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A BOLOGNA
DIBATTITO SUI PROGRAMMI SCOLASTICI
di
Comitato Promotore
Cari
amici,
come preannunciato nel precedente comunicato, pubblichiamo di
seguito il verbale della riunione del Comitato promotore dell' «
Incontro Nazionale per la riconquista dei programmi nazionali e
la difesa della libertà d'insegnamento » tenutasi a Bologna lo
scorso 21 gennaio, invitandovi a darne la più ampia diffusione.
La campagna è sostenuta sui siti del
Forum Insegnanti
e del
Manifesto dei 500
dai quali è possibile scaricare i
fogli
per la raccolta delle adesioni nelle scuole o
firmare online.
Sugli stessi siti potrete, inoltre, leggere vari interventi sul
tema della proposta , consultare materiali di approfondimento e
partecipare al dibattito in corso inviandoci i vostri contributi
scritti.
Il Comitato Promotore
Verso l'Incontro
Nazionale
per la riconquista dei Programmi Nazionali
e la difesa della libertà d'insegnamento
Verbale integrale della riunione del Comitato Promotore,
riunitosi a Bologna il 21 gennaio 2008, presenti 20 insegnanti e
genitori
delle province di Torino, Milano, Parma, Venezia e Bologna.
Il verbale riporta unificati gli
interventi di ciascuno e, al termine, le decisioni adottate.
Lorenzo Varaldo
(insegnante, Torino, promotore Proposta):
Vorrei introdurre la discussione toccando quattro aspetti.
Il primo è di contenuto. Di che cosa si occupa la nostra iniziativa?
Di contenuti o di metodo di insegnamento? Noi vogliamo parlare dei
contenuti. Noi affermiamo che i contenuti Moratti-Fioroni non vanno
bene, ci vuole la ciclicità, ci vogliono i quadri completi e
generali, ci vuole il ritorno alla storia e alla geografia «
complete ». Questo non significa che non possa esserci un confronto
sui metodi, ma non è questo il centro del nostro discorso. I metodi
sono liberi, il metodo è il terreno della libertà d'insegnamento,
che è costituzionale e individuale. E' importane delimitare questo
territorio della nostra iniziativa, noi ci situiamo sul terreno del
rispetto dei diversi metodi perchè ogni metodo è valido solo se è
sentito dall'insegnante, se è il suo, nato anche dal confronto, ma
mai imposto. Certo, come avevo detto il 17 ottobre, ci sono
insegnanti che non sanno insegnare, che non sanno parlare ai
ragazzi.... Ma imporre un metodo non ci mette al riparo da questi
insegnanti, anzi, peggiora la situazione.
Il problema di fondo che solleviamo è quello dei programmi, e in
particolare di storia e geografia: i programmi non dovrebbero
affermare alcuna pedagogia, didattica o ideologia, ma semplicemente
un territorio culturale comune a tutti, che in certe materie è fatto
di obiettivi più precisi e in altre è più generico. Questo
territorio culturale è ciò che si considera necessario che tutti
conoscano.
Ma il come trasmetterlo, il come insegnare, quali contenuti
particolari scegliere etc..., questo è il terreno della libertà di
insegnamento di ciascuno. E' il nostro lavoro, e nessuno deve
toccarlo.
La pedagogia e la didattica dovrebbero essere libere e il nostro
discorso tende a liberarle.
Dire che bisogna partire dal territorio in cui si vive è, per
esempio, una discussione che qui non c'entra. Può essere una
discussione interessante, può essere un metodo valido, ma non è il
tema della nostra iniziativa. Stessa cosa sul libro di testo: usarlo
o no non è discussione pertinente. C'è chi lo usa bene e chi lo usa
male, ma qui non c'entra.
E' importante definire bene il nostro discorso e Dondarini lo fa
molto bene per esempio con l'intervista apparsa su “Il Domani “ di
Bologna il 30 dicembre 07, dove porta il discorso sul danno del non
insegnare 1500 anni di storia.
Seconda questione: il significato della nostra campagna. Non si
tratta, evidentemente, di una campagna come quelle per il Tempo
Pieno, o per le supplenze, o per il tutor. Quelle erano campagne che
avevano aspetti più “sindacali”, ripercussioni più dirette e
immediate su insegnanti e famiglie. Qui si tratta invece di una
riflessione su che cosa la scuola deve insegnare, sul ruolo della
scuola, non solo sul nostro lavoro di insegnanti, ma su che cosa sia
giusto avere nei programmi e che cosa no, che cosa siano i programmi
stessi. La discussione è più profonda, più difficile. Ma ciò non
toglie che le nostre argomentazioni sono forti, e lo sono ancora di
più di fronte alla debolezza di quelle del ministero e della
commissione. Affermare le nostre idee, approfondirle, discuterle,
prendere iniziative pubbliche mostra “il re nudo”.
