. Solo
passato quest’ultimo ostacolo, il decreto legislativo di
applicazione del nuovo sistema della sicurezza potrà tornare
a Palazzo Chigi per il varo definitivo. Solo allora sarà
legge. E solo in quel momento il Testo Unico sulla sicurezza
sarà completo e applicabile in tutti i suoi aspetti.
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