|
Un paese di classe
Galapagos
I conti pubblici sono a
posto, le imprese da due anni «sgavazzano»
con la riduzione dell'Irpeg e dell'Irap. Ora
doveva essere il turno dei lavoratori
dipendenti ai quali - l'aveva promesso Prodi
- doveva essere destinato tutto l'extra
gettiti, per cercare di recuperare un po'
del potere d'acquisto perso negli ultimi
anni. Dal 2000 al 2006 - ci ha detto ieri
Bankitalia - il reddito netto delle famiglie
il cui capofamiglia è lavoratori dipendenti
è cresciuto solo dello 0,3%, mentre per i
lavoratori autonomi sono stati anni di
vacche grassissime: i loro redditi sono
aumentati del 13,1%. Ma c'è di più: i dati
Bankitalia ci dicono che il 10% dei ricchi
posseggono il 45% di tutte le ricchezze
nazionali, mentre il «rimanente» 90% si
spartisce il 55% e nella ricchezza è
compresa anche la casa di proprietà. Forse è
giunto il momento di rilanciare l'idea di
una imposta patrimoniale per cercare di
rendere un po' meno disumano il paese per
renderlo un po' meno «stato libero di
Bananas».
Dal 2000 al 2006 ci sono stati due avvenimenti particolari: l'arrivo dell'euro e il governo Berlusconi. «Non metteremo le mani nelle tasche degli italiani», era stato il fortunato slogan di Berlusconi e Tremonti. Purtroppo ai lavoratori dipendenti è stato rubato il portafoglio, mentre a chi non lavora sotto padrone è stato concesso tutto: condoni fiscali tombali, diritto di sfruttare e precarizzare grazie alla legge battezzata Biagi. Per capirlo basta guardare con attenzione i dati di Bankitalia: negli ultimi due anni i redditi dei lavoratori dipendenti sono cresciuti più di quelli dei lavoratori autonomi. Purtroppo è solo parzialmente vero. Nelle famiglie italiane è cresciuto il numero dei percettori di reddito da lavoro, ma il salario percepito (spesso frutto di abuso di part-time) è stato appena sufficiente a bilanciare l'immobilità dei salari. Quanto ai redditi da lavoro autonomo, Bankitalia fa una ammissione molto onesta: attenti - ci dice - il lavoro autonomo ha varie forme. E così scopriamo che bottegai e artigiani seguitano a spassarsela, mentre altri autonomi vedono il loro reddito diminuire. Il trucco è che non si tratta di veri autonomi, ma di lavoratori atipici il cui numero sta crescendo in maniera esponenziale, direttamente proporzionale al loro basso livello retributivo. Visco - il ministro più odiato dagli italiani evasori - ha fatto un grande sforzo per stanare chi non pagava le tasse. Un grande sforzo è stato fatto, come negli anni '90, allora per non perdere il treno dell'euro - per sanare i conti pubblici. Il risultato, purtroppo, è negativo: forse il risanamento andava fatto, ma doveva essere accompagnato da una politica di redistribuzione dei redditi ovviamente di segno opposto a quella di classe dei tempi di Berlusconi. Insomma, serviva una politica di rientro più soft e non una politica dei due tempi. Anche perché c'è il rischio che con Berlusconi il secondo tempo si trasformi in un primo tempo bis con nuovi benefici per le imprese (in nome della competitività), riduzioni fiscali spalmate su tutti e lavoro ancora più flessibile e precario. |