Vi faccio un esempio. A Torino è stata annunciata una commissione di
500 saggi, universitari (tutto da vedere se sono 500) per
“riscrivere” i programmi di storia. E' interessante che “la
Repubblica” annunciasse questa commissione dicendo che si occuperà
dei....metodi e non del contenuto, perchè questo è già definito
dalle “nuove” Indicazioni.... Una commissione, dunque, che si situa
su un terreno anticostituzionale.... Ma cosa si verifica? Succede
che alcuni dei membri di questa commissione sono stati nostri
relatori di tesi, hanno rapporti con noi, sono stati nostri
professori.... E allora ne abbiamo contattato qualcuno, abbiamo
inviato il nostro materiale e la risposta è stata molto interessata,
e in alcuni casi anche scocciata per i metodi del ministero. Un
professore forse verrà al nostro seminario di Torino, vuole offrirci
uno spazio nelle sue lezioni... Vedremo, ma questo significa che c'è
un terreno fertile per argomentare, mettere in difficoltà il
ministero, dimostrare, aprire discussioni.
L'eco della nostra campagna va al di là delle 550 firme. Ci sono
state reazioni interessanti nel sindacato, si sono visti articoli e
prese di posizione che mostrano una dialettica, una possibilità di
agire e dialogare, o almeno che la nostra iniziativa è considerata,
guardata. E questo per un motivo: il nostro appello tocca il centro
dei problemi di fondo della distruzione della scuola pubblica.
Da qui discende il terzo punto: che cosa fare quindi per andare
avanti? Ci sono alcune iniziative in corso, come il seminario
itinerante di Torino che ha definito i tre temi e sarà presentato
entro inizio febbraio. Poi c'è un gruppo che si è costituito a
Milano. Poi c'è la campagna per le 1000 firme... Dobbiamo discutere
un aspetto: la Proposta del 17 ottobre ha avuto una spinta
propulsiva importante, ma ora bisogna rilanciare, andare avanti,
mostrare che si fa qualcosa di concreto. Che cosa si può fare nelle
diverse province e nelle scuole? E specialmente oggi bisogna
discutere la convocazione dell'Incontro Nazionale, dare realmente
questa prospettiva concreta. Perchè fissare l'incontro vuol anche
dire cominciare a porsi il problema di come costruirlo, cosa
proporre nell'incontro, per esempio una delegazione al ministro per
rendere pubblico il dialogo, mostrare le loro e le nostre
argomentazioni, far vedere a tutto il Paese il livello della
discussione.
Infine il quarto punto: non tutti i problemi possono essere risolti
oggi, non tutte le discussioni possono andare a fondo. Ma è
importante avviarle, mettere tutti i problemi sul tavolo, aprire una
discussione davvero libera che ha come bordi la proposta del 17
ottobre. Per questo mi sembra molto significativo che siamo in 20,
da 5 province. E' un'occasione importante, aprirei dunque la
discussione.
Roberta Roberti
(insegnante scuola superiore, Parma, promotrice Proposta):
C'è un riscontro immediato alla nostra proposta da parte di
chi lavora nei musei, nelle mostre, negli archivi. E questo perchè
il problema è sentito in modo evidente, tutti toccano con mano il
disastro che sta venendo fuori. Chi ha a che fare con la cultura,
con i ragazzi che vanno nei musei, capisce di non poter nemmeno più
svolgere il proprio lavoro. Per questo abbiamo avuto adesioni
immediate in questo ambito, e dobbiamo porci il problema di come
allargare.
Poi c'è il problema dei libri di testo. Io ho raccolto subito
l’interesse per esempio tra gli insegnanti di mio figlio, e anche
tra quelli delle classi vicine, di allargare i contenuti
dell’insegnamento della storia alla scuola elementare, ma mancano
gli strumenti per fare un programma alternativo, per fare i
programmi dell'85.
Per questo mi sembra che sarebbe una buona idea fare un laboratorio
per gli insegnanti, per dare anche strumenti concreti per agire in
classe. Credo che ci sia un interesse in questo senso. Anche fra i
genitori, il solo pensiero che i bambini con questa riduzione dei
programmi, non possano in alcun modo valorizzare e comprendere il
patrimonio culturale ed artistico dei loro territori produce forti
reazioni. Un altro aspetto è la debolezza delle argomentazioni di
chi ha fatto o sostiene queste Indicazioni. Cerutti e Frabboni vanno
in giro a difenderle, ma non ci riescono nemmeno, alla fine devono
dire: “Ma sì, si può fare quello che si vuole”. Questo significa che
c'è un problema di fondo, ci sono contraddizioni enormi, non sono
nemmeno in grado di difendere il loro lavoro realmente.
