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La Cgil rilancia il
confronto sul processo di riconversione dello stabilimento
Fiat di Pomigliano d’Arco. A un mese dall’avvio operativo
del progetto che dovrebbe portare, nei propositi della casa
torinese, l’impianto campano a recuperare posizioni nella
speciale classifica della qualità e dell’efficienza, il
primo attivo di quadri, dirigenti e delegati Fiom della
fabbrica ha preannunciato lo scorso 1° febbraio un piano di
proposte per lo sviluppo dello stabilimento. “Una sfida
difficile – l’ha definita nel suo intervento il segretario
generale nazionale Gianni Rinaldini –, che deve riportare il
sindacato al centro del confronto, partendo da proposte di
merito”. Già, perché la “cura Marchionne” per Pomigliano,
strombazzata dai mezzi d’informazione in modo altisonante
come una rivoluzione destinata a fare scuola, vista dai
reparti del più grande stabilimento Fiat del Mezzogiorno,
per il momento, ha assunto la faccia dura del richiamo
all’ordine in fabbrica. Per operai e organizzazioni
sindacali.
Risale al 10 gennaio l’episodio più eclatante: la
sospensione (poi rientrata) di sette attivisti che il giorno
precedente avevano promosso uno sciopero. La situazione
appare difficile. Delegati sindacali guardati a vista,
pressione asfissiante dei vigilanti nelle Ute (le linee di
montaggio), contestazioni a non finire per i lavoratori. A
cui si è aggiunta la doccia gelata dei corsi: una settimana
di “rieducazione” comportamentale, a partire dal 7 gennaio,
dopo di che gli operai sono stati attrezzati con pennelli e
vernici per pitturare reparti e rimettere a nuovo i
macchinari.
Contro il pugno di ferro dell’azienda, la Fiom si prepara a
un confronto serrato. Una sfida alla Fiat che si annuncia a
tutto campo: dalle relazioni sindacali all’organizzazione
del lavoro, dagli investimenti sulle linee al futuro
produttivo dello stabilimento. L’obiettivo è sollecitare la
proprietà al rispetto dello spirito del piano “per una nuova
Pomigliano”. Quello con cui Marchionne aveva annunciato lo
scorso 7 dicembre due mesi di stop alla produzione senza
ricorso alla cassa integrazione e 110 milioni di euro di
investimenti, di cui 40 per pagare i corsi di formazione e
gli stipendi dei 5.000 addetti e 70 per l’ammodernamento
della fabbrica. Un progetto, in sostanza, che ha al suo
centro la riorganizzazione degli impianti e del lavoro, con
l’introduzione del Wcm (il World class manifacturing), una
metodologia che dovrebbe migliorare le prestazioni e ridurre
la percentuale di auto in uscita con difetti, la più alta
della galassia Fiat Auto. Un piano che sindacati e
lavoratori avevano accolto fin dall’inizio positivamente.
“In questi anni – sottolinea Massimo Brancato, segretario
generale della Fiom napoletana – proprio noi avevamo
sollecitato l’azienda a risolvere, con nuovi investimenti e
una chiara missione produttiva, una grande contraddizione
presente nello stabilimento: Pomigliano ha nello stesso
tempo i lavoratori più giovani di tutta la Fiat e anche gli
impianti più vecchi”. Il fatto è che l’ottica dell’azienda
relativamente ai metodi da adottare per raggiungere dei
risultati diverge profondamente da quella del sindacato. La
Fiom sostiene a chiare lettere che “qualità del lavoro ed
efficienza vanno di pari passo con un miglioramento delle
condizioni di lavoro”. Il che significa riconoscere che il
lavoro in catena di montaggio è cambiato e valorizzare le
professionalità degli addetti. “È indispensabile – osserva
ancora Brancato – riorganizzare il lavoro migliorando le
relazioni con il personale”.
Soprattutto se si vuole far funzionare il Wcm, un sistema di
lavoro che necessita di un forte coinvolgimento dei
lavoratori, che dovrebbero segnalare in tempo reale difetti
di produzione e migliorare le prestazioni in tutte le fasi
della produzione. La risposta dell’azienda è andata per il
momento nel senso contrario. I corsi si sono limitati a
inculcare norme di comportamento, in attesa di quelli veri e
propri. “Il piano formativo adesso è diretto a 266 capi
area, che dal 7 febbraio formeranno a loro volta il resto
dei dipendenti – sostiene Sebastiano Garofalo, il direttore
dello stabilimento –. Su questo punto, siamo in disaccordo
con i sindacati, che ci chiedono in parallelo dei corsi
anche per tutti gli altri lavoratori. Ma la nostra posizione
è inflessibile: nessuna corsia privilegiata con il
personale, ci sono i capi area che stiamo formando ad hoc”.
Ribatte il coordinatore nazionale auto della Fiom, Enzo
Masini: “C’è una contraddizione forte tra l’atteggiamento
della Fiat e il sistema Wcm che l’azienda vuole introdurre e
che richiede un coinvolgimento di tutti i livelli aziendali:
reprimendo il lavoro e il sindacato in fabbrica non si va da
nessuna parte”. Sullo sfondo rimane l’assenza della missione
produttiva. Per il momento, Pomigliano sa solo che
continuerà a produrre “147” e “159” (compreso il restyling
di quest’ultimo modello). Un po’ poco per rilanciare lo
stabilimento. |