…a proposito di LIBERA organizzazione sindacale
(1 febbraio 2008)
L’art. 39 della nostra
Costituzione recita che “L’organizzazione sindacale è
libera”.
Vengono, quindi, individuati precisi criteri per la
regolamentazione di tale attività:
· la registrazione dei sindacati;
· i requisiti minimi necessari per ottenere personalità
giuridica.
Per quanto concerne il tema della sottoscrizione del CCNL,
la volontà del legislatore è stata quella di attribuire ai
sindacati la POSSIBILITA’ di stipularli o meno.
Solo l’Organizzazione Sindacale ha diritto – dovere di
essere parte contraente con l’azienda.
I datori di lavoro non sono dotati di una potestà di scelta
del proprio interlocutore sindacale, in quanto priverebbero
di fatto una parte dei propri dipendenti della possibilità
di essere rappresentati collettivamente.
Viene così sottolineata l’assoluta libertà
associativa, e quindi rappresentativa, nei confronti dei
datori di lavoro nella contrattazione in proporzione ai
propri iscritti.
Il monopolio dei confederali
Dal 2001 (D.Lgs. 165) la normativa ha via via previsto nel
Pubblico Impiego un restringimento degli spazi di agibilità
sindacale, sottoponendo le organizzazioni sindacali alla
“misurazione” della loro rappresentatività che non deve
essere inferiore al 5% medio, calcolato sulla base degli
iscritti e dei voti riportati nelle elezioni RSU, per poter
essere ammessi alla contrattazione per la stipula di
Contratti Collettivi Nazionali di Comparto.
Cgil, Cisl e Uil impongono, così, il loro monopolio
sindacale e chiudono qualunque spazio di agibilità a chi
dissente ed ha autonomia e indipendenza rispetto agli
assetti politici.
Le RSU, già pesantemente penalizzate rispetto agli ambiti di
intervento, vengono oggi scippate illegittimamente anche
delle residue competenze, a favore dei firmatari di
contratto.
Viene estremizzato in maniera ossessiva il principio che la
RSU è un soggetto “unitario”, mirando a sospenderne il
carattere partecipativo e democratico.
I nuovi contratti stanno formalizzando un nuovo ambito di
contrattazione, quello regionale, che di fatto svuota anche
le residuali funzioni dei delegati eletti direttamente dai
lavoratori attribuendo la titolarità della contrattazione
nel nuovo ambito regionale alle sole organizzazioni
sindacali “firmatarie dei contratti nazionali di comparto”.
Dopo l’accordo sul Welfare
A partire dall’accordo del 23 luglio sul Welfare, è iniziato
un confronto fra padronato e burocrazie sindacali per una
ridefinizione di un nuovo modello contrattuale concertativo,
per nuove regole sulla rappresentanza e rappresentatività, e
sull’esercizio della democrazia nei luoghi di lavoro.
Si è avviato un forte ridimensionamento del
Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro, il quale
non riuscendo a recuperare nella parte economica nemmeno
l’inflazione programmata, demanda alla contrattazione
decentrata il compito di recuperare le differenze già
dovute, in cambio di maggior produttività.
Un indirizzo rafforzato dalla triennalizzazione della parte
economica dei contratti.
Al momento i soli contratti del Pubblico Impiego rinnovati
nel corso del 2007 sono quelli dei comparti scuola,
parastato e ministeri, che hanno registrato risultati
economici ben al di sotto degli obiettivi di recupero
dell’inflazione e cedimenti normativi importanti anche in
materia di organizzazione del lavoro e ordinamento
professionale, con rimandi successivi alla contrattazione
decentrata, fuori da ogni controllo dei lavoratori.
Per i restanti comparti pubblici la trattativa è nei fatti
bloccata.
Il nuovo modello contrattuale necessariamente accelererà il
processo di costruzione del sindacato aziendalistico e
corporativo, e vedrà l’unificazione di Cgil, Cisl e Uil in
una sola confederazione.
La volontà di restringere gli spazi di dissenso
democratico, di tappare la bocca a chi lotta contro lo
smantellamento dei servizi pubblici, a chi si batte contro
lo scippo delle pensioni e per un salario che restituisca
dignità alla vita dei lavoratori si evidenzia anche, nella
nostra realtà aziendale, nel tentativo di estromettere dalla
contrattazione decentrata “COBAS Sanità, Università e
Ricerca”, e nel tentativo di eleggere in modo illegittimo,
nella prima riunione di insediamento della RSU, un gruppo
che tratta al tavolo con la dirigenza dell’Asl 12 NON
RAPPRESENTATIVO DI TUTTE LE LISTE PRESENTI NELLA RSU della
AsL 12 Veneziana.
Questa Organizzazione Sindacale vuole denunciare che, in tal
modo, senza la partecipazione anche di tutte le minoranze,
nessun dialogo democratico può stabilirsi fra le O.O.S.S. e
l’Asl 12, rammentando che ciò è in contrasto anche con i
diritti sanciti dalla nostra Costituzione.
Rivendicando appieno il nostro ruolo, quale componente della
RSU, per la titolarità dei diritti di informazione e
negoziazione nella contrattazione integrativa, presentiamo
pertanto lettera di diffida alla Asl 12.
28 gennaio 2008
COBAS Sanità Venezia