Un altro problema evidente e contraddittorio è lo sfasamento con i
programmi delle superiori: nel documento che presenta i “Nuovi assi
culturali per il biennio” delle superiori, si prevede di affrontare
come argomenti di storia di nuovo l’800 e il 900, i due secoli
trattati dai ragazzi l’anno precedente in terza media, che tra
l’altro continua ad essere trattata come classe terminale con buona
pace dell’obbligo scolastico a 16 anni. C'è qualcosa di paradossale,
tanto più se pensiamo che invece i programmi delle superiori
riprendono lo studio dalla preistoria ed i libri di testo non sono
assolutamente cambiati. E' un elemento che dimostra come il
ministero ragioni senza approfondire, senza valutare davvero le
conseguenze. Del resto, ci è stato detto chiaramente perché non si è
ragionato sul raccordo tra i programmi dei diversi ordini di scuola:
non c’era tempo perché dovevano essere pubblicate le Indicazioni per
settembre!
La questione del raccordo tra i diversi ordini di scuola (e meno
male che sta loro a cuore la verticalità, se no…!) va assolutamente
sottolineata: se gli assi culturali e le competenze in uscita
restano queste, che ne sarà dei programmi attuali? Come si potranno
raccordare biennio e triennio delle superiori? Mi viene il dubbio
che la scelta delle competenze storiche su 800 e 900 in uscita dal
biennio superiore dipenda dal fatto che si prevede che i ragazzi
potranno assolvere l’obbligo anche nei corsi di formazione dove di
storia se ne farà molto poca, per cui si dovrà contare solo sui
vaghi ricordi della terza media. Per questi ragazzi, le Nuove
Indicazioni significheranno una sola cosa: la storia antica sarà
stata svolta solo tra terza e quarta elementare e mai più ripresa.
Cosa ne resterà, se non una leggenda? Per quello che riguarda
l'incontro nazionale penso anch'io che vada fissato.
(Dopo l’intervento di Giovanni) Dò la mia totale disponibilità a
collaborare alla stesura di un libro di testo di storia per le
scuole elementari.
Marco Bassi (genitore,
Venezia):
Io sento molto questo problema. L’ostacolo più grosso alla
resistenza sui programmi nazionali di prima è dato dal fatto che
tutti i libri di testo seguono esclusivamente le Indicazioni
Nazionali.
Vedo per esempio che nella classe di mia figlia viene fatto il
programma della Moratti, ma poi ogni tanto viene calato qualche
argomento di epoche diverse. Ma il tutto rimane slegato, non c'è una
visione d'insieme.....
Si parla tanto di interdisciplinarietà, ma alla scuola media, dove
gli insegnanti lavorano molto individualmente, non c’è la
disponibilità ad affrontare gli stessi argomenti dai punti di vista
delle diverse discipline. Con questa impostazione si toglie anche a
chi è disponibile la possibilità di farlo, perchè non è possibile
legare la storia alla letteratura, alle altre materie, se procedono
con periodizzazioni differenti.
Rolando Dondarini
(docente di didattica della storia, Università di Bologna):
La prima contraddizione evidente nel testo delle
Indicazioni Nazionali si coglie in merito alla proclamata
considerazione degli scolari come persone. Vi si insiste tanto in
via di principio generale, ma poi tutto viene smentito e
contraddetto nelle proposte delle scansioni disciplinari. Un
coerente interesse per la persona-scolaro significa avere rispetto
di quella che c'è davanti a noi, così come è, così come impara, a
partire dalle motivazioni e dagli interessi che ha. La
verticalizzazione in un unico ciclo dei contenuti di storia, implica
invece la concezione di un percorso formativo simile ad una catena
di montaggio in cui le persone sono da costruire pezzo per pezzo
pensando solo all’esito finale, quasi che i nostri scolari non
esistano se non in funzione di un modello da perseguire o di un
percorso da completare. Come si fa a presumere che una persona di
terza elementare abbia analoghe potenzialità, capacità e attenzioni
di una persona di terza media? Fatalmente il suo apprendimento sarà
legato alla sua età evolutiva e i periodi affrontati, la cui
conoscenza rimarrà condizionata da tale età.
Una certa programmazione verticale non è solo auspicabile, ma
necessaria; però nel senso che l’itinerario formativo complessivo
deve avere una sua coerenza, soprattutto nella successione e nel
formato dei diversi cicli. Ma se la verticalizzazione è troppo
rigida, come nel caso dei programmi di storia imposti dalle
indicazioni, si finisce per predisporre l'esito finale, nella totale
mancanza di rispetto dei nostri interlocutori. Mi sembra di potervi
cogliere una scoria di certi schemi ideologici di natura totalitaria
che prevedevano modelli precostituiti di società e dei loro
componenti. Non attribuisco malafede a coloro che hanno proposto ed
elaborato le Indicazioni con la loro scansione temporale; ma non se
ne possono trascurare le carenze oggettive. Sommessamente mi chiedo
se ancora oggi si concepiscano le regole dell’insegnamento nelle
aule dei partiti o nelle sacrestie.
D’altronde, proprio per l’evidenza di queste contraddizioni, penso
che ci sia la possibilità di dare concretezza alla nostra
iniziativa, perché si tratta di problemi oggettivi che, una volta
rivelati, nessuno può negare.
Io sono stato un maestro e da quell’esperienza ho tratto le risorse
più importanti e gratificanti della mia vita professionale, che
cerco di portare nell’insegnamento universitario. In base a tale
esperienza ritengo che in questa occasione non ci si possa fermare
alla denuncia, ma si debba creare qualcosa di concreto. Concordo con
chi ha parlato di laboratori. Bisogna far emergere le esperienze
positive che nonostante tutto si conducono nella scuola; occorre
spiegare il significato di quello che si fa, fornire materiali,
scrivere testi da utilizzare nelle scuole, dare un punto di
riferimento a chi vuole resistere alla demotivazione dilagante;
ritrovare l’orgoglio di chi si impegna a svolgere la propria
funzione di insegnante perseguendo la massima qualità possibile. In
questo senso la prossima Festa della Storia in autunno potrebbe di
nuovo dedicare uno spazio - anche una giornata intera - a tali temi,
basandosi sul lavoro concreto degli insegnanti. Anche il preside
della facoltà di Scienze della Formazione, Luigi Guerra, è
disponibile a dare tale spazio.
Un altro aspetto da curare in questi frangenti è l’esigenza di
divulgare e far conoscere la questione. Appena si esce dai nostri
ambiti ci si accorge che la gente non ne è al corrente; molti si
rendono conto di quello che succede solo quando sono toccati
attraverso i loro figli. Ho verificato personalmente che, quando si
diffondono le informazioni, può esserci una risposta molto positiva
e interessata; ad esempio ne ho parlato all'Istituto culturale De
Gasperi ed ho riscontrato che nessuno ne sapeva nulla. Appena ho
esposto il problema, molti si sono detti colpiti e mi hanno chiesto
di scrivere una lettera aperta per tutti i soci e i referenti
dell’Istituto. Appena inoltrata, sono giunti molti messaggi per
condividere la preoccupazione e la protesta e per chiedere che si
faccia qualcosa. Tengo infine a sottolineare che dobbiamo prepararci
a rispondere con efficacia agli argomenti giustificativi del
ministero: per esempio quelli sul '900 addotti della Bastico e
comparsi sul Domani, dopo la mia recente intervista. In sintesi la
scansione proposta dalle indicazioni - che oggettivamente comporta
il sacrificio e l’amputazione di 1500 anni di storia dalla scuola
primaria - si giustificherebbe con la possibilità di trattare del
Novecento per tutta la terza media. Certo, il '900 è importante, ma
per dedicargli l’intero ultimo anno delle medie basterebbe sgombrare
solo quei due mesi di lezione che in quell’anno si dedicavano alla
prima età moderna e al Risorgimento, diluendoli e rivedendo le
precedenti scansioni. Si possono sacrificare 1500 anni di storia per
l’equivalente di due mesi di lezione? Vale la pena? Che senso ha
tenere lontani i nostri scolari da temi importanti per le loro
stesse vicende – si pensi all’intercultura, all’Islam, all’Europa,
ai problemi dell’attualità e del futuro, al senso civico - fino
all’adolescenza? Certo, si può supporre che da parte di certi
movimenti integralisti o settari si preferisca filtrare simili
argomenti o affrontarli dopo averne fornito visioni preconcette in
sedi formative parallele; ma come giustificare simili autocensure da
parte dei sostenitori di una formazione laica e pluralista?
(Dopo la proposta di Giovanni) Mi piace l’idea di fare noi un libro
di testo che affermi i nostri principi e i nostri contenuti.
Giovanni Cocchi
(insegnante scuola media, Bologna):
Già il 17 ottobre avevo detto che il problema del libro di
testo è fondamentale. Fino a quando non si danno strumenti agli
insegnanti per resistere, per scegliere di continuare ad insegnare
la storia per intero in ogni ciclo scolastico, ci si trova in
difficoltà. E questo perchè la scuola viene fatta dai libri di
testo, gli insegnanti possono avere molte convinzioni, idee giuste
da un punto di vista di che cosa si dovrebbe fare, ma poi se non
hanno gli strumenti non trovano praticabili queste idee. Fare un
libro di testo sarebbe anche una grossa sfida sul terreno di chi
dice “Si può fare quello che si vuole”. Potrebbe essere interessante
costituire un gruppo per scrivere davvero un libro per le scuole,
alternativo a tutti gli altri, omologati sulle Indicazioni.
Io ho insegnato in una scuola elementare e ora insegno alle medie. I
libri delle medie sono ricchissimi, sono strapieni e alla fine...sono
tornato a fare le cose delle elementari perchè c'è troppa roba,
troppo complessa, ci si perde. Il testo per molti colleghi non è un
punto di partenza, ma di arrivo. Se si fa un libro non va fatto come
uno strumento definito e definitivo, ma come qualcosa che poi aiuta
l'insegnante a fare delle scelte sui contenuti, e sul tempo da
dedicarvi, per tagliare, aggiungere.
Altro problema: ho notato che bambini che hanno fatto i programmi
della Moratti, non ne possono più dei Romani, su cui sono stati un
anno intero!
Laura Parisini
(insegnante scuola media, Bologna):
Ho insegnato per 3 volte in una terza media e quello che
posso dire è che è sempre più difficile orientarsi con i libri. Per
esempio il libro di storia ha 380 pagine, complesse, piene di tutto,
i ragazzi non sono in grado di leggerle, di capirle, di orientarsi.
Comunque la si giri si perdono una quantità di cose, si arriva
sempre in ritardo. Se la motivazione di questi programmi della
Moratti e di Fioroni è fare tutto, allora va detto chiaramente che
non si può mai fare tutto. In ogni caso c'è un problema: i ragazzi
arrivano sempre di più alle medie privi degli strumenti per capire
testi di questo tipo. E questo è aggravato dalla nuova impostazione,
perchè senza una visione complessiva alle medie diventa più
difficile orientarsi. Anche la questione del '900 pone dei problemi.
Un anno intero di '900 vuol dire fare cose molto particolari,
entrare in processi complessi, difficili..., per molti versi
eccessivi.
Gli esperti del ministero sono in difficoltà di fronte a questi
problemi. La Loriero, per esempio, in una riunione nella mia scuola
sulle Indicazioni, interrogata sulla storia ha risposto: “La storia?
Non è di mia competenza”. Era in imbarazzo, evidentemente. Poi è
stato chiesto agli insegnanti: “Chi è favorevole a tornare ai
programmi di prima?”. Hanno alzato la mano in 4 su 50. E alla
domanda: “Chi è per queste Indicazioni?”. Hanno alzato la mano
ancora solo 4 persone! Significa che c'è una confusione enorme,
disorientamento, questa operazione ha sconcertato tutti. Le
pressioni per farci dire che i vecchi programmi non funzionavano
sono enormi, ma poi nessuno è convinto dei nuovi.
Maria Grazia Sala
(insegnante scuola elementare, Milano):
A Milano abbiamo costituito un primo gruppo di insegnanti e
anche genitori con l'intento di prendersi la titolarità di questa
discussione, affermare che questi temi sono i nostri, prima di tutto
come insegnanti. Vogliamo riprenderci il diritto di discutere che
cos'è il nostro lavoro, che cosa è giusto fare, qual è il rapporto
tra la libertà d'insegnamento e i diritti.
Io insegno a Quarto Oggiaro che è un quartiere di periferia di
Milano, isolato dalla città, anche fisicamente. Ho fatto una ricerca
sul quartiere in seconda elementare e vorrei fare una riflessione
sulla storia studiata esclusivamente partendo dal territorio, dal
quartiere. Il nostro quartiere nasce negli anni “50, non c’è nulla
di significativo dal punto di vista storico e artistico, c'è solo
degrado, limiti, non c'è qualcosa che si possa chiamare patrimonio.
Se non siamo capaci di collegare il locale con il generale, con il
lontano, non facciamo altro che emarginare ancora di più questi
ragazzi nel loro mondo limitato. Ho letto un articolo
“L’insegnamento e la funzione sociale della storia” di Paolo Prodi,
il fratello, lo storico che denunciava: “… Un altro aspetto
importante degli sviluppi degli ultimi decenni è la sovrapposizione
che avviene, non soltanto a livello televisivo, tra storia e ‘fiction’,
fenomeno ancor più preoccupante nella misura in cui tende a
scardinare nelle nuove generazioni il senso della storia come
scienza... Ciò che sta avvenendo da alcuni anni rischia di far
perdere ai giovani il senso della storia come “problema”, mentre
veniamo tutti ridotti a minorenni che non sono in grado di masticare
ma devono accontentarsi di omogeneizzati, qualsiasi sia il loro
sapere. ...”
A mio parere il programma di storia della Moratti e nelle
Indicazioni incorre seriamente in questo pericolo: la preistoria
diventa la favola di “Jurassik Park”. Oppure si dedicano spazio ad
aspetti molto particolari, sulla costituzione dei dinosauri ad
esempio. E alla fine si ricade nel nozionismo puro. Come docenti
dobbiamo richiamare la nostra intelligenza, non si possono accettare
questi livelli. Ci parlano tanto di convivenza civile. Ma come
faccio a spiegare i concetti di convivenza civile se non ho dato
l'asse cronologico intero della storia dell'uomo, del suo percorso
di conquista della convivenza, delle regole?
L'idea di un laboratorio e anche di costruire un libro va
approfondita, certamente i libri sono accattivanti, con tutte le
figure, le foto, le immagini. Noi che resistiamo sui programmi di
storia precedenti, siamo condannati a lavorare con fotocopie, che
non reggono il confronto, per i bambini, sul piano dell’immagine.
Questo è un problema oggettivo.
Roberto Longo
(genitore, Venezia):
Vorrei sottolineare il problema della rottura tra modo
antico e mondo del Medioevo, che viene posta dalle Indicazioni tra
le elementari e le medie, e così si rompe la comprensione
complessiva della storia. Si rompe il legame tra Roma e i Barbari,
importante anche per capire le questioni successive, la diffusione
del cristianesimo per esempio. Il danno che si porta è molta grande.
A Venezia si arriva al paradosso che le classi non hanno gli
strumenti per andare a vedere mostre importantissime, spesso
presenti nella nostra città.
La soggettività degli insegnanti in questo momento nelle scuole è ai
minimi termini: pochissimi fanno scelte con convinzione. Anche sulle
Indicazioni c’è molta cautela. Viene detto spesso “Fate quello che
volete”, ma anche perchè nessuno crede davvero a queste indicazioni,
si applicano perchè i libri sono quelli, ma non c'è una filosofia
dietro, una visione credibile, sembrano fatte più che altro per non
toccare nei fatti l'impianto morattiano. Il ministero ha detto che
queste Indicazioni sono sperimentali, ma in realtà nessuno
sperimenta nulla, il ministero cerca di farle applicare e basta.
Occorre rilanciare la campagna sul piano del fare germogliare
esperienze alternative.
Giovanna Melega
(insegnante scuola elementare, Bologna):
Bisogna rendersi conto che i Programmi Nazionali dell'85
avevano molte parti, e in molti aspetti non sono nemmeno mai stati
applicati davvero. Non c'è solo il problema della scansione
temporale, ma anche quello degli obiettivi più generali che
perseguivano, dell'orientamento, della ricerca....
Purtroppo è vero che gli insegnanti tengono i libri di testo come
riferimento e anche quelli che ci sono adesso saranno seguiti dal
punto di vista della periodizzazione. Per questo sono d'accordo che
quello della periodizzazione è un problema centrale, va rivista e
bisogna tornare al modello precedente, alla ripetizione della
storia, come punto fermo.
Ma si deve anche affrontare la questione del metodo. E' stato posto
il problema di fare un libro. Io dico ok da un certo punto di vista,
però attenzione, non è l'unico discorso, la storia non si fa solo
con il libro, che è solo uno degli strumenti che si possono usare.
E’ necessario fare un discorso più generale, puntare l'attenzione su
quello che non va su queste indicazioni. Il vero problema è aprire
una vera riflessione tra gli insegnanti, che non c'è stata.
Bruno Moretto
(insegnante scuola superiore, Bologna):
Io insegno matematica alle superiori. Ma i problemi sono
gli stessi e non riguardano solo la storia, riguardano tutte le
materie. E' necessario fare uno sforzo comune per analizzare ciò che
non va in queste Indicazioni da un punto di vista generale. Su
qualcosa si è riflettuto, per esempio sulla matematica, Lorenzo ha
analizzato qualcosa, ma il tutto va ripreso. Per esempio anche le
Indicazioni di scienze vanno analizzate a fondo, e poi la filosofia
complessiva che c'è dietro. Bisogna appunto avere una visione
generale, altrimenti anche noi andiamo dietro alla politica del
“cacciavite”, che abbiamo visto dove ci porta. Queste Indicazioni
hanno un'impostazione precisa, lo si vede per esempio per la scuola
dell'Infanzia dove si inizia parlando delle scuole parrocchiali....
Io mi chiedo che credibilità possano avere persone come Frabboni che
si sono lasciate passare sotto il naso cose simili. Non sono nemmeno
più per corrergli dietro ai loro convegni, sappiamo tutti chi sono e
cosa dicono, non sono più nemmeno credibili. Sta a noi andare
avanti, analizzare a fondo, capire il senso generale di questa
operazione che fa parte di una questione più grande, che è quella
della distruzione dei principi della scuola pubblica, e organizzare
nostri convegni, nostre iniziative indipendenti. In questo senso vi
invito anche ad essere presenti al convegno del 9 febbraio a Roma,
per esporre questo lavoro, presentarlo.
Betty Raineri
(insegnante scuola elementare, Torino):
E' la prima volta che partecipo ad un incontro con altre
città, finora ho partecipato solo alle riunioni che facciamo a
Torino. Mi sembra tutto molto interessante e condivido in
particolare quello che ha detto il professor Dondarini sul fatto che
non si pone per nulla attenzione al bambino. Forse noi come
insegnanti abbiamo una certa attenzione, ma certo non ce l'ha chi ha
fatto le Indicazioni. Non hanno presente i bambini per quello che
sono, la loro psicologia, le tappe dell'età evolutiva, gli
interessi, il modo di apprendere, le motivazioni.... Tra elementari,
medie e superiori ci sono grandi differenze, non si possono fare
percorsi uguali. Questa assurdità si vede molto in storia e
geografia. Chi può aver pensato di fare la storia antica in terza,
quarta, quinta elementare e poi mai più? E come si fa a comprendere
problemi complessi a 14 anni se non si è mai fatto prima uno studio
più generale, se non si hanno le basi? Io penso che queste assurdità
delle Indicazioni siano un'opportunità per far riflettere tutta la
categoria, per aprire davvero una discussione. Infine una questione
che secondo me è centrale, è quella dei diritti uguali per tutti,
dei programmi nazionali come diritto per i bambini ed i ragazzi di
tutto il Paese. Non si può accettare questa differenziazione, non si
può accettare che ci dicano che ognuno può fare quello che vuole. E’
necessario pensare alle conseguenze sicuramente negative di un
insegnamento di questo tipo.
Vittorio Marletto
(genitore, Bologna):
Mi pongo il problema di che cosa devono fare i genitori in
questa situazione che è oggettivamente grave. Si arriva al punto che
un genitore come me si prende l’impegno di sopperire alle mancanze
dei programmi insegnando la storia a casa, per colmare ciò che non
viene fatto a scuola. E questo per poter dare gli strumenti ai
nostri figli per capire la realtà. I nostri figli vedono alla TV per
esempio la vicenda del Papa e dovrebbero almeno sapere qualcosa sul
rapporto tra lo Stato italiano e il Papato, sapere che lo Stato
italiano si è costituito in una guerra contro il Papa, per
esempio.... Nell'insegnamento della storia penso che sarebbe
importante porsi inoltre il problema della necessità di andare oltre
alla fonte libraria, attingendo alle immagini, in particolare
proiettando a scuola film di carattere storico da cui prendere
spunto per fare lezione.
Stefano Zanelli
(genitore, Bologna):
A me piace molto l'idea del fare un libro come punto di
partenza. Più in generale penso che la riflessione che stiamo
facendo sulla storia debba diventare il centro del problema da cui
partire per allargare la battaglia, come abbiamo fatto a partire dal
Tempo Pieno, che ha sollevato tutta la discussione sulla scuola.
Adriana (Associazione didattica storia, Bologna):
Trovo che questa riunione abbia dato spunti molto interessanti. La
mia disponibilità a lavorare con voi su questi temi è totale, per
quanto la situazione sia di grande complessità, questi discorsi
vanno portati avanti, ed è urgente farlo.
Lorenzo Varaldo,
conclusioni e proposte:
Mi sembra che questo dibattito abbia messo diversi punti
sul tavolo e questo è l'elemento più positivo. Così come è molto
positivo che in un lunedì pomeriggio ci siano persone da diverse
città, da diversi gradi di scuola e realtà. Penso che il nostro
primo interesse sia quello di rendere pubblico questo inizio di
dibattito in modo che possa allargarsi. Come è stato detto ci sono
molte contraddizioni, e molto evidenti, nell'impostazione delle
Indicazioni. Anche per questo abbiamo quindi interesse prima di
tutto al fatto che se ne parli, che si conosca l'iniziativa e ciò
che si dibatte, che più gente possibile intervenga... Se si tratta
di mettere il re nudo questo è il primo passo. La prima cosa che
propongo è quindi che si faccia un verbale di questa discussione e
lo si renda pubblico, partendo dai 550 firmatari. Un secondo punto
importante è quello sollevato da Dondarini: bisogna rispondere alle
argomentazioni del ministero, tipo quelle della Bastico.
Nell'articolo di risposta a Dondarini la Bastico dice: “Gli effetti
positivi di questa impostazione si vedranno tra qualche anno”. Ci
vuole coraggio a dirlo! Gli effetti ci sono già, e sono disastrosi,
come ha detto Roberta e come testimoniato per esempio dalla risposta
di molte persone degli ambienti della cultura. E sono disastrosi
anche per quello che dicono Giovanni e Laura: c'è per esempio una
nausea totale di certi argomenti, oppure un'incapacità ad orientarsi
su altri. Non che prima funzionasse tutto, certamente, ma qui si
assiste ad un peggioramento drastico. E' quindi necessario
moltiplicare le “dimostrazioni”, le argomentazioni, andare a fondo.
E' poi stato introdotto il problema dei libri di testo e la proposta
di lavorare per farne uno. Qualcuno ha anche sottolineato
l'importanza di non perdere però la visione generale del problema. E
in effetti io penso che questa proposta del libro di testo possa
avere senso se si inserisce nel contesto generale della lotta per la
riconquista dei Programmi Nazionali, a partire dal problema di
storia ma per allargarsi alle altre materie e al significato
generale delle Indicazioni. Altrimenti si rischia di rivendicare
semplicemente una “riserva indiana”, non è necessario essere storici
per sapere come sono finite le riserve indiane. Tanto più che queste
Indicazioni sono incompatibili, così come sono, anche solo con la
riserva indiana. E poi si rischia di andare proprio nel senso della
distruzione del territorio culturale uguale per tutti. Quindi una
battaglia generale ci vuole ma certamente all'interno di questa
battaglia ci può essere lo spazio per il libro di testo.
A me sembra davvero importante quello che è stato sottolineato da
alcuni: si tratta di una grande occasione per far riflettere la
categoria, per riflettere sul nostro lavoro, per riprenderci la
titolarità di questa riflessione, come è stato detto. E io
aggiungerei: non è solo un problema da insegnanti. Questa
riflessione riguarda la scuola come diritto, riguarda tutti i
cittadini, e nemmeno solo i genitori. Ciò che è stato detto sulla
reazione di chi lavora nei musei, nelle mostre etc...lo dimostra, ma
anche la presenza di genitori toccati dal problema, che sono qui
come genitori ma anche come lavoratori, cittadini. Questa questione
dei programmi è una questione costituzionale, e questo ci offre la
possibilità di darle una risonanza che va al di là della scuola.
Abbiamo quindi interesse ad uscire dalle scuole.
Propongo quindi di concludere questo primo incontro con una breve
mozione che si esprima per pubblicare il verbale, rilanciare la
campagna per le 1.000 firme, sostenere i seminari in atto e infine
convocare per il 10 maggio l'Incontro Nazionale, impegnandosi fin
d'ora a prepararlo per avere presenze da più parti d'Italia
possibile. C'era stata una prima valutazione sulle possibili sedi
per questo Incontro Nazionale. Mi sembra che il successo della
riunione di oggi e il lavoro fatto fin qui, così come il contributo
di Dondarini, ci portino a decidere per Bologna.
Breve confronto sulle
proposte, approvate all'unanimità.
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Sabato 10
maggio, Bologna
Incontro Nazionale
per la riconquista dei Programmi Nazionali
e la difesa della libertà d'insegnamento
Si invitano fin d'ora tutti i firmatari di tutta Italia
ad organizzarsi per partecipare
Diffondete il verbale, aiutateci nella campagna per le 1.000
adesioni !
La campagna è
sostenuta e diffusa sui siti
Foruminsegnanti.it
e
Manifesto500.altervista.org
dai quali è possibile scaricare i fogli per la
raccolta delle adesioni nelle scuole o firmare online